Home Opinioni ANCHE RIGUARDO AI DAZI SIAMO DI FRONTE ALLA SOLITA PROPAGANDA ITALICA

ANCHE RIGUARDO AI DAZI SIAMO DI FRONTE ALLA SOLITA PROPAGANDA ITALICA

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L’attuale accordo relativo ai dazi risulta decisamente pessimo non per la quota stabilita, se il 10 % risultava accettabile il 15% risulta certamente negativo, ma perché il tutto non implica, seppur indirettamente, anche una risposta riguardo una vera e propria politica volta a diminuire i costi energetici, cosa che rimane il primo fattore di costo per le imprese, quindi la vera ed unica leva da utilizzare per attutire l’effetto dei dazi.

Si aggiunga, poi, come questo ancora controverso, nella forma applicativa, accordo tra Stati Uniti ed Unione Europea di fatto favorisca la sola Germania che vede ridurre quelli applicati al settore automobili dal 25% al 15%.

In questo problematico contesto in continua e progressiva evoluzione nell’universo politico nazionale si assiste purtroppo, come spesso in passato, ad uno spettacolo che rasenta la tragicommedia, semplicemente paradossale. Basti pensare all’inversione delle posizioni rappresentative all’interno del panorama politico, che mostrano i “progressisti”, come principali protagonisti del coro di  critiche  nei confronti dell’accordo siglato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen con il Presidente Trump.

Andrebbe ricordato come, prima della definizione di questo accordo bilaterale, gli stessi protagonisti avessero sempre sostenuto la centralità del ruolo della medesima presidente della commissione europea, quale elemento fondamentale capace di ottenere il miglior risultato possibile. 

Ora, però, di fronte ad un fallimento istituzionale (e personale) europeo senza precedenti, accusano la posizione politica definita “sovranista” dei singoli stati, come la causa del fallimento stesso correlato all’esito della trattativa con il Presidente Trump.

Solo un approccio ideologico può infatti coniare una relazione causa effetto così impropria ed inappropriata, invero falsa.

All’interno della medesima tragicommedia in salsa nostrana, viceversa, la componente avversa, ora al governo, ha azzardato nel definire questo accordo “sostenibile”, un termine decisamente ardito ed utilizzato dalla Presidente del Consiglio Meloni, bypassando i durissimi giudizi espressi dal presidente di Confindustria Orsini, come pure della presidente di Confindustria di Vicenza.

Ancora una volta duole rilevare (in realtà è l’ennesima conferma) l’assoluta lontananza dall’universo produttivo del governo in carica, come della maggioranza che lo sostiene.

In altre parole, anche in questo difficile frangente emerge una imbarazzante e sostanziale incapacità e parzialità ideologica 

dell’intera classe politica nazionale, che trova la propria ennesima conferma in queste imbarazzanti analisi economico/politiche, viziate da un miserabile pregiudizio ideologico.

A questo penosa rappresentazione dell’universo politico nazionale, si aggiunge il senso di inadeguatezza dell’intera classe politica europea, la quale si conferma incapace anche solo di adeguare la propria politica strategica ed economica alle innumerevoli variabili geopolitiche internazionali.

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  • Redazione

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