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BILANCIO, FRANCIA IN BILICO, ITALIA PIU’ SOLIDA

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Francia in bilico, Italia più solida: i conti veri e le regole sbagliate dell’Europa

In Europa si parla di nuovo di crisi del debito, ma stavolta l’occhio cade sulla Francia. Tutti osservano il deficit pubblico (5,5% del PIL nel 2024, con debito sopra il 110%), ma il vero problema è altrove: la posizione finanziaria netta sull’estero, negativa senza sosta dal 2003 e oggi oltre il -30% del PIL. Parigi importa stabilmente più di quanto esporti, accumulando squilibri cronici che mostrano un calo di competitività strutturale.

Qui il confronto con l’Italia diventa interessante. Roma ha un debito pubblico molto più alto (137% del PIL), ma è sostenuta da fondamentali migliori: bilancia commerciale positiva, avanzo primario e un debito privato molto più basso. Se guardiamo al debito aggregato (pubblico + famiglie + imprese), la narrazione cambia radicalmente. I dati Eurostat mostrano che nel 2009 – ma il trend è confermato negli anni – l’Italia si fermava al 233,8% del PIL, contro una media Ue del 258,2%. Francia 231,3%, ma con famiglie e imprese più esposte e una dinamica peggiorata col tempo. In Spagna e Belgio si superava il 270%, in Portogallo addirittura il 330%.

Il punto è che le famiglie italiane hanno sempre avuto un indebitamento più contenuto (79,9% del PIL contro una media UE dell’111,5%) e le imprese non hanno mai fatto ricorso massiccio al credito come altrove (39,3% contro 76,4%). In pratica: se lo Stato pesa, il settore privato compensa. In Francia avviene l’opposto: il pubblico non appare drammatico, ma il privato è fragile e i conti con l’estero sono in rosso da vent’anni.

Eppure Bruxelles continua a misurare tutto con due soli parametri – deficit e debito pubblico – ignorando la bilancia dei pagamenti e il debito aggregato. Un errore già visto nel 2010-2011, quando la crisi partì dall’indebitamento estero di Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo, non dal debito pubblico.

La Francia oggi rischia lo stesso cortocircuito: senza possibilità di svalutare, resta solo la strada dei tagli interni. Ma la lezione italiana e greca è chiara: manovre restrittive deprimono il PIL e fanno esplodere il rapporto debito/PIL. È probabile che entro sei anni Parigi superi Roma in questa “classifica nera”.

E non è solo un problema francese. I ceti più fragili, concentrati nelle banlieue, reagiranno, con rischio di instabilità sociale. Macron alza i toni sulla guerra in Ucraina, Berlino raddoppia l’esercito a 400mila unità: segnali che quando la forza economica scricchiola, la risposta è militare.

Per l’Italia, paradossalmente più solida della Francia, la lezione è doppia: difendere i suoi fondamentali e battersi per cambiare regole europee che guardano ai numeri sbagliati.

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  • Redazione

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