di Paolo Falconio*
La certificazione dello Status di Superpotenza. L’ Incontro Trump Putin
L’incontro pianificato in Alaska segna un punto spartiacque dove si infrangono le narrazioni, e si prende atto della realtà.
La Russia è tornata. Lo è da tempo; sono dieci anni che hanno dato il via ad un’offensiva geopolitica nell’ Africa Centrale, sono presenti in Sud America e in Asia. Ma solo oggi il potenziale militare e gli assetti internazionali hanno spinto gli USA a un cambio di postura che di fatto la riporta tra gli attori principali.
Lasciate perdere gli affari, che pure sono importanti per il Presidente americano o i temi pur rilevanti di una possibile base artica cogestita, così come l’accordo tra la NASA e Roscosmos. Intendiamoci sono tutti segnali di una volontà di riprendere un dialogo che trascende la figura del Presidente Americano, ma siamo solo agli inizi e ci sono spinte contrarie interne agli USA che hanno un loro peso e potrebbero rendere vani questi sforzi.
Per quanto attiene all’Ucraina, vive il paradosso di essere stata l’innesco di una serie di mutamenti del precedente ordine internazionale e tuttavia rimanere marginale rispetto agli interessi strategici degli Stati Uniti. Francamente non saprei cosa Trump possa offrire a Putin se non agevolare un cambio al vertice dello Stato Ucraino. Operazione che potrebbe esorbitare le possibilità del Presidente Trump. Credo che questo vertice porterà a qualche dichiarazione di intenti all’ insegna dei buoni propositi. Il mio presentimento, e spero di essere smentito, è che la guerra sarà decisa dalle armi e/o con un cambio al vertice ucraino vicino a Mosca.
Insomma, l’America con la guerra ucraina si è resa conto che una parte del mondo si è aggregata alla Russia e di fatto ne ha messo in discussione l’assetto egemonico.
Questo credo sia il motivo alla base di questo incontro per una nuova diplomazia basata sulla potenza.
Un incontro, che é un incontro tra nemici e che certifica il ritorno della Russia nel club delle superpotenze. Questo è il dato politico e geopolitico fondamentale.
Sul tavolo molte le questioni nodali da affrontare ai fini della sicurezza nazionale a partire dal vantaggio strategico russo nei missili nucleari a medio raggio (i missili ipersonici). Un tema centrale particolarmente sentito negli USA.
Quanto sia produttivo, non saprei dire. Putin vorrà garanzie che Trump difficilmente potrà dargli.
La politica americana è segnata da una continuità di intenti nella neutralizzazione della Russia. Ciò che è cambiato è che dovranno guardare anche al termometro del Cremlino, il quale ha perso ogni soggezione e potrebbe intervenire nello stile della vecchia URSS. Intendiamoci la Federazione Russa é una pallida promanazione della vecchia URSS, ma è disponibile a versare il proprio e l’altrui sangue per difendere i suoi interessi vitali. Vedremo se anche rispetto agli ulteriori scenari, in primis il Caucaso, si riuscirà a trovare un modus vivendi o continueremo a procedere verso l’entropia della guerra.
Il tutto avverrà cercando di intrecciare relazioni e business che rendano la Russia meno dipendente dalla Cina che rimane la minaccia principale per gli USA. Inoltre americani e russi parlano una lingua comune forgiata durante la guerra fredda. Si comprendono. Una comprensione che invece, almeno per gli USA é totalmente assente con i cinesi. Avere una linea aperta con i russi potrebbe tornare utile anche sul piano diplomatico.
Al di là degli scenari ucraini, che rimangono aperti, Putin è riuscito a far sedere al tavolo l’amministrazione americana per definire una nuova possibile architettura di sicurezza da nemici non direttamente belligeranti. E questa è la più grande vittoria che Putin potesse sperare di avere e che dai tempi di Obama e fino ad oggi gli USA gli avevano sempre negato. La certificazione di uno status che non poteva non avvenire di fronte a 1600 testate nucleari operative, al possesso della triade nucleare, a 1.500.000 uomini effettivi e 5.000.000 di riserve. Ad un soft Power terzo mondista e attualmente ad un apparato industriale bellico impressionante e ad un dispositivo militare sovradimensionato rispetto alle esigenze della guerra Ucraina.
Insomma la Russia ha sicuramente un peso specifico minore rispetto agli USA e alla Cina ed è anche vero che ha perso posizioni strategiche nel baltico e in Siria, ma sono anche abituati a giocare partite molto lunghe e al di là della propaganda, la vittoria sull’Ucraina (totale o parziale), è anche una vittoria sulla NATO (anche se in guerra per procura) e questo è sufficiente perché abbia un posto alla tavola dei grandi.
L’Europa, in questo momento, è totalmente irrilevante e a quel tavolo non è invitata. Al più si intesterà la sconfitta ucraina e questa volta però il prezzo politico delle sue classi dirigenti dovrà essere pagato. Il che vuol dire che si aprirà una fase di fratture interne alla UE e di instabilità.
* Membro Consejo Rector de Honor y Conferenciante presso Siciedad de Estudios Internacionales (SEI)




