Home Cronaca NEW YORK TIMES, DISASTROSA OPERAZIONE NAVY SEAL PER INTERCETTARE KIM JONG-UN

NEW YORK TIMES, DISASTROSA OPERAZIONE NAVY SEAL PER INTERCETTARE KIM JONG-UN

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© Agenzia Nova

Le forze speciali della Marina statunitense, i Navy Seal, condussero nel 2019 un’operazione tesa a installare un dispositivo elettronico in Corea del Nord che avrebbe consentito alle autorità di Washington di intercettare le comunicazioni del leader di Pyongyang, Kim Jong-un, ma la missione si rivelò un disastro. Lo scrive il “New York Times”, in un lungo articolo che racconta per la prima volta i dettagli di una missione che finora è rimasta fuori dai pubblici riflettori. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano, che ha intervistato in forma anonima diversi funzionari civili e militari, la missione fu bruscamente interrotta prima dell’installazione del dispositivo a causa di un imprevisto: una volta sbarcate sulle coste nordcoreane, le forze speciali videro una imbarcazione avvicinarsi, puntando le luci nella loro direzione. I militari aprirono il fuoco, uccidendo tutte le persone a bordo, per poi ritirarsi in fretta e furia, tornando al sottomarino con cui erano arrivati. Le vittime erano probabilmente civili. Il quotidiano precisa che la prima amministrazione Trump non ha mai fornito un resoconto pubblico della missione, e non avrebbe informato il Congresso a riguardo. Una decisione che “potrebbe rappresentare una violazione della legge”.

L’operazione, secondo quanto ricostruito dal “New York Times”, fu approvata direttamente da Donald Trump e avvenne poco prima del vertice organizzato il 27-28 febbraio 2019 tra il presidente Usa e Kim in Vietnam. Per la missione fu scelta la sesta squadra delle forze speciali della Marina Usa, la stessa che aveva ucciso il leader di Al Qaeda Osama bin Laden durante il raid condotto nel 2011 ad Abbottabad, in Pakistan. I preparativi durarono di diversi mesi, a causa delle strette misure di sicurezza nordcoreane e dei rischi legati alla possibilità di creare una escalation con una potenza nucleare ostile. Nel pieno dei colloqui per la denuclearizzazione della penisola coreana, la missione aveva l’obiettivo di fornire a Washington informazioni di intelligence sulla strategia della Corea del Nord, dove per anni gli Stati Uniti hanno avuto difficoltà a reclutare agenti e intercettare le comunicazioni di Kim e della sua cerchia.

La missione fu assegnata alla sesta squadra dei Navy Seal nel 2018. Un sottomarino nucleare trasportò l’unità al largo delle acque nordcoreane. A quel punto i militari utilizzarono due mini sommergibili per avvicinarsi ulteriormente e consentire all’unità di raggiungere a nuoto la costa, con l’obiettivo di installare il dispositivo e ritirarsi subito dopo. Una prima difficoltà, scrive il quotidiano, fu legata alla mancanza di comunicazioni dirette con il comando responsabile del coordinamento della missione. Operazioni di questo tipo avvengono tipicamente con l’ausilio di droni, che forniscono in tempo reale immagini ad alta definizione dell’area circostante e consentono talvolta di intercettare eventuali comunicazioni. Non essendo possibile utilizzarli, a causa dei sistemi di sicurezza nordcoreani che avrebbero localizzato subito qualsiasi velivolo non identificato, la missione avvenne esclusivamente con l’ausilio di satelliti e aerei da ricognizione, le cui immagini hanno una qualità inferiore e arrivano con un ritardo di diversi minuti.

Secondo la ricostruzione del quotidiano, una imbarcazione nordcoreana iniziò ad avvicinarsi ai mini sommergibili poco dopo l’arrivo dei militari sulla costa, puntando le luci attorno alla zona con l’equipaggio che “parlava come se avessero sentito qualcosa”. Un membro dell’equipaggio dell’imbarcazione si sarebbe anche tuffato in acqua, allertando le forze statunitensi. Impossibilitati a comunicare direttamente con il comando della missione, e non essendo in grado di accertare se si trattasse di una imbarcazione civile o militare, i Navy Seal avrebbero aperto a quel punto il fuoco, uccidendo tutte le persone a bordo. Il “New York Times” ha fornito il resoconto di diversi “errori” che potrebbero avere contribuito al fallimento della missione. Uno dei due mini sommergibili si sarebbe fermato inizialmente in un punto diverso rispetto a quello prestabilito, rendendo necessario un riposizionamento. L’accensione del motore potrebbe avere attirato l’attenzione dell’imbarcazione nordcoreana, che a quel punto non era ancora stata notata dai militari. I visori in dotazione alle forze speciali sono infatti progettati per individuare il calore, e l’equipaggio nordcoreano avrebbe indossato mute raffreddate dalla temperatura dell’acqua.

A quel punto, la missione fu considerata compromessa, e i militari lasciarono rapidamente la costa per tornare ai sommergibili senza installare il dispositivo. Le forze speciali prima nuotarono fino all’imbarcazione, confermando la morte dell’equipaggio. A bordo non furono trovate armi o uniformi, e le informazioni raccolte suggeriscono si trattasse di una imbarcazione civile impegnata nella pesca subacquea di crostacei. Le fonti precisano che i militari gettarono i corpi in acqua per evitare di farli trovare alle forze nordcoreane, pugnalando i corpi ai polmoni per essere sicuri di farli affondare. I satelliti spia statunitensi rilevarono poco dopo un incremento delle attività militari nordcoreane nella zona. Le autorità di Pyongyang non hanno mai commentato pubblicamente la vicenda, ma i due incontri avvenuti nel 2019 tra Trump e Kim si sono conclusi senza un accordo sulla denuclearizzazione.

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  • Redazione

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