
Le stime e le indiscrezioni sono confermate: Hamas ha pubblicato su X una nota ufficiale per dire che ha “inviato una risposta positiva ai fratelli mediatori ed è pienamente pronto ad avviare immediatamente un ciclo di negoziati sul meccanismo di attuazione di questo quadro”.
Ossia il cosiddetto ‘piano migliorato’ dell’inviato per l’amministrazione Usa Steve Witkoff. La stessa bozza accettata da Israele, secondo l’annuncio fatto dal presidente Usa Donald Trump nei giorni scorsi.
Tuttavia, come sempre, Hamas gioca sull’equivoco e sui particolari.
L’ufficio del Primo Ministro israeliano ieri sera a tarda ora ha confermato in una nota che una squadra negoziale israeliana si recherà oggi in Qatar per colloqui sulla liberazione degli ostaggi. L’Ufficio del Primo Ministro ha però precisato che “le modifiche che Hamas sta cercando di apportare alla proposta del Qatar ci sono state consegnate ieri sera e non sono accettabili per Israele”. Hamas vuole tre cose fondamentali. Vuole che l’accordo stabilisca che i colloqui per un cessate il fuoco permanente continueranno fino al raggiungimento di un accordo; che gli aiuti vengano ripresi pienamente attraverso meccanismi sostenuti dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni umanitarie internazionali; e che le IDF si ritirino sulle posizioni che mantenevano prima del crollo del precedente cessate il fuoco a marzo.
Come volavasi dimostrare, Hamas gioca sui particolari.
Inoltre, come riporta il New York Times, l’ultimo comandante dell’ala militare di Hamas, avrebbe dichiarato nelle ultime settimane ai suoi omologhi che o raggiungerà un “accordo onorevole” per porre fine in modo permanente alla guerra a Gaza oppure il conflitto diventerà “una guerra di liberazione o una guerra di martirio”.
Considerando che non si può avere alcuna fiducia in quel che dice l’organizzazione terroristica che ha i suoi comandanti militari a Gaza e quelli politici miliardari in Qatar, solo preoccupati che la pace non comporti la fine dei loro possedimenti, la palla passa all’Iran e, dietro le quinte, alla Russia, che deve fare in modo che Hamas se ne vada dalla striscia definitivamente.
Con la presenza di Hamas nella striscia non esiste alcuna certezza di chiudere una vicenda annosa, che ha comportato immensi lutti ai cittadini e immense ricchezze ai capi dell’organizzazione terroristica.
I patrimoni dei leader politici di Hamas all’estero, come ha riportato in più occasioni la stampa italiana, sono ingenti.
Ad esempio Ismail Haniyeh, ex capo politico di Hamas, assassinato nel 2024, si stima avesse un patrimonio di circa 4 miliardi di dollari, secondo alcune fonti arabe come Al-Majalla. Viveva a Doha, in Qatar, dove si era trasferito nel 2019, conducendo uno stile di vita lussuoso, in contrasto con le difficoltà della popolazione di Gaza. Suoi figli, come Hazem e Maaz Haniyeh, sarebbero stati coinvolti nella gestione di patrimoni immobiliari, con Maaz che avrebbe ottenuto un passaporto turco per amministrare beni a Istanbul.
Khaled Mashal, ex leader politico di Hamas, si stima controllasse una fortuna di circa 4-5 miliardi di dollari. Anch’egli residente in Qatar, è stato descritto come figura di spicco che vive in condizioni di lusso.
Musa Abu Marzuk, numero due di Hamas, avrebbe un patrimonio stimato tra 2 e 3 miliardi di dollari, secondo la rivista Al-Majalla.
Nel 2019, Suheib Yousef, figlio di uno dei fondatori di Hamas, denunciò la corruzione dei leader, sostenendo che traggano profitto da aiuti internazionali e attività come il contrabbando attraverso i tunnel di Gaza, vendendo informazioni all’Iran per sostegno finanziario.
La leadership di Hamas all’estero, in particolare in Qatar, ha beneficiato della protezione e del supporto finanziario di Paesi come il Qatar stesso e l’Iran, che facilitano le loro attività politiche e diplomatiche.
