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IN MORTE DELL’ UNIONE EUROPEA

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Di Paolo Falconio 

Miembro del Consejo Rector de Honor y lecturer en la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

In un crescendo rossiniano di impotenza, arroganza e farsa la Commissione Europea, guidata da una donna tanto elegante quanto inadeguata, con tenacia ammirevole sta scrivendo il de profundis del sogno Europeo.

Inutile qui descrivere la follia delle politiche comunitarie che si sono susseguite, sorde alla realtà del mondo, salvo poi doversi arrendere ad esso.

La Commissione Europea, von der leyen (il minuscolo non è un errore) in testa, dovrebbe essere in grado di giocare un ruolo centrale nelle dinamiche mondiali, ma come mi è stato fatto osservare, con questa squadra non si va da nessuna parte, sarebbe come voler giocare la Champions League con giocatori rimediati dal girone scapoli contro ammogliati.

La cosa è ancora più grave perché dietro a questa Commissione ci sono gli Stati Europei, i principali e il consenso è stato bipartisan.

La verità è che l’UE non é rappresentativa e come rappresentante è imbarazzante. A certificarlo sono state le super potenze mondiali. La Russia neanche commenta più le uscite dell’apparatcik europeo, la Cina giustamente non ha protocolli per un’organizzazione internazionale che non é uno Stato e quindi a titolo di cortesia manda un pullman a prendere la von der leyen (sempre minuscolo). Da notare che i cinesi sono molto attenti nel lanciare messaggi, anche simbolici. Ma la definitiva sanzione della umiliazione arriva dall’ alleato, il quale negozia (si fa per dire) ricevendo la Signora, sempre elegantissima, a casa sua in Scozia. La forma in questi casi é anche sostanza e non é un modo di dire. In assenza di protocollo e di peso politico giustamente si negozia a casa. Per garbo, non è stata ricevuta in vestaglia.

Non entriamo nel merito degli accordi, perché per gli impegni di spesa in energia e difesa, la Commissione ha scarsa rilevanza. Come al solito si tratta di avere ritorni da poter rivendere al proprio elettorato. La guerra commerciale, tuttavia, esiste e sarà pesante, ma gli assegni scoperti hanno poco valore.

All’ America di Trump che non mostra un volto amico, contesto di star distruggendo la sua stessa narrazione e gli imperi senza narrazione non durano a lungo. Ma almeno Trump fa l’interesse degli USA.

Un interesse che non va oltre il proprio naso, perché é benzina per partiti e movimenti di opinione che spingono a guardare alle alternative nel mondo. Io che vedo ancora nella bandiera a stelle e a strisce un presidio di libertà e di amicizia posso solo avvisare.

Ma l’Unione Europea non ha scusanti. Ha sottoscritto un periodo di declino economico, di inesistenza nei servizi tecnologici e digitali, di desertificazione del tessuto industriale e pensa di poterlo vendere ai popoli europei come una vittoria.

Per sottoscrivere la propria irrilevanza almeno poteva pretendere un negoziato in una sede istituzionale. Come dicevo la forma é anche sostanza.

Sul piano interno, le reazioni saranno virulente e a meno che non si voglia diventare una democratura, le destre nazionali dilagheranno.

Questa UE non durerà e non ci saranno neanche i funerali. Semplicemente gli Stati si riapproprieranno delle loro prerogative all’ abbisogna e in barba ai trattati. I primi a farlo saranno quegli Stati le cui economie sono ancora in buona salute. Rimarrà forse un’area di libero scambio, ma il processo di integrazione europeo, voluto dai padri dell’Europa è finito. Nessuna ulteriore delega di funzioni… Un’ inversione di tendenza storica.

La Signora dai modi raffinati e sempre elegantissima (ma neanche troppo), sarà ricordata come l’artefice della fine del sogno Europeo. É sfuggita alla sfiducia, ma rimarrà nella storia.

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  • Redazione

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