Home Opinioni GIUSTIZIA, UNA RIFORMA CERTAMENTE INCOMPLETA, DA APPROVARE CON UN SI

GIUSTIZIA, UNA RIFORMA CERTAMENTE INCOMPLETA, DA APPROVARE CON UN SI

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Lo scorso novembre, con 112 sì, 59 no e 9 astenuti è stata approvata dal Senato, in quarta lettura, la legge di riforma costituzionale che, fra l’altro prevede la separazione delle carriere dei magistrati.

La legge, dopo l’iter parlamentare, dovrà essere sottoposta al referendum confermativo dei cittadini, nella primavera del 2026, in quanto non ha ottenuto la maggioranza qualificata dei due terzi e già un quinto dei membri di una Camera hanno chiesto l’effettuazione del referendum stesso.

Le modifiche riguardano la separazione delle carriere, un doppio CSM (con componenti sorteggiati), l’istituzione di una Corte disciplinare (che gestirà talune funzioni ora svolte dal CSM e la Corte di Cassazione in materia di giurisdizione disciplinare nei riguardi di magistrati ordinari, giudicanti e requirenti) e la possibilità di nominare consiglieri di Cassazione per meriti insigni.

Modifiche che saranno attuate qualora il referendum vedrà prevalere il si alle modifiche stesse, altrimenti qualora prevalesse il no tutto rimarrà invariato.

Come è facile immaginare, soprattutto come ognuno può verificare,ascoltando ogni momento e in ogni dove, le polemiche sono innumerevoli. Da commissari tecnici della nazionale di calcio tutti sono ormai diventati paludati giuristi.

Ma senza entrare nel merito tecnico, la prima cosa che appare anomala è la pretesa che un ordine dello Stato voglia attribuirsi le funzioni legislative, le quali sono proprie dei due rami del Parlamento. E’ come se le scelte strategiche e gestionali di qualsiasi soggetto pubblico o privato fossero di competenza dei dipendenti degli stessi.

Cosa dire riguardo la costituzione del doppio CSM e soprattutto le modalità di nomina, dopo tutto quello che è venuto fuori con il caso Palamara, allorché qualcuno vorrebbe ancora mantenere in vita un sistema elettorale di tale organismo che sovente ha mostrato di non essere propriamente in linea con i principi astratti ai quali tutti si richiamano e che nessuno rispetta, quali imparzialità e quant’altro.

Chissà perché nessuno si preoccupa, nei fatti, di trovare soluzioni riguardanti la durata inverosimile dei processi, di introdurre la responsabilità dei magistrati e dei danni collaterali che un sistema del genere origina. Come pure nessuno pone al centro del del dibattito politico e all’attenzione cittadini elettori che tutto è causato da un sistema che ha le stesse problematiche di qualunque ambito della pubblica amministrazione.

Una pubblica amministrazione nella quale opera un sistema che non assicura il rispetto dei ruoli e delle funzioni, come pure la verifica dei metodi osservati, dei carichi di lavoro e dei risultati conseguiti.

Il problema, a monte, deriva dal fatto che nessuno ha il coraggio di dire che il sistema giudiziario funziona come ogni pubblica amministrazione, ossia molto male. Qualcuno potrà fintamente non essere d’accordo ma chiunque sa che è proprio così.

Basta rifarsi alla esperienza personale di ciascuno e a tutta la letteratura e alla cronaca che ogni giorno possiamo dolorosamente rilevare.

Ecco allora comparire i fantasmi riguardanti la prassi dei rinvii dei processi, lo scarso utilizzo delle tecnologie, il rispetto delle regole, la riservatezza degli atti, il protagonismo mediatico di di taluni magistratoi, i quali non dovrebbero apparire, né tanto meno comportarsi da star.

Nessuno si pone, altresì, il problema delle modalità mediante le quali un magistrato può partecipare alla vita politica, cosa che dovrebbe essere rigorosamente disciplinata, con la previsione di tempi e regole che assicurino e garantiscano l’assoluta imparzialità dei magistrati stessi, sia ex ante e sia ex post.

Alla luce di queste elementari riflessioni allora c’è da chiedersi a cosa serve una riforma del genere? Certamente serve a poco, ma serve a cominciare a risolvere, seppur tardivamente, i problemi.

Quindi votare si non significa cercare i miracoli, significa semplicemente che bisogna iniziare a cambiare e avviarsi verso la normalità, che comincia dal buon senso e dal rispetto delle regole.

Autore

  • Marforius

    MarforiusMarforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.

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