Il vizio di usare gli aiuti internazionali per costruire fortune personali non è nuovo nel mondo del leader palestinesi.
Ingente, ad esempio, il patrimonio all’estero di Yasser Arafat.
Nell’agosto 2002, il servizio segreto militare israeliano stimò il patrimonio personale di Arafat a circa 1,3 miliardi di dollari. Il magazine Forbes, basandosi su tali rivelazioni, lo classificò al sesto posto nella lista “Re, regine o despoti”, indicando un patrimonio di almeno 300 milioni di dollari.
Un’inchiesta del 2003, commissionata dal ministro palestinese delle finanze Salām Fayyād, condotta da una società internazionale di revisione, concluse che Arafat disponeva di un patrimonio occultato di almeno 1 miliardo di dollari. Questo includeva investimenti in un’azienda di imbottigliamento della Coca-Cola a Ramallah, una compagnia telefonica tunisina e capitali depositati negli Stati Uniti e nelle Isole Cayman. Si ipotizzò che parte di questi fondi derivasse da denaro pubblico stornato da Arafat per il suo controllo personale, anziché per la causa palestinese.
Al momento della sua morte nel 2004, Forbes stimò il patrimonio di Arafat a circa 200 milioni di dollari, collocandolo al nono posto tra i capi di stato più ricchi. Altre fonti, come la CIA, avrebbero ipotizzato cifre più alte, fino a 6 miliardi di dollari.
Le accuse suggeriscono che parte del patrimonio di Arafat derivasse da fondi internazionali destinati al popolo palestinese, ma stornati per scopi personali.
Al di là di queste belle figure che mentre la loro gente muore accumulano miliardi, il fatto è che a proteggerli c’è il Qatar, emirato che ora deve fare i conti con la necessità che Hamas esca definitivamente dalla striscia di Gaza, al fine che questa venga affidata al controllo dell’Arabia Saudita.
Ovviamente a dover chiudere la partita c’è in primo luogo l’Iran e, come è facilmente immaginabile, gli accordi su Gaza implicano una mano del Cremlino, con Putin che deve garantire che Hamas non avrà più alcuna possibilità di entrare in partita.
Tornando alla cronaca, la risposta dell’organizzazione islamista era attesa da ore da tutto il Medio Oriente, che guarda con preoccupazione per il destino stesso della regione alle trattative per la fine della guerra a Gaza e la liberazione dei circa 20 ostaggi israeliani ancora a Gaza.
Hamas nel suo comunicato indica di aver “completato le consultazioni interne e con le altre fazioni palestinesi sull’ultima proposta dei Paesi mediatori (Usa, Qatar Egitto) per porre fine all’aggressione contro il popolo della Striscia”.
Una fonte vicina ad Hamas ha riferito a Ynet che l’organizzazione islamista ha chiesto tre modifiche alla bozza americana: riorganizzazione del meccanismo per l’arrivo degli aiuti umanitari in conformità con gli accordi del precedente cessate il fuoco e il ritiro della compagnia statunitense Gaza Foundation; un graduale ritiro dell’Idf sulle posizioni stabilite nel precedente accordo; un impegno a non riprendere i combattimenti anche dopo il cessate il fuoco di 60 giorni con la promessa di proseguire i negoziati. Egitto, Qatar e Stati Uniti devono fornire garanzie per la continuazione del processo.
Diverse indiscrezioni, da parte araba e israeliana riferiscono che il premier Benyamin Netanyahu e il presidente Donald Trump avrebbero l’intenzione di annunciare congiuntamente l’accordo durante il loro incontro di domani alla Casa Bianca.
L’approvazione, se ci sarà una conclusione che abbia un senso e non sia il solito giochetto di Hamas, farà partire 60 giorni di tregua a Gaza durante i quali si terranno i negoziati che dovrebbero mettere la parola fine sul conflitto, sulla sofferenza degli ostaggi ancora vivi e della popolazione nella Striscia.
La tv egiziana Al-Rad nel pomeriggio di venerdì ha anticipato che la leadership di Hamas ritiene che i negoziati debