
Un neocon travestito da socialista (marxista trotzkista) fa impazzire i progressisti e scioglie il cuore nostalgico dei socialisti. Ogni illusione comporta una delusione e, passata la festa, la realtà si presenta all’incasso.
Su “La Voce di New York”, Glauco Maggi scrive che “Mamdani sulla scheda rappresentava due forze politiche. Una, quella dei Democratici Socialisti d’America, pratica (nel gergo marxista-trozkista) l’entrismo nel partito Democratico. L’altro partito è il Working Families Party (WFP). Mamdani aveva vinto la nomination nelle primarie Democratiche, ma ha deciso di votare per il WFP, il partito marxista che gli aveva dato l’endorsement”.
“Suonano quisquilie organizzative – continua Glauco Maggi -, ma sono la sostanza del pensiero del sindaco. Il quale, nel discorso della vittoria, ha citato Eugene Debs, fondatore del Socialist Party of America (SPA). Debs era stato candidato presidente varie volte un secolo fa. Nel 1918 fece la campagna dalla galera dove era finito per aver violato la legge “Espionage and Sedition”. «Il sole può essere tramontato sulla nostra città questa sera, ma, come disse una volta Eugene Debs, posso vedere l’alba di un giorno migliore per l’umanità», ha detto ieri Mamdani. Il quale, nel non lontano convegno dei Giovani Socialisti d’America (2021), aveva sostenuto che l’obiettivo finale del socialismo è il «controllo dei mezzi di produzione»”.
“E allora – sottolinea sarcastico Glauco Maggi -, ecco nobilitate le motivazioni “strutturali” che hanno attirato i voti giovani. Bloccare gli affitti! Creare empori municipali che risolvono il caro vita! Azzerare il costo di bus e metro! Peccato che la prima idea impedisce le manutenzioni e toglie migliaia di case dal mercato. La seconda fa concorrenza sleale alla fascia bassa dei negozianti. La terza, al costo di un miliardo annuo, peggiora il servizio”.
“La storia – conclude graffiante Glauco Maggi – ha dimostrato, con milioni di morti, che il socialismo è una sciagura. Ma piace alla gente”.
E fin qui siamo alla constatazione della realtà non solo americana. Il socialismo è passato armi e bagagli alla finanza e ai ricchi e non a caso è il sole dell’avvenire della borghesia debosciata dello zoo Aztl.
Quello che invece è da comprendere, oltre la superficie, è che il neo sindaco di New York è un neocon travestito, in quanto gli stessi neocon sono il travestimento dei trotskisti.
Se non ci si addentra nel gioco di Fregoli è difficile capire il motivo per il quale il figlio di Soros ha gioito pubblicamente per la vincita del socialista musulmano newyorkese e, per quale motivo, la Open Society Foundation di Soros ne ha finanziato l’ascesa.
Dire che uno è socialista quando sta con Soros è come bestemmiare in chiesa, ma i progressisti ci sono abituati e i nostalgici del socialismo si sono persi la testa.
Le origini trotskiste dei neoconservatori
L’intreccio tra neoconservatori Usa e il trotskismo è un dato di fatto e un elemento da tenere in considerazione per comprendere quanto sta avvenendo nel Partito Democratico Usa e anche per comprendere alcune delle caratteristiche delle politiche che si sono sviluppate in accordo con quelle woke e con quelle del socialismo fabiano inglese. Politiche che hanno catturato il socialismo europeo, riducendone al nulla la carica riformista uscita dalle elaborazioni di Bad Godesberg.
Il collegamento tra il trotskismo e la vera nuova estrema destra, cioè il neoconservatorismo, è oggetto di molti studi, contestati dal movimento trotskista, ancor oggi presente, sterminato in URSS ed ostracizzato a livello internazionale.
Non è serio addebitare al movimento trotskista in quanto tale l’essere il padre del neoconservatorismo, ma non mancano studi e testimonianze di una filiazione dovuta a molti elementi appartenenti al movimento passati ad essere gli ideologi dei neoconservatori.
La giornalista Vicky Pélaez Ocampo, che si è dichiarata agente russa, in un articolo apparso sul quotidiano spagnolo El Diario/La Prensa (20-05-2003), sostiene addirittura che la Quarta Internazionale, fondata da Trotsky, sia un dipartimento della CIA. Esagerazione evidente, che, tuttavia indica un rapporto effettivamente esistente con alcuni trotskisti.
Il neoconservatorismo è in primo luogo un’ideologia funzionale agli interessi al primato imperiale degli Usa, elaborato dopo la fine dell’Urss, da persone che si riferivano alle linee guida sancite nel Segnale del Mont Pelerin (la Mont Pelerin Society è un’organizzazione internazionale composta da economisti, intellettuali e uomini politici, riuniti per promuovere il libero mercato e la «società aperta»). In questa elaborazione non è mancato l’apporto di un numero significativo di intellettuali provenienti dal trotskismo.
“Questa è una storia molto lunga e complessa – scrive in proposito Pepe Gutierrez-Álvarez – e, se cerchiamo dei collegamenti, possiamo risalire allo stesso Parvus, coautore nel 1905 della teoria della rivoluzione permanente e in seguito agente del governo tedesco che negoziò il viaggio di Lenin sul treno blindato che lo avrebbe portato alla stazione di Finlandia. Il trotskismo americano divise la sua influenza tra il movimento operaio e sindacale e la sinistra intellettuale, prevalentemente ebraica, in un periodo in cui sembrava che riprendere il filo rosso della rivoluzione fosse a portata di mano, ma non lo era. Per questo alcuni di loro, tra cui il più importante, Max Eastman, finirono per essere degli “eretici pentiti” (titolo, tra l’altro, di uno studio fondamentale di Susana García-Cerecera López pubblicato dal Centro de Estudios Politicos y Costitucional, Madrid, 2003)”.[i]
Pepe Gutierrez-Alvaerz, che difende il trotskismo da coloro che se ne sono allontanati, testimonia comunque del fatto che alcuni rivoluzionari abbiano cambiato idea “per una carriera al servizio della controrivoluzione mondiale made in USA”.
Vicky Pelaez, come s’è detto, si è dichiarata agente russo e, pertanto, le sue affermazioni vanno prese con le pinze, tuttavia nel suo articolo del 20 maggio 2003 sul quotidiano in lingua spagnola El Diario/La Prensa di New York City, dal titolo: “Dalla rivoluzione permanente alla conquista permanente”, fornisce alcuni riferimenti interessanti relativi a possibili alle politiche di estrema destra della Casa Bianca di Bush e del Pentagono con il movimento trotskista negli Stati Uniti degli anni ’30 e ’40.
Vicky Pelaez, dopo aver tracciato l’indubbia influenza dello scienziato politico tedesco di destra Leo Strauss su molti dei cosiddetti neoconservatori integrati nell’amministrazione Bush, scrive: “Ma ciò che è più strano di tutto è la posizione politica di quei [funzionari dell’amministrazione Bush] citati sopra. La ricerca rivela che i genitori di tutti loro erano militanti trotskisti e antistalinisti, membri del movimento degli anni ’30 e ’40 che nacque quando Leon Trotsky lasciò l’Unione Sovietica e denunciò Stalin come revisionista e dittatore”.
“I figli dei trotskisti made in USA – continua la giornalista -, i Wolfowitz, i Perles, i Kristol, i Feith, i David Wurms, ecc., divennero parte integrante dei movimenti liberali anticomunisti tra gli anni ’50 e ’70. In seguito divennero neoconservatori e trasformarono la teoria di Trotsky della Rivoluzione permanente in Conquista permanente basata sulle teorie di Strauss. Dopo aver preso il potere, misero in pratica la loro teoria, chiamandola “Espansione permanente” e giustificandola con l’affermazione che «tutto ciò che è buono per gli Stati Uniti è buono per il mondo» e che «gli Stati Uniti hanno il diritto di attaccare qualsiasi paese ritenuto in pericolo»”.
Ovviamente non è lecito stabilire un legame diretto tra il movimento trotskista in quanto tale e i neocon e, tanto meno è possibile farlo in rapporto a Trotsky, ma dei collegamenti tra le lotte politiche che hanno avuto luogo all’interno del movimento trotskista più di sei decenni fa e i neoconservatori di oggi ci sono, come dimostrano le vicende di Max Shachtman e Irving Kristol.
