

Il Divo Giulio (Andreotti) diceva che a pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina.
Nei giorni scorsi, appena approvato il “Big Beautiful Bill” dal Congresso e dal Senato, si è scatenato l’affare Epstein. Colpevole, ovviamente, la reticenza di Pam Bondi, che ha messo in moto il tormentone dell’estate.
Nessuna lista clienti, nessun omicidio, nessuna cospirazione. Solo un memorandum dell’FBI, asciutto e definitivo, che dice: “Epstein si è suicidato.” Fine della storia.
Credibile? No.
La notizia ha fatto saltare i nervi al mondo Maga, soprattutto alla sua ala più radicale, che per anni aveva indicato in Epstein l’anello mancante del rapporto tra potere corrotto e la pedofilia di Stato.
L’Fbi è nelle mani di Kash Patel e Dan Bongino, il Dipartimento di Giustizia in quelle di Pam Bondi, fedelissima di Trump. Eppure, la verità, sostengono gli scatenati dell’area radicale, è ancora sepolta, come la reputazione di chi aveva promesso di portarla alla luce.
La prima a rompere il silenzio è stata Laura Loomer, l’influencer trumpiana nota: “Pam Bondi ci ha mentito, vuole solo diventare la Barbie di Fox News,” ha detto Loomer, chiedendo le sue dimissioni.
Su Epstein troppe falle del sistema carcerario hanno convinto i più, non solo i radicali repubblicani, che il miliardario pedofilo sia stato eliminato. E’ anche la tesi della sua socia Ghislaine Maxwell.
Troppi errori, troppi silenzi, troppa opacità. Il fronte della rivolta si in agitazione.
Alcuni esempi di quanto viaggia su X danno l’idea
Brian Allen: “Trump è appena intervenuto per impedire a un giornalista di chiedere a Pam Bondi del “minuto mancante” nel filmato della prigione di Epstein. Il panico era visibile. Si potrebbe pensare che la richiesta riguardasse segreti di sicurezza nazionale e non un trafficante di sesso senza clienti, senza registrazioni e senza liste. Chiediti questo: se non c’è nulla da nascondere, perché tutta questa confusione ogni volta che qualcuno tira fuori il nome di Epstein?”.
Joe Rogan Podcast Nesw: “Trump risponde bruscamente al giornalista: «Stai ancora parlando di Jeffrey Epstein? Non posso credere che mi stia facendo una domanda su Epstein in un momento come questo»”.
Realtà American: “In un momento scioccante, Trump esplode quando un giornalista gli chiede di Jeffrey Epstein. «State ancora parlando di Epstein?!? Si parla di questo tizio da anni. La gente parla ancora di questo maniaco?». Trump vuole che questa storia finisca al più presto”.
The Vigilant Fox: “L’elenco dei clienti di Epstein avrebbe dovuto essere posto sulla scrivania di Pam Bondi per essere esaminato. Ma mesi dopo, il Dipartimento di Giustizia afferma che tale elenco non esiste affatto. A Karoline Leavitt è stato appena chiesto il motivo di un’inversione di tendenza così repentina. Le sue risposte odierne lasciano perplessi”.
Tucker Carlson: “Come puoi dire che migliaia di bambini sono stati violentati, ma non voglio scoprire chi li ha violentati?! Non voglio una rivoluzione, ma se la volessi, ecco come ti comporteresti.”
Juliette Bryant, sopravvissuta al caso di Epstein, afferma di essere stata rapita da Jeffrey Epstein e si rivolge direttamente all’amministrazione Trump. Il suo messaggio è chiaro: “Avete promesso la lista Epstein ed è per questo che la gente vi ha dato la presidenza”. Bryant afferma che le vittime come Virginia Giuffre vengono eliminate una alla volta. Sostiene che molti ora hanno troppa paura di farsi avanti perché credono che il governo degli Stati Uniti non li proteggerà.
Dire che a Trump è stata data la presidenza perché pubblicasse le liste di Epstein è chiaramente un’esagerazione. Forse ha ragione Brian Allen quando, dopo aver rilevato il “panico” afferma che si “potrebbe pensare che la richiesta riguardasse segreti di sicurezza nazionale e non un trafficante di sesso senza clienti, senza registrazioni e senza liste”.
