
C’è un vecchio detto popolare, raccolto da Pietro Giannone nel 1770, il quale afferma che i pifferi di montagna andarono per suonare e furono suonati.
È andata così anche per i neocon e gli adepti della finanza globalista, i quali, seguendo la dottrina Obama, volevano ridurre la Russia a potenza regionale e, possibilmente, a territorio smembrato in tanti staterelli con i quali contrattare.
Negli anni scorsi, dopo la fine dell’Unione Sovietica, ci furono esponenti politici i quali rivendicarono come obiettivo primario dell’Occidente e dell’Ue non solo la sconfitta di Mosca in Ucraina e la caduta di Putin, ma anche lo smembramento della Federazione Russa.
La nuova rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea ed ex premier estone Kaja Kallas, nella primavera del 2024 ha dichiarato che la guerra in Ucraina dovrebbe finire con la sconfitta della Russia e con una sua disgregazione in piccoli Stati.
È questa anche l’idea del Forum delle Libere Nazioni della Post–Russia, la cui IX Sessione di lavori, a dicembre 2023, è stata ospitata dal Senato della Repubblica Italiana e a Berlino.

Kaja Kallas e chi, come lei, è ormai immerso nell’ideologia della cancel culture, ossia dell’ignoranza eretta a sistema, avrebbe dovuto sapere (e così non è stato e non è) che Dante Alighieri inserì nella sua Divina Commedia il concetto fondamentale di contrappasso (contra passio), ossia il soffrire in forma uguale alla natura della colpa. Non potevano sapere, lei Alto Rappresentante e tutti i suoi simili, suggeritori e sodali, che in Europa, quella nella quale possiamo riconoscerci, non quella inventata a Maastricht e in decomposizione avanzata, opera Nemesis, dèa punitrice di quanti, eccedendo la giusta misura, con l’egocentrismo e la tirannide, turbano l’ordine dell’universo.
Accade così che ad essere ridotta a coriandoli è l’Unione Europea, un mostro burocratico di 35 mila funzionari che esprime una leadership politica di incapaci e che si sta squagliando come neve al sole di fronte non solo al fallimento della sua idea di ridurre la Russia a una potenza regionale e possibilmente ad una serie di staterelli, ma al venir meno di ogni suo riferimento culturale, in quanto l’ideologia che avvolge le menti malate delle élite che esprimono la sua governance è negatrice di ogni radice culturale.
L’Europa nella quale ci riconosciamo è quella di Dante Alighieri, di Voltaire, di Picasso, di Tolstoj, di Marsilio Ficino, di Shakespeare, di Goethe, di Florensky, di Kafka, di Mann, di Hesse, di Sant’Agostino e di Mozart, di Einstein, di Bohm, di Heisemberg, di Jung, di Giotto e di Piero della Francesca, del Beato Angelico, di Kandinsky, Van Gogh, Michelangelo e Erasmo, tanto per fare alcuni nomi.
Cosa ce ne facciamo di Ursula von der Leyen, di Emmanuel Macron, di Keir Starmer?
Cosa ha a che fare l’Europa di oggi, con quella che vorrebbe ridurre la Russia a una serie di coriandoli, quella dei Volonterosi, con l’Europa della tradizione della cultura? Quella che dice che la Russia è un’autocrazia e, nel contempo, fa strame della democrazia?
L’Inghilterra, che è uscita dall’Unione per comandare l’Unione, era la patria della Magna Charta Libertatum ed ora è, come ha detto in un’apparizione alla commissione Giustizia della Camera Usa Nigel Farage, come la Corea del Nord in termini di libertà di parola.
L’ultima idiozia del Regno Unito, ormai inserito in una deriva antidemocratica degna della Stasi, è l’arresto, operato dalla polizia britannica del commediografo Linehan all’aeroporto londinese di Heathrow in relazione ai suoi post sui social media riguardanti persone transgender. Era sospettato di incitamento alla violenza ai sensi del Public Order Act.
“Questo potrebbe accadere a qualsiasi americano, uomo o donna, che si rechi a Heathrow e abbia detto online cose che il governo e la polizia britannici non gradiscono”, ha detto Farage al Congresso Usa. “A che punto siamo diventati la Corea del Nord?”.
“Beh – ha aggiunto Farage – credo che il commediografo irlandese l’abbia scoperto due giorni fa all’aeroporto di Heathrow”.
Il presidente della commissione Giustizia del Congresso Usa, Jim Jordan, si è detto “preoccupato per gli attacchi alla libertà di espressione in Europa, la censura, gli arresti per post offensivi” e i “limiti” che le leggi dell’UE e del Regno Unito avrebbero imposto al diritto alla libertà di parola.
Mentre la Gran Bretagna scivola nella dittatura, con la conseguenza che ci sono crescenti manifestazioni di piazza in tutto il Paese e che il Labour Party precipita nei sondaggi al 18%, in Francia, Emmanuel Macron, dopo aver perso il Sahel e trasformato Parigi nella capitale dell’ideologia woke alle ultime olimpiadi, ora gioca la carta del terrorismo di massa con il suo ministero della Salute che, in una circolare, scrive che gli ospedali civili francesi devono essere pronti ad accogliere un afflusso importante di soldati feriti. La circolare di fatto mobilita le strutture sanitarie per un’eventuale prossima guerra che, a giudicare dalla scadenza della disposizione ministeriale, potrebbe essere dietro l’angolo. La procedura, infatti, deve essere completata velocemente: entro marzo 2026.
Nella circolare si legge che agendo in coordinamento con la Nato e l’Unione europea, la Francia dovrà prepararsi ad affrontare il ricovero, a livello nazionale, “di 100 pazienti al giorno per 60 giorni consecutivi”, con “picchi di attività che possono raggiungere 250 pazienti al giorno per tre giorni consecutivi”, si legge nella circolare. Perché 60 giorni? Due mesi per vincere la guerra in Ucraina o per reprimere sommosse prevedibili?
Che senso ha tutto questo, se non logiche da terrorismo mediatico o, peggio, logiche da guerra civile interna mascherate da guerra esterna?
Inglesi e francesi si stanno preparando ad essere cacciati da folle inferocite? O, peggio, a gestire colpi di stato in stile colonnelli greci? Ce li ricordiamo? Ci ricordiamo il colpo di stato militare avvenuto il 21 aprile 1967 ad Atene, che instaurò una dittatura militare (la Dittatura dei Colonnelli) in Grecia, la quale durò fino al 1974?
Di fronte alla chiara sconfitta di un’Europa dei neocolonialisti e della finanza globalista c’è chi pensa di impedire alle destre di vincere le elezioni democraticamente con colpi di stato? In Europa?
Che gli europei possano andare in guerra in Ucraina con i propri soldati è da scordare, pertanto cosa bolle in pentola nelle teste di chi sente sfuggirgli il potere?
Comunque sia, per ora una cosa è chiara: chi voleva ridurre a coriandoli la Russia ora assiste al disfacimento in tanti coriandoli di un’Unione Europea che ormai è un cadavere in disfacimento.
Nemesis agisce nonostante gli idioti della cancel culture.
La domanda inquietante è: c’è chi pensa davvero ad un’Europa dei Colonnelli?