Irving Kristol è una figura di spicco di uno dei centri che forniscono ideologia all’estrema destra: l’American Enterprise Institute (AEI). Quando George W. Bush si presentò all’AEI alla vigilia dell’invasione per pronunciare un discorso in cui delineava la sua visione di aggressione militare globale, iniziò il suo discorso con un riferimento reverenziale a Kristol, ampiamente considerato il “nonno dei conservatori”.
Irving Kristol nel 1939, mentre era studente al City College di New York, Kristol si unì alla Young People’s Socialist League (YPSL), l’ala giovanile del movimento trotskista americano. Lo YPSL era affiliato al partito trotskista, allora organizzato come Socialist Workers Party (SWP).
Kristol si spostò rapidamente verso una tendenza piccolo-borghese nel partito guidato da James Burnham e Max Shachtman e, nel giro di poco tempo, ruppe con lo SWP.
Sia la Quarta Internazionale che il Socialist Workers Party erano stati fondati nel 1938. Nell’autunno del 1939, si sviluppò un’aspra lotta tra tendenze all’interno dello SWP, innescata dallo scoppio della Seconda guerra mondiale e, in particolare, dalla firma del patto di non aggressione tra la Germania di Hitler e il regime di Stalin nell’Unione Sovietica. La fazione che emerse nello SWP sotto la guida di Burnham e Shachtman sosteneva che, a seguito del patto tra Hitler e Stalin, non era più possibile considerare l’URSS uno Stato operaio in nessun senso del termine e che la Quarta Internazionale era quindi obbligata ad abbandonare il suo programma di difesa dell’URSS dagli attacchi imperialisti.
James Burnham si spostò rapidamente a destra, rifiutò il socialismo e presto si espresse a favore della guerra atomica contro l’Unione Sovietica, divenendo in seguito un importante ideologo della rivista National Review di William F. Buckley.
Shachtman continuò ad affermare la sua adesione al socialismo e alla Quarta Internazionale per quasi un altro decennio. Shachtman divenne un consigliere chiave della burocrazia sindacale anticomunista AFL-CIO e del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e consolidò alleanze politiche con i liberali della Guerra Fredda, con membri del Partito Democratico come Henry “Scoop” Jackson, un importante falco democratico nello stato di Washington, un sostenitore del complesso militare-industriale noto per ovvi motivi come il “senatore della Boeing”. Jackson era un fermo oppositore di qualsiasi trattato sulle armi con l’URSS e un convinto sostenitore delle sanzioni commerciali contro Mosca. Fu il capofila della campagna volta a utilizzare la questione ebraica sovietica come arma durante la Guerra Fredda e fu un convinto sostenitore dello Stato di Israele. Nel 1972 Shachtman, dichiarato anticomunista e sostenitore sia della guerra del Vietnam sia del sionismo, appoggiò Jackson al primo turno delle elezioni presidenziali democratiche. Gli Shachtmaniti, che all’inizio degli anni ’50 avevano cambiato le loro iniziali da Workers Party a Independent Socialist League, entrarono a far parte dei ranghi sempre più esigui del Partito Socialista degli Stati Uniti, definendosi infine Social Democrats USA.
Non c’è dubbio che sia Shachtman, sia Kristol, sfruttarono le competenze politiche acquisite nel movimento marxista per promuovere gli obiettivi della reazione.
Sebbene le origini, o quelle dei loro genitori, di molti neoconservatori siano lì da vedere, non è possibile affermare che l’attuale politica estera bellicosa americana sia una conseguenza di Trotsky.
I neocon fazione trotskista
I neocon provenivano in parte da una fazione all’interno dello SWP guidata da Burnham e Shachtman. Burnham si spostò rapidamente a destra, rifiutò il socialismo e presto si espresse a favore della guerra atomica contro l’Unione Sovietica, divenendo in seguito un importante ideologo della rivista National Review di William F. Buckley. La svolta a destra di Shachtman è stata forse meno brusca. Continuò ad affermare la sua adesione al socialismo e alla Quarta Internazionale per quasi un altro decennio.
Il già citato Kristol aderì alla Young People’s Socialist League (YPSL), nome con cui era nota la branca giovanile del movimento trotskista americano. Lo YPSL era affiliato al partito trotskista, allora organizzato come Socialist Workers Party (SWP). Kristol si spostò rapidamente verso la tendenza del partito guidata da James Burnham e Max Shachtman e, in breve tempo, ruppe con lo SWP. Suo figlio, William Kristol, è diventato il direttore della rivista Weekly Standard, portavoce dell’ala destra del Partito Repubblicano.
A partire dal 1945, i servizi di propaganda americani e britannici reclutarono intellettuali, spesso provenienti da circoli trotskisti, per inventare e promuovere “un’ideologia in concorrenza con il comunismo”. Gli intellettuali di New York, guidati da Sidney Hook, portano a termine con efficienza e zelo le varie missioni affidate loro dalla CIA, diventando rapidamente agenti di prim’ordine della Guerra Fredda culturale.
Un esempio di intellettuale di sinistra passato alla destra conservatrice è appunto quello di Sidney Hook, leader degli intellettuali di New York. Nato in un quartiere povero di Brooklyn nel 1902, Sidney Hook si iscrisse alla Columbia University nel 1923, dove incontrò John Dewey. Dopo aver completato il dottorato, ha ricevuto una borsa di studio dalla Fondazione Guggenheim che gli ha permesso di studiare in Germania e di visitare Mosca. Come molti altri intellettuali dell’epoca, era affascinato da Stalin e dal regime sovietico.
Al suo ritorno negli Stati Uniti, iniziò la sua carriera come professore alla New York University, presso il Dipartimento di Filosofia. Lasciò il suo incarico solo nel 1972 per stabilirsi a Stanford, al termine di un’evoluzione intellettuale che lo portò dal comunismo al neoconservatorismo.
Alla fine della prima guerra mondiale, dopo aver sposato un’attivista comunista, Hook si unì a un sindacato di insegnanti vicino al partito, lavorò alla traduzione di Lenin e pubblicò un saggio dal titolo: “Per comprendere Karl Marx”.
Tipico intellettuale della sinistra radicale, partecipò alle manifestazioni contro l’esecuzione degli anarchici Sacco e Vanzetti. Nei primi anni ’30, Hook ruppe con i comunisti e si unì al clan dei trotskisti che formarono l’American Workers Party, fondato nel 1938. Organizzò la “Commissione d’inchiesta sulla verità nei processi di Mosca”, il cui scopo era dichiarare Trotsky innocente, dopo che Stalin lo aveva rimosso dal potere.
Dal 1938 in poi abbandonò definitivamente l’ideale rivoluzionario. Nel 1939 fondò il Comitato per la libertà della cultura, un’organizzazione antistalinista che, dopo la guerra, costituì una delle basi del Congresso per la libertà della cultura.
Nel 1927 lasciò New York e divenne uno dei principali teorici dell’Hoover Institution fino alla sua morte. Nel 1985 Ronald Reagan gli conferì la più alta onorificenza civile americana: la Medal of Freedom, dopo averla conferita lo stesso giorno a Frank Sinatra e Jimmy Stewart. Morì nel 1989 e sua moglie ricevette le condoglianze del presidente Bush: “Per tutta la sua vita è stato un coraggioso difensore della libertà (…).
La Cia e i marxisti pentiti
La CIA e l’IRD contarono sui marxisti pentiti per portare a termine un’operazione su larga scala: la fabbricazione di una “ideologia in concorrenza con il comunismo”, secondo le parole di Ralph Murray, il primo capo dell’IRD, e di cui il Congress for Cultural Freedom sarà il principale strumento di promozione.
Per attuare la conversione dei marxisti i servizi hanno investito parte dei loro fondi segreti per “salvare” le riviste radicali dalla bancarotta totale. Fu così che la Partisan Review, roccaforte degli intellettuali newyorkesi, ex tribuna comunista ortodossa e poi trotskista, ricevette numerose donazioni.