L’ipotesi ha senso, in quanto Epstein, essendo un miliardario allocco nelle mani di Ghislein Maxwell, è stato eliminato, ma, guarda caso lei, che in molti ritengono agente del Mossad, come suo padre, se ne sta in una prigione in Florida che sembra un albergo di lusso. Sempre prigioniera è, ma con tutti i riguardi.
Il tema, pertanto, è relativo ai segreti dei quali è depositaria Ghislaine Maxwell (erede anche di quelli del padre Robert, a sua volta agente del Mossad), che sicuramente non stanno solo nella sua testa, ma da qualche parte ben custoditi. La signora Ghislein non è un’ingenua procacciatrice di giovani per la soddisfazione dei vizi di un’élite di malati mentali.
Forse ha ragione Shabbat Menkaura, che su questo giornale sostiene che Trump si è venduto alla “Famiglia satanista”? O forse il gioco è del tutto intrecciato davvero con segreti di vario genere, custoditi da Robert Maxwell (fatto fuori alle Canarie) e raccolti dalla figlia assieme a quelli in seguito collezionati durante gli amplessi procurati per uomini importanti con bambine addestrate e con altre giovani occasionali?
Il fatto è che la bagarre si è scatenata in coincidenza con il varo del ormai famoso “One Big Beautiful Bill”, firmato da Donald Trump il 4 luglio 2025.
Nel provvedimento di legge si elimina di fatto il business green.
L’impatto sulle politiche verdi è devastante: eliminazione graduale degli incentivi per le energie rinnovabili introdotti dall’Inflation Reduction Act del 2022, come i crediti d’imposta per progetti solari, eolici e di accumulo energetico (La cancellazione è graduale: 100% degli incentivi per progetti iniziati nel 2025, 60% nel 2026, 20% nel 2027); revoca del credito d’imposta per i veicoli elettrici a partire dal 30 settembre 2025, anziché 2032. (Questo riduce il sostegno all’industria delle auto elettriche); introduzione di incentivi fiscali per le industrie del carbone e del petrolio, favorendo le fonti energetiche fossili rispetto alle rinnovabili.
Facciamo un salto in Europa.
L’Effetto Trump si è visto in Europa con le dichiarazioni del cancelliere tedesco Merz che ha affossato le teorie del clima, mandando a quel paese il green.
L’argomento del contendere anti Trump è tutto finanziario e molto anglo francese.

L’Unione Europea ha stabilito che l’aumento delle specie e delle popolazioni di farfalle comuni all’interno degli ecosistemi agricoli entro il 2030 è uno dei tre indicatori su cui i Paesi membri dovranno mostrare progressi come previsto dal Regolamento Ue sul ripristino della natura in vigore dall’agosto 2024.
Gli altri due sono la quota di terreni agricoli con caratteristiche paesaggistiche ad alta biodiversità e lo stock di carbonio organico nel suolo minerale delle terre coltivate.
Nei piani di ripristino nazionali che i Ventisette dovranno presentare a Bruxelles entro il 1° settembre 2026 i governi dovranno scegliere tra almeno due di questi indicatori.
Tutte norme che nella strategia della Commissione Ue getta le basi per un futuro mercato europeo di “crediti natura”.
Di fiore in fiore, leggiadramente volando, le farfalle ci indicano la via da seguire per capire cosa c’è in ballo.
Follow the butterflies.
In ballo c’è il mercato dei credi di natura, dei crediti green, in particolare dei Green Bond, sulla Borsa di Londra (London Stock Exchange, LSE): un segmento finanziario importante e parte integrante della finanza sostenibile promossa a livello globale.
I Green Bond sono obbligazioni emesse per finanziare progetti con impatti ambientali positivi, come energie rinnovabili, efficienza energetica o infrastrutture sostenibili.
Il LSE, attraverso il London Stock Exchange Group (LSEG), è un attore chiave nella promozione della finanza sostenibile. È membro della Climate Bonds Initiative e partecipa ai Green Bond Principles dell’International Capital Markets Association (ICMA), che stabiliscono standard per trasparenza e reporting. Inoltre, il LSEG aderisce alla Sustainable Stock Exchanges Initiative delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di supportare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
Il LSE ha creato segmenti di mercato dedicati agli strumenti ESG (Environmental, Social, Governance), tra cui un segmento specifico per Green e Social Bond, accessibile sia agli investitori istituzionali che retail. Questi strumenti sono certificati da enti terzi.
