Home Opinioni ANCHE SUI DAZI I SINDACATI NOSTRANI COME LA POLITICA NON RIESCONO A...

ANCHE SUI DAZI I SINDACATI NOSTRANI COME LA POLITICA NON RIESCONO A USCIRE DAL POLLAIO

0

Il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo: “l’effetto combinato tra l’introduzione dei dazi e un cambio euro/dollaro sfavorevole, che peserà oltre il 20%, per un differenziale complessivo del 35% rispetto allo scorso anno, mette a rischio la tenuta dell’intera filiera manifatturiera”. Il rischio è che ci sia “una perdita strutturale di competitività”…. L’intesa mostra “un’Europa debole, piegata a una logica economica superata e miope”, “contabile, non strategica”, presa “giocando su un terreno scelto da altri” e che rischia “di indebolire non solo la nostra economia, ma anche la nostra posizione geopolitica”. (ANSA).
Tra i tanti commenti al (forse?) accordo sui dazi, quelli politici e quelli “padronali”, la voce del Sindacato l’ho sentita poco. Stavolta Landini e Bombardieri, secondo me, lasciandosi andare a solo scontate chiacchiere, perdono una grande occasione per fare bella figura. Iniziando proprio da una risposta a tono alla Confindustria – con la quale bisogna ovviamente prevedere incontri – e partendo dalla contestazione dei numeri indicati. Il rincaro del 15% di dazi va scontato dei dazi esistenti; la svalutazione del dollaro non è del 20% ed è invece del 13% e visto in prospettiva al 15%. Il totale non è 35%. Se si bara ancora prima di sedersi al tavolo…..
In secondo luogo, chiedendo spiegazioni e prospettive alle imprese del loro rapporto con la finanza. Tutto completamente nuovo, anche per effetto della svalutazione del dollaro che non da solo effetti sul fatturato. Che la finanza sia una variabile/dato del sistema, oggi la principale, è concetto che sfugge. E da ragione a Warren Buffet.
Il meglio dell’intervento di Pozzo, che a me sembra un programma, sta però nel “perdita strutturale di competitività”: temo sia l’annuncio di una rivendicazione di classe, quella padronale, che pensa evidentemente a strette retributive, assieme a qualche “bonus”, ma neanche si interroga sull’efficienza di gestione. Capirei le micro-aziende: ma qui a parlare è Confindustria. Pensare che la proposta congressuale CISL forse non sia fuori del mondo non sfiora la mente. Invece dovrebbe.
A me, però, urge una considerazione. Il Sindacato è il principale corpo intermedio di uno Stato democratico. Essere interlocutore delle strutture politiche è democrazia; esprimere giudizi è essenziale per la formazione di volontà democratiche; aiutare a comprendere cosa avviene nel mondo economico e dunque nel mondo del lavoro ai propri rappresentati è essenziale perché essi si formino una idea precisa del loro stato e delle aspettative da nutrire. La percezione della realtà. Leggo. La CGIL: “Senza cambiare linea politica, c’è il concreto rischio di una tempesta perfetta sull’economia europea e su quella italiana”. Esempio di come riuscire a dire il nulla, ma preoccupante “a prescindere”, con parole in libertà. Intanto, come primo assaggio, l’affermazione si accompagna a qualche richiesta, e qualche contestazione, tutte completamente avulse dalla valutazione di quanto si è verificato e di quanto potrà verificarsi in ambito economico: il quadro generale non viene neanche preso in considerazione. E’ la logica della rivendicazione anziché quella della partecipazione: immutabile. Chiarisco.
Sui riflessi dell’accordo sui dazi leggo qualche “giaculatoria” – e qui si accomuna, ma solo in parte, anche la CISL – maturata solo nell’ambito essenziale ma assolutamente parziale e asfittico dell’occupazione; ma se l’ impatto sarà negativo (si dice mezzo punto di PIL, cioè l’intera crescita prevista) il problema occupazionale non sarà l’unico a doversi gestire. E su questo ritornano le differenze con la CISL. Sul contesto che ha portato ad oggi, poi, il giudizio di Confindustria sullo stato comatoso dell’Europa e sulle sue incapacità è netto. Quello sindacale in sostanza manca.
Dunque una profonda frattura tra giudizi sulla politica di casa, affrontata inoltre non nella sua reale complessità, e su quella europea: con la seconda che manca del tutto. Come se incalzare le forze politiche che governano l’Europa a cambiare profondamente non avesse altrettanta validità della spinta a contestare mancanze e disaccordi col Governo di casa. Ci si chiude in casa per risolvere i problemi e l’Europa resti fuori dei radar? Non è questa la logica dei nazionalismi?

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui