
di Alessandro Roazzi
Non avrei mai pensato di dar ragione a Renzi sul salario minimo, dopo che si e’ sfilato dalle opposizioni. Diciamo subito che la ammucchiata non convince in quanto e’priva di un giudizio sul ruolo sindacale e della prospettiva economica della industria italiana. Si iscrive piuttosto nel pauperismo ideologico che ha fatto danni, ma non ai benestanti dei clan di sx, ove il nostro ha assistito impotente quando non corrivo della riduzione delle tutele sul lavoro.
Non si capisce infatti quale legame si voglia rafforzare con la contrattazione che, se non si e’ ciechi, mostra il sopravvento, in non pochi settori, dei desiderata dei datori di lavoro, mentre aumentano i dubbi sul rischio di un ulteriore appiattimento salariale in una con lo spazio offerto alla extracontrattualita’ dei trattamenti economici, alla giungla contrattuale, al ripiegamento verso forme di salari immersi nel lavoro grigio e nero.
Io penso, sbagliando, che cio’ per la Schlein si deve ad ignoranza un po’ presuntuosa forse, per Conte al solito cinismo da assenza di valori evidente, agli altri dalla angoscia di non sparire con i propri demeriti dovuti a mediocrita’ da clan. Il risultato non ci sara’ peraltro. Non comandano loro. Ma non… crescono neppure.
Non hanno capito un elementare constatazjone: il Paese va rimesso in sesto con una azione a 360 gradi, nel quale il grave e prioritario problema e’ quello di restituire una migliore dinamica ai salari che hanno subito colpi durissimi dalla inflazione e dallo aumento dei tassi, oltre che da un sistema fiscale iniquo. Di Conte e dei profughi del massimalismo non mi interessa nulla. Dispiace che il Pd resti prigioniero di slogan che non fanno, mai un grande partito.
Evidentemente tutti loro sono stati abbagliati dal termine minimo: il loro livello.