Nel 2023, il valore globale dei Green Bond emessi è stato di circa 620 miliardi di dollari, con l’Europa che rappresenta il principale mercato (310 miliardi di dollari).
Inizialmente dominato da istituzioni sovranazionali (es. Banca Mondiale, Banca Europea per gli Investimenti), il mercato vede ora una crescente partecipazione di aziende, municipalità e governi, con un ruolo significativo di paesi emergenti come Cina e India.
Oltre ai Green Bond, il LSE promuove anche obbligazioni “climate-aligned”, emesse da aziende operanti in settori che supportano la transizione ecologica, pur non essendo formalmente etichettate come green.
Il mercato europeo dei Green Bond è influenzato dagli EU Green Bond Standards (EU GBS), entrati in vigore a dicembre 2024.
l LSEI Green Bond sono negoziati sul Main Market del LSE, che offre accesso a prezzi in tempo reale e liquidità elevata. Gli investitori possono operare attraverso piattaforme come il sistema elettronico SETS. Inoltre, il LSE gestisce indici come il FTSE 100, che include società con forte attenzione alla sostenibilità, come quelle analizzate da Refinitiv per il loro profilo ESG.
La domanda di Green Bond è spinta da normative come il Green Deal europeo, che richiede investimenti aggiuntivi di 177 miliardi di euro all’anno fino al 2030 per raggiungere gli obiettivi climatici.
Il LSE si posiziona come leader in questo settore, grazie a strumenti dedicati e a una forte integrazione con standard internazionali.
Senza entrare troppo nei particolari tecnici, che non è il nostro scopo e nemmeno il nostro mestiere, la sintesi è: tu sei bravo, ti comporti bene con il green, hai dei crediti che si trasformano in certificati che sono venduti a chi non è bravo, come ad esempio la Cina, che inquina. Per essere bravo paghi di più, sei costretto a comprare la macchina elettrica, a fare diventare green la tua casa e via discorrendo, ma non sai che sei complice di chi non è bravo e inquina, facendo un favore alla finanza. Sei cornuto e mazziato.
In mezzo al giochino, infatti, ci sta la finanza, che ovviamente ci guadagna sull’intermediazione, consentendo a chi non rispetta il green di non rispettandolo pagando i certificati.
È chiaro che la “Famiglia” londinese vede come fumo negli occhi i provvedimenti di Donald Trump, i quali mettono alle strette anche l’Unione Europea, e distruggono il mercato dei crediti green, dei bond, dei certificati, delle farfalle e tutte le altre furfanterie che si sono inventati i maghi della finanza, con la correità di politici e di fanatici. Una truffa colossale a spese nostre, per renderci poveri e felici, come ci ha detto il pensatoio di Davos (Wef).
La partita è grossa, enorme, capace di attivare tutte le contromisure del caso da parte di chi è colpito.
A questo punto sorge la domanda. La negazione dei files su Epstein è un passo falso di Trump? È la dimostrazione, come dice Shabbat Menkaura, del fatto che Trump si è venduto alla “Famiglia” dei satanisti pedofili e al suo potere, oppure è più semplicemente un modo per fare uscire allo scoperto il filone inglese che si è sempre annidato all’interno del deep state Usa?
C‘è qualche legame, ad esempio, con le contemporanee notizie che riguardano l’ex direttore della Central Intelligence Agency (Cia), John Brennan, e l’ex direttore del Federal Bureau of Investigation (Fbi), James Comey, i quali sono oggetto di indagini penali per presunte irregolarità legate all’inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016? Un pacco pensato a Londra e comprato per conto di Hillary Clinton?
La notizia viene da fonti del dipartimento di Giustizia e pubblicata da a “Fox News” e ci informa che Brennan sarebbe indagato per aver reso dichiarazioni false al Congresso, mentre su Comey non sono ancora emersi dettagli specifici.
Le stesse fonti precisano che il direttore della Cia in carica, John Ratcliffe, ha trasmesso all’Fbi una segnalazione formale di possibili illeciti da parte di Brennan, affidando l’esame della questione al direttore Kash Patel. La segnalazione ha portato all’apertura di un’indagine penale tuttora in corso, anche se non è chiaro se il procedimento si limiti alle dichiarazioni rese al Congresso o riguardi anche altri aspetti dell’operato dell’ex capo dell’intelligence. Secondo due fonti del dipartimento, le interazioni tra Brennan e Comey nel 2017 sono considerate dall’Fbi alla stregua di una “cospirazione”, ipotesi che potrebbe ampliare le opzioni perseguibili dal punto di vista penale.
