Ossessionati dai dazi, ciechi sulle filiere: l’Europa non ha capito il gioco
In Europa si continua a discutere di tariffe come se fosse quella la vera posta in gioco. I dazi americani fanno notizia, le contromisure cinesi fanno scalpore, ma quasi nessuno — in Italia o a Bruxelles — sta analizzando il problema per com’è davvero: una guerra sistemica per il controllo delle filiere industriali e delle materie prime strategiche.
La tariffa è solo l’ultimo passo. La parte più semplice da capire, e infatti è quella su cui ci si concentra. Quella più complicata, strutturale e decisiva — dove si estrae, chi raffina, dove si assembla, chi certifica, chi ha i brevetti — viene sistematicamente ignorata.
Prendiamo il caso del cobalto: viene estratto per il 70% in Congo, ma raffinato in Cina. Nessuna azienda europea può produrre batterie al litio senza passare da Pechino. O il gallio e il germanio, usati nei semiconduttori e già sottoposti a restrizioni cinesi all’export. Oppure il platino e il palladio, usati nelle auto, e concentrati tra Russia e Sudafrica.
Washington e Pechino lo sanno e agiscono. Gli USA stanno costruendo un blocco produttivo selettivo con Canada, Australia, Messico e Corea. Non solo miniere, ma incentivi fiscali, riconversioni industriali, trasferimento di tecnologia. La Cina fa lo stesso con l’Africa e l’America Latina. Noi in Europa? Fermi al “meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere”.
E l’Italia, che vive di manifattura ad alta intensità tecnologica e di filiere lunghe, è completamente esposta. Siamo un paese che produce, ma non possiede né le miniere né i contratti sulle materie prime né le raffinerie avanzate. Importiamo tutto. Eppure nessuno sta impostando una strategia di autonomia industriale. Nessuno ha il coraggio di dirlo: senza accesso garantito a metalli e componenti critici, non ci sarà transizione green, digitale o militare che tenga.
Quello che sta per arrivare non è solo un rincaro. È una riscrittura delle priorità produttive. E chi non controlla le risorse resta fuori. Altro che dazi. Qui si gioca la sopravvivenza industriale del continente.