Nello stesso anno, la rivista Partisan Review organizzò un simposio il cui tema centrale può essere riassunto come segue: “L’America è ora la protettrice della civiltà occidentale”. Dal 1953, mentre gli intellettuali di New York dominano il Congress for Cultural Freedom, la Partisan Review riceve sovversione dal “festival account” dell’American Committee for Cultural Freedom, alimentato dalla Farfield Foundation… con fondi della CIA. Allo stesso modo, New Leader, diretto da Sol Levitas, viene “salvato” dopo l’intervento finanziario di Thomas Braden… con soldi della CIA.
Oltre a “salvare” la Partisan Review, la CIA collaborò con i servizi segreti britannici per creare una rivista anticomunista. Per questo motivo reclutò Irving Kristol, direttore esecutivo dell’American Committee for Cultural Freedom.
Ecco di nuovo comparire il trotskista Kristol, il quale aveva iniziato gli studi al City College nel 1936, dove aveva incontrato due futuri colleghi della Guerra Fredda, Daniel Bell e Melvin Lasky. Trotskista antistalinista, lavorò per la rivista Enquiry. Dopo la guerra, reclutato dai servizi segreti americani, tornò a New York per dirigere la rivista ebraica Commentary. Finanziato direttamente dai crediti Farfield (CIA), ha il compito di inventare Encounter sotto la supervisione di Josselson. La rivista “X”, da lui diretta insieme al primitivista Stephen Spender, sarà la punta di diamante dell’ideologia neoconservatrice americana.
Gli intellettuali di New York e altri comunisti pentiti furono contattati da Josselson (sotto gli ordini di Lawrence de Neufville) che, per conto della CIA, è incaricato di creare il Congresso per la libertà della cultura. L’obiettivo è organizzare una “guerra psicologica” contro Mosca nell’Europa occidentale, come ha affermato Arthur Koestler.
Arthur Koestler, nato nel 1905 a Budapest, per diversi anni un militante comunista attivo fu impiegato nell’ambito dell’organizzazione del Congresso per la libertà della cultura. Koetsler scrisse il Manifeste des hommes libres in seguito all’incontro del Kongress für Kulturelle freiheit a Berlino, organizzato nel 1950 dal suo amico Melvin Lasky. Il padrino di Koestler era James Burnham, che aveva partecipato alla costruzione del Socialist Workers Party e qualche anno dopo aveva organizzato la scissione del gruppo trotskista.
Burnham, dopo gli incontri con il capo della rete stay-behind, Franck Wisner, e con la sua assistente Carmel Offie, divenne un ardente difensore degli Stati Uniti, secondo lui unico baluardo contro la barbarie comunista.
Léon Blum, l’ex uomo forte del Fronte Popolare, scrisse il prologo all’edizione francese “L’Ère des organisateurs di Burnham.
L’ideologia neoconservatrice, che ha acquisito una crescente influenza nella politica mondiale a partire dai primi anni Ottanta, non è affatto conservatrice, ma è un’ideologia di sinistra che ha dirottato il conservatorismo americano.
Il neoconservatorismo di Leo Strauss
Sebbene il neoconservatorismo non possa essere ricondotto a un pensatore in particolare, il filosofo politico Leo Strauss (1899-1973) effettivamente conservatore e il sociologo Irving Kristol (1920-2009) trotskista, sono generalmente considerati i suoi fondatori.
Leo Strauss nacque da una famiglia ebrea nella provincia tedesca di Nassau. Fu un attivo sionista durante gli anni di studio nella Germania del primo dopoguerra. Nel 1934, Strauss emigrò in Gran Bretagna e nel 1937 negli Stati Uniti, dove fu inizialmente nominato alla Columbia University di New York. Nel 1938-1948 fu professore di filosofia politica alla New School for Social Research di New York e nel 1949-1968 all’Università di Chicago.
Irving Kristol era figlio di ebrei ucraini emigrati a Brooklyn, New York, nel 1890. Nella prima metà degli anni Quaranta fu membro della Quarta Internazionale di Leon Trotsky (1879-1940), il leader bolscevico ebreo espulso dall’URSS da Stalin, che combatté con questo movimento comunista rivale. Molti importanti intellettuali ebrei americani aderirono alla Quarta Internazionale.
Kristol era anche membro dell’influente New York Intellectuals, un collettivo di scrittori e critici letterari ebrei trotskisti di New York, ugualmente anti-stalinista e anti-URSS.
Oltre a Kristol, ne facevano parte Hannah Arendt, Daniel Bell, Saul Bellow, Marshall Berman, Nathan Glazer, Clement Greenberg, Richard Hofstadter, Sidney Hook, Irving Howe, Alfred Kazin, Mary McCarthy, Dwight MacDonald, William Phillips, Norman Podhoretz, Philip Rahy, Harold Rosenberg, Isaac Rosenfeld, Delmore Schwartz, Susan Sontag, Harvey Swados, Diana Trilling, Lionel Trilling, Michael Walzer, Albert Wohlstetter e Robert Warshow. Molti di loro avevano frequentato il City College di New York, la New York University e la Columbia University negli anni Trenta e Quaranta. Inoltre, vivevano principalmente nei distretti newyorkesi di Brooklyn e del Bronx. Durante la Seconda guerra mondiale, questi trotskisti si resero conto che gli Stati Uniti potevano essere utili per combattere l’URSS, che odiavano. Alcuni di loro, come Glazer, Hook, Kristol e Podhoretz, svilupparono in seguito il neoconservatorismo.
La maggior parte dei neocon discende da intellettuali ebrei trotzkisti dell’Europa orientale (soprattutto Polonia, Lituania e Ucraina). Poiché l’URSS mise al bando il trotskismo negli anni ’20, è comprensibile che siano diventati attivi negli Stati Uniti come lobby anti-URSS all’interno del Partito Democratico di sinistra e di altre organizzazioni di sinistra.
Se guardiamo alle famiglie d’origine di Victoria Nulad, George Soros, Anthony Blinken, i protagonisti di Euromaidan, delle rivoluzioni colorate, non possiamo non notare la loro origine abraica in Paesi dell’Est.
Victoria Jane Nuland, è figlia di Sherwin B. Nuland, il cui nome originario era Shepsel Ber Nudelman e proveniva da una famiglia ebrea immigrata negli Stati Uniti dalla Bessarabia, una regione che all’epoca faceva parte dell’Impero Russo (oggi corrispondente in gran parte alla Moldavia, con porzioni in Ucraina).
Victoria Nuland è sposata con Robert Kagan, storico e politologo neoconservatore statunitense, figlio di Donald Kagan, un eminente studioso della Grecia antica. Le origini di Robert Kagan sono anch’esse legate all’ebraismo dell’Europa orientale, con radici familiari in Lituania.
L’ebreo George Soros è nato a Budapest, in Ungheria, con il nome di György Schwartz da famiglia di origini ebraiche e suo padre, Tivadar Schwartz, avvocato e scrittore, cambiò il cognome da Schwartz a Soros per sfuggire al crescente antisemisitsmo.
Nel 1947, all’età di 17 anni, Soros lasciò l’Ungheria, allora sotto l’influenza sovietica, e si trasferì in Inghilterra dove studiò alla fabiana London School of Economics.
Antony John Blinken, noto come Anthony Blinken, ha origini familiari profondamente radicate in un contesto ebraico con legami all’Europa dell’Est. I suoi genitori sono Judith Frehm e Donald M. Blinken, quest’ultimo un noto diplomatico e uomo d’affari che ha servito come ambasciatore degli Stati Uniti in Ungheria durante l’amministrazione Clinton.
Sul lato paterno, il nonno di Blinken, Maurice Henry Blinken, era un ebreo ucraino emigrato negli Stati Uniti, dove divenne uno dei primi sostenitori della creazione dello Stato di Israele. Maurice contribuì a fondare l’American Palestine Institute e commissionò studi sulla fattibilità economica di uno stato ebraico indipendente. Il bisnonno paterno, Meir Blinken, era uno scrittore yiddish che fuggì dai pogrom in Europa orientale, arrivando a New York nel 1904. I nonni materni di Blinken, invece, erano ebrei ungheresi, aggiungendo un ulteriore strato di eredità dell’Europa centrale alla sua storia familiare.
La vita di Blinken è stata segnata anche da un’esperienza transnazionale. Dopo il divorzio dei genitori, quando aveva nove anni, si trasferì a Parigi con la madre Judith e il patrigno Samuel Pisar, un avvocato ebreo di origini polacche sopravvissuto all’Olocausto, unico della sua famiglia a scampare ai campi di concentramento di Auschwitz e Dachau.
Un approfondimento ulteriore di questi filoni di pensiero e di esperienze generazionali può aiutarci a comprendere molte cose di quanto avviene oggi.
Un nuovo idolo per in progressisti
Mentre fa venir da ridere l’entusiasmo dei progressisti che hanno finalmente un nuovo idolo a cui appellarsi, fa tenerezza vedere dei socialisti scambiare la seconda internazionale con la quarta e la socialdemocrazia di Bad Godesberg con il socialista democratico sindaco di New York.
La Quarta Internazionale, nota anche come Internazionale Trotskista, è un’organizzazione internazionale di orientamento socialista rivoluzionario, fondata nel 1938 dai seguaci di Lev (o Leon) Trotsky. Il suo obiettivo principale è promuovere la rivoluzione socialista mondiale per abbattere il capitalismo e instaurare una società socialista, attraverso la costruzione di partiti rivoluzionari della classe operaia. Si considera erede della tradizione marxista-leninista, ma in opposizione netta allo stalinismo, visto come una degenerazione burocratica del movimento operaio.
La Quarta Internazionale nasce in un periodo di profonda crisi del movimento operaio internazionale. Dopo la Rivoluzione Russa del 1917, l’Internazionale Comunista (Terza Internazionale o Comintern), fondata nel 1919, era diventata – secondo i trotskisti – uno strumento al servizio della burocrazia stalinista in Unione Sovietica, incapace di guidare le lotte proletarie globali e incline al riformismo o al settarismo. L’idea di una nuova Internazionale emerge negli anni ’20 con l’Opposizione di Sinistra all’interno del Partito Bolscevico, guidata da Trotsky dopo la sua espulsione dall’URSS nel 1929. Nel 1930, si forma l’Opposizione di Sinistra Internazionale, un raggruppamento di gruppi espulsi dai partiti comunisti stalinizzati. La vittoria di Hitler in Germania, facilitata dalla politica del Comintern che rifiutava alleanze con i socialdemocratici (il cosiddetto “socialfascismo”), convince Trotsky che la Terza Internazionale è irrecuperabile. Si passa così alla creazione di un movimento indipendente. Il 3 settembre 1938, a Parigi, si tiene il congresso costituente segreto (a causa della persecuzione stalinista). Viene adottato il Programma di Transizione, un documento chiave che propone “rivendicazioni transizionali” per collegare le lotte quotidiane della classe operaia alla rivoluzione socialista. Tra i documenti approvati: un manifesto contro la guerra e risoluzioni sui giovani.
Trotsky, assassinato nel 1940 da un agente stalinista, non vide l’evoluzione post-bellica dell’organizzazione, ma la sua influenza rimase centrale.
Per contestualizzare, la Quarta si inserisce in una sequenza di organizzazioni operaie internazionali: la prima (1864 Londra – Marx e Bakunin) entra in crisi nel 1876 per divergenze tra marxisti e anarchici.
La seconda nata nel 1889, con partiti socialdemocratici e socialisti prevalentemente riformisti, crollò nel 1916.
Nel 1919 nacque la Terza, ossia il Cominform comunista leninista dominata dall’Urss dal 1924 e finita con la fine della seconda guerra mondiale.
La quarta, nata nel 1939, è ancora attiva, anche se con diverse tendenze.
Affidare al neo sindaco di New York la bandiera del socialismo fa venir da ridere. Fa venir da ridere anche il sussulto progressista che ha trovato un nuovo idolo a cui attaccare il bisogno disperato tipico di ogni appartenenza ideologica.
Fa tenerezza vedere alcuni vecchi socialisti fare del sindaco di New York il viagra ideologico per il loro sol dell’avvenire.
Sic transit gloria mundi.
[i] https://anticapitalistas.org/spip.php?article28241