L’indagine su Brennan fa seguito alla declassificazione, avvenuta la scorsa settimana, di un rapporto interno della Cia sull’elaborazione, nel gennaio del 2017, di un documento che concludeva che la Russia aveva cercato di influenzare il voto del 2016 a favore di Donald Trump.
Secondo il rapporto, la redazione del documento sarebbe avvenuta in tempi ristretti e in violazione delle procedure standard, con deviazioni dagli standard analitici e intromissioni politiche da parte di funzionari nominati durante l’amministrazione dell’ex presidente Barack Obama. Particolare rilievo è stato attribuito all’inclusione nel rapporto dell’allora controverso “dossier Steele”, redatto dall’ex agente dell’Mi6 Christopher Steele e contenente accuse non verificate contro Trump. Il dossier fu commissionato dalla società Fusion Gps per conto della candidata democratica Hillary Clinton e del Comitato nazionale democratico (Dnc), ma è stato successivamente ampiamente screditato. Secondo la revisione interna della Cia, la decisione di includere il dossier nel rapporto violava i principi fondamentali dell’analisi d’intelligence e minava la credibilità complessiva della valutazione.
Documenti recentemente desecretati indicano che Brennan spinse attivamente per l’inserimento del dossier nella valutazione dell’intelligence, nonostante le obiezioni interne, come risulta in particolare da una email inviatagli nel dicembre 2016 dal suo vice. Secondo il rapporto, Brennan avrebbe mostrato una “predilezione per la coerenza narrativa rispetto alla solidità analitica”, ignorando le critiche mosse da esperti con esperienza operativa. Brennan, tuttavia, ha dichiarato il contrario in una testimonianza resa al Congresso nel maggio 2023, affermando che la Cia “si oppose fortemente all’inclusione del dossier Steele” nella valutazione del 2017.
La discrepanza tra tale dichiarazione e i documenti interni costituisce uno dei punti centrali dell’indagine per false dichiarazioni. Secondo fonti vicine al direttore Ratcliffe, quest’ultimo non sarebbe rimasto sorpreso dalle conclusioni della revisione, date le sue posizioni critiche nei confronti di Brennan. Tuttavia, avrebbe ritenuto necessario trasmettere formalmente gli elementi emersi all’Fbi per una valutazione penale, ritenendo che l’ex direttore della Cia “abbia tradito la fiducia dell’opinione pubblica”.
Che ci sia un contrasto tra Fbi e Dipartimento di Stato è attestato dalla notizia di Cnn, che il vicedirettore dell’FBI Dan Bongino avrebbe detto pubblicamente che sta valutando la possibilità di dimettersi nel mezzo di un grave scontro tra l’Fbi e il Dipartimento di Giustizia sulle continue conseguenze del rilascio di memorie su Jeffrey Epstein. Ciò avviene dopo un acceso confronto con il procuratore generale Pam Bondi sulla gestione del caso all’inizio della settimana.
Le lotte intestine sul caso sono giunte al culmine durante un incontro di mercoledì, che includeva Bongino, Bondi, il direttore dell’Fbi Kash Patel e il capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles.
Bongino e Patel si sono confrontati sul fatto che l’Fbi voleva che venissero rilasciate più informazioni, ma alla fine è stata ostacolata dal Dipartimento di Giustizia.
Molti degli stretti consiglieri del presidente Donald Trump, sia all’interno che all’esterno della Casa Bianca, sarebbero, secondo Cnn, frustrati dalla gestione da parte di Bondi dei cosiddetti dossier Epstein, dopo giorni di intense critiche da parte di alcuni dei più devoti sostenitori del presidente.
I funzionari dell’Fbi e della Giustizia erano in disaccordo da mesi sulla gestione della revisione dei file di Epstein.
Fbi e Cia, pertanto, sono nell’occhio del ciclone e non si capisce quando finirà quello che è un vero e proprio ripulisti.
