
ll ministro israeliano della Difesa Katz ha ordinato all’esercito (Idf) di distruggere “tutti i tunnel del terrore” a Gaza. “Se non ci sono tunnel, non c’è Hamas”, ha scritto lo stesso Katz su X.

Il presidente Usa Donald Trump ha affermato che una forza di stabilizzazione internazionale sarà dispiegata “molto presto” a Gaza, il giorno dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite volta a sostenere il piano di pace del presidente americano. “Molto presto, accadrà molto presto. E a Gaza sta andando bene”, ha assicurato Trump rispondendo alla domanda di un giornalista sull’annunciato dispiegamento di una forza di stabilizzazione nel territorio palestinese, che continua ad affrontare una precaria situazione umanitaria a quasi un mese dall’entrata in vigore della tregua tra Israele e Hamas.
L’inviato della Casa Bianca per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha affermato giovedì che i funzionari di Hamas hanno detto a lui e al collega di Trump, Jared Kushner, che il gruppo terroristico voleva disarmare durante il loro “famoso incontro”, poche ore prima che il cessate il fuoco fosse firmato il 9 ottobre.
“Hamas ha sempre dichiarato che avrebbe proceduto al disarmo. Lo hanno detto, ce l’hanno detto direttamente durante quel famoso incontro che Jared ha avuto con loro”, ha ricordato Witkoff, parlando alla conferenza dell’America Business Forum a Miami.
“Spero – ha aggiunto ancora Witkkoff – che mantengano la parola data perché, se lo faranno, capiranno che il piano di sviluppo che abbiamo per Gaza è davvero fantastico, molto meglio di quanto chiunque abbia mai discusso prima: un enorme programma di posti di lavoro”.
I funzionari di Hamas hanno pubblicamente assunto una posizione diversa, insistendo sul fatto che il gruppo non disarmerà o, quando incalzati, hanno completamente eluso la domanda.
In privato, diplomatici arabi a conoscenza della questione hanno dichiarato al Times of Israel che Hamas ha manifestato la sua disponibilità a rinunciare alle armi pesanti, pur mantenendo quelle più leggere, in quella che probabilmente sarebbe una decisione impossibile per Israele, dato che quelle stesse armi sono state usate per falciare gli israeliani il 7 ottobre, e sono state usate anche per reprimere il dissenso interno alla Striscia.
Così, mentre il Consiglio di Sicurezza Onu rimuove le sanzioni contro il presidente siriano Ahmad al-Sharaa, e mentre Washington condivide la bozza di risoluzione per avviare la seconda fase del piano di pace per la Striscia, che prevede l’istituzione di una Forza internazionale di stabilizzazione per Gaza (Isf) e il disarmo degli estremisti, il Libano offre un assaggio di ciò che potrebbe succedere se Hamas non consegnasse le armi a Gaza, come non vuole farlo Hezbollah. Il no del Partito di Dio alla consegna delle armi e i suoi continui tentativi di ricostituire un arsenale hanno spinto le Forze Armate israeliane (Idf) a colpire con un’ondata di bombe il Sud del Libano, dove Hezbollah è ancora attivo nonostante il cessate il fuoco del novembre 2024. I raid sono scattati dopo che Hezbollah ha inviato una lettera ai vertici dello Stato libanese (presidente, primo ministro e leader del Parlamento) in cui rivendica il possesso delle “armi della resistenza” e spiega che non sono oggetto di trattativa, ma indispensabili a proteggere il Libano dalle continue violazioni di Israele.
La risposta di Israele è avvenuta con bombardamenti che hanno colpito almeno cinque città, preceduti da ordini di evacuazione.
Nel frattempo gli Fine modulo
Stati Uniti si stanno preparando a stabilire una presenza militare in una base aerea a Damasco per contribuire a realizzare un patto di sicurezza che Washington sta mediando tra Siria e Israele.
I piani degli Stati Uniti per la presenza nella capitale siriana, mai resi noti in precedenza, sarebbero un segnale del riallineamento strategico della Siria con gli Stati Uniti dopo la caduta, lo scorso anno, del leader di lunga data Bashar al-Assad, alleato dell’Iran.
La base si trova alle porte di alcune zone della Siria meridionale che dovrebbero costituire una zona demilitarizzata nell’ambito di un patto di non aggressione tra Israele e Siria.
Lunedì Trump incontrerà il presidente siriano Ahmed al-Sharaa alla Casa Bianca. Sarà la prima visita di questo tipo da parte di un capo di Stato siriano.
Novità arrivano anche per gli Accordi di Abramo.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti annunciato giovedì che il Kazakistan, paese dell’Asia centrale a maggioranza musulmana, sarà il primo paese ad aderire agli Accordi di Abramo durante il suo secondo mandato. Trump ha fatto l’annuncio in un post su Truth Social che, a suo dire, è stato pubblicato subito dopo aver concluso una telefonata sulla questione con il presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev e il primo ministro Benjamin Netanyahu.
“Questo è un importante passo avanti nella costruzione di ponti in tutto il mondo. Oggi, sempre più nazioni si stanno schierando per abbracciare la pace e la prosperità attraverso i miei Accordi di Abramo”, ha affermato Trump. “Presto – ha proseguito Trump- annunceremo una cerimonia di firma per ufficializzare l’accordo, e ci sono molti altri Paesi che stanno cercando di unirsi a questo club della forza. C’è ancora molto da fare per unire i Paesi verso la stabilità e la crescita: veri progressi, veri risultati”.
Inizio modulo
Il Kazakistan ha già legami con Israele, avendo stabilito relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico nel 1992, poco dopo la sua separazione dall’Unione Sovietica. L’amministrazione Trump ritiene che l’adesione del Paese a maggioranza musulmana agli Accordi di Abramo darà nuovo slancio all’iniziativa.
Gli Stati Uniti hanno cercato, attraverso le loro amministrazioni, di far aderire l’Arabia Saudita agli accordi, e l’amministrazione Trump ha proposto anche l’adesione della Siria sotto la sua nuova leadership. Nessuno di questi due Paesi ha legami formali con Israele.
J.D. Vance ha spiegato: “Ciò che il presidente ha fatto è segnalare che lo slancio degli Accordi di Abramo è vivo e vegeto nella seconda amministrazione. Non sarà solo il Kazakistan, ma anche diversi altri paesi ad aderire nei prossimi mesi”. Marco Rubio ha affermato che gli Accordi di Abramo vanno oltre le relazioni bilaterali tra Israele e i paesi membri.
Ad agosto la Reuters ha riferito che l’amministrazione Trump stava pensando all’Azerbaigian come prossimo Paese ad aderire agli Accordi di Abramo, insieme ad altri alleati degli Stati Uniti in Asia centrale. Come il Kazakistan, l’Azerbaigian intrattiene già relazioni di lunga data con Israele.





