Il Sole 24 Ore di domenica 3 agosto ha pubblicato una intervista a piena pagina ad Alessandro Profumo.
Profumo è un uomo di potere italiano. Già ai vertici di Unicredit, Leonardo e MPS, ha profonde conoscenza di ogni meandro del potere politico ed economico-finanziario non solo italico ma anche europeo.
Profumo nell’incipit della sua lunga intervista, che introduce il tema dell’articolo, esordisce nel declinare “…l’unione dei puntini..” ove palesare zone d’ombra governate da ombre che influiscono in modo determinate sulle decisioni di governi, parlamenti e sulla vita di ogni giorno di popoli e nazioni.
Scritto da pennivendoli potrebbe essere l’ennesima affermazione di complottisti o terrappiattisti da operetta, ma espicitata da un personaggio come Profumo merita un minimo di attenzione.
Si impone pertanto una attenta disamina di elementi di base.
Iniziamo da fonti autorevoli.
Il sito https://www.ibm.com/it-it/topics/social-engineering enuncia la seguente definizione a proposito della definizione di “ingegneria sociale”: gli attacchi di ingegneria sociale manipolano le persone inducendole a condividere informazioni che non dovrebbero condividere, a scaricare software che non dovrebbero scaricare, a visitare siti web che non dovrebbero visitare, a inviare denaro a criminali o a commettere altri errori che compromettono la loro sicurezza personale o quella dell’organizzazione.
Poremmo aggiungere che l’ingegneria sociale utilizza la manipolazione psicologica e sfrutta l’errore o la debolezza umana piuttosto che le vulnerabilità tecniche o digitali del sistema, non a caso proprio per questo viene talvolta definita “hacking umano”.
Ma un altra fonte, con visione umanistica, incrementa la nostra conoscenza. Il sito https://www.sociologiaonweb.it/lingegneria-sociale-come-paradigma-metodologico con un articolo del 9 luglio 2025 a cura di Franco Faggiano ci rende edotti sulla seguente definizione: L’ingegneria sociale (social engineering) è frequentemente associata al campo della sicurezza informatica e alla manipolazione dei comportamenti individuali per fini illeciti. Tuttavia, una lettura sociologica del concetto permette di riconoscere in esso un approccio metodologico utile all’analisi e alla trasformazione dei processi sociali. Attraverso un esame dei contributi classici (Durkheim, Weber) e contemporanei (Bauman, Giddens, Bourdieu).
Il raffinato autore si dilunga nel suo articolo nel contributo conferito dagli scienziati sociali citati e nelle conclusioni scrive:cNell’era digitale, le piattaforme algoritmiche costituiscono nuove forme di ingegneria sociale invisibile. I social media, attraverso la selezione automatica dei contenuti, modellano le percezioni, i desideri e le interazioni degli utenti. Tale fenomeno richiama i concetti di Bourdieu sul potere simbolico e quelli di Bauman sul consumo come forma di identità. L’ingegneria sociale, reinterpretata alla luce dei contributi contemporanei, si configura come una categoria utile per analizzare i processi di influenza e cambiamento sociale. Essa non è solo uno strumento di controllo, ma anche un campo di riflessione critica sul rapporto tra struttura e agire, potere e resistenza, pianificazione e spontaneità sociale. La sociologia, da questo punto di vista, è chiamata non solo a descrivere questi processi, ma anche a riflettere sul proprio ruolo all’interno di essi.
Il tema proposto è estremamente complesso. Trattasi di elementi combinati di neuroscienze, epigenetica, scienze comportamentali, chimica e biologia.
Un altro esempio.
Negli ultimi decenni, con sapiente dosaggio di alimenti e farmaci, è stato abbassato il livello di testosterone nelle popolazioni maschili in età fertile.
Ricerca su fonti mediche aperte orientate alla prevenzione di malattie maschili fci dicono che: “….Gli inibitori della 5-alfa reduttasi, come la finasteride e la dutasteride, riducono la conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT), una forma più potente di testosterone”. Ed ancora “…Gli agonisti del GnRH (ormone di rilascio delle gonadotropine), come la leuprolide e la goserelina, sopprimono la produzione di testosterone …”.
Si potrebbe continuare all’infinito, ma alla fine è meglio scrivere di cose di tutti i giorni.
Ad esempio, come inquadrare la tematica dei “Tik Tok”, diventata componente comportamentale quotidiana dei cittadini?
Poi, che dire dei modelli culturali proposti, come la dottrina woke.
Come tacere riguardo la distruzione della famiglia, passata nei decenni da famiglia composta da una molteplicità di individui, che partendo dai nonni a finire ai nipoti, basta andare a rivedere le foto di famiglia per comprenderlo, si potevano contare almeno una ventina di parenti, per arrivare ai giorni nostri ove la famiglia è “single” con allegati cani, gatti, canarini ed aggiunti strumenti di “diletto in solitario” al fine di distruggere anche il fortissimo legame della intimità coniugale.
Ma per realizzare tutto ciò andava abbattuto un ostacolo: la cultura e ciò che ne discende.
Ed ecco allora modelli scolastici insipidi e mediocri, corsi di laurea con lauree inutili, idonee solo a riempire le pareti degli uffici.
La distruzione metodica di ogni forma di meritocrazia.
La persecuzione giudiziaria di ogni forma di possibile pericolo a tale progettualità.
Pubblica Amministrazione compromessa da burocrazia e corruzione.
Sapiente gioco di contrapposizione tra poteri dello Stato.
L’uso della immigrazione come elemento di destabilizzazione.
Pensiamo anche per un attimo agli strumenti.
In primis, attori protagonisti in assoluto, i “media”, mescolatori di falsità ed inganni.
Dissoluzione di ogni metodo scolastico per la selezione della classe dirigente.
Cooptazione di soggetti scadenti ai vertici di ogni organizzazione sociale, politica ed economica.
Ma quale è il “fine”.
Banalmente è sempre lo stesso. Utilizzare e manipolare le debolezze umane per “fare i soldi”.
La domanda finale: chi è in grado di realizzare tutto ciò?
Banalmente lla risposta è la stessa di cui sopra. Chi ha il denaro sufficiente per pagare aziende, governi ed opposizioni, parlamenti, servizi segreti, forze armate, criminalità organizzata e quant’altro, nel grande gioco di chi guadagna di più.
Non stiamo scrivendo, in termini romanzati, della Spectre o di Matrix, ma di realtà fisiche esistenti, costituite da persone in carne ed ossa che ora si sono inventati anche la IA, già esistente da almeno 20 anni, per governare ogni cosa, attraverso l’ultimo strumento: “il caos”.
Cosa fare allora?
Dobbiamo studiare di nuovo tutto…
Buona fortuna.