Elon Musk, quando era operativo come tagliatore di teste, in qualità di capo del Department of Government Efficiency (DOGE) ha di fatto eliminato l’U.S. Agency for International Development (USAID), l’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, da sempre legata alla Cia e, soprattutto, alla parte della Cia che guarda a Londra.
Usaid è stata messa sotto il controllo di Marco Rubio, il quale ha annunciato che il Dipartimento di Stato ha avviato, venerdì, il licenziamento di oltre 1.300 dipendenti, come parte di una drammatica riorganizzazione strutturale.
Secondo quanto riferito dall’agenzia Associated Press, un alto funzionario del dipartimento ha comunicato che sono state inviate notifiche di licenziamento a 1.107 funzionari pubblici e 246 membri del servizio estero con incarichi sul territorio statunitense.
I tagli fanno parte di una strategia più ampia dell’amministrazione Trump per ridurre le dimensioni del governo federale, un obiettivo che include l’eliminazione totale di agenzie come Usaid e il Dipartimento dell’Istruzione.
Nel caso del Dipartimento di Stato, la riorganizzazione interesserà oltre 300 uffici, dando priorità alla chiusura di unità considerate ridondanti o ideologicamente incompatibili con le politiche del governo.
“Alcuni di questi sono posti che stanno venendo eliminati, non persone”, ha detto Rubio, alludendo a posti vacanti e pensionamenti anticipati, assicurando che l’intenzione non è quella di disfarsi del personale, ma di ottimizzare le risorse.
Tra i programmi più colpiti ci sono quelli legati ai diritti umani, all’immigrazione, alla promozione della democrazia e all’assistenza ai rifugiati.
Usaid è stata chiusa e sono iniziati licenziamenti nella Faa, nella Noaa e nel Dipartimento della Salute.
L’altra agenzia in odore di rapporti con Cia e servizi inglesi è il National Endowment for Democracy.
La National Endowment for Democracy (Ned), creata nel 1983, è un’organizzazione non-profit statunitense finanziata dal governo, che sostiene la promozione della “democrazia” in tutto il mondo. Sebbene non sia ufficialmente collegata alla Cia, la Ned è stata criticata per essere stata creata per sostituire le operazioni segrete della Cia.
La Ned è stata istituita dopo che una serie di operazioni segrete della Cia nel finanziare gruppi democratici all’estero erano state esposte, portando il Congresso a limitare le attività della Cia stessa. La Ned, pertanto, è stata concepita per operare, formalmente, apertamente e legalmente, finanziando progetti che promuovano la democrazia, in sostituzione delle operazioni segrete della Cia. Tuttavia, nonostante la sua natura dichiaratamente trasparente, la Ned è stata accusata di essere una copertura per le attività della Cia, in particolare per quanto riguarda l’influenza sugli affari interni di altri paesi. La Ned è stata accusata di sostenere gruppi e movimenti che alla fine hanno portato a cambiamenti politici, inclusi alcuni considerati colpi di stato o crisi politiche.
Il termine party in inglese significa sia partito che festa.
America Party di Elon Musk cos’è? Un partito o una festa, un gran bailamme di frizzi e lazzi, per depistare l’attenzione dal buco nero che riguarda tutta la finanza del green, della quale, ovviamente hanno beneficiato largamente tutti coloro che hanno prodotto secondo le regole di crediti, certificati, bond, e via discorrendo?
E tirare in ballo, con una provocazione estiva, le liste di Esptein, ben sapendo che se ci sono segreti non sono quelli della pedofilia, ma quelli strappati sotto le coperte a potenti schifosi che potrebbero contrastare la distruzione della finanza green e dei legami Cia e Fbi con Londra, può essere un modo per lanciare un messaggio terribile a chi di dovere?
Per ora la signora Ghislaine Maxwell è ben custodita in Florida e i suoi segreti da qualche parte saranno stati depositati. E se la signora è un agente del Mossad, chi ha in mano il timone del gioco?
Non dimentichiamoci che gran parte del partitone mondiale si gioca in Medio Oriente e che Israele è il fulcro della partita. Non dimentichiamoci che l’Unione Europea nella partita medio orientale ha solo messo i bastoni tra le ruote, giocando su più tavoli. Non dimentichiamoci, infine, che Londra nella vicenda ucraina è stata, ed è, assieme ai vertici europei, la prosecutrice delle politiche dei neocon.
Forse è necessario guardare alla questione Epstein con gli occhi della complessità.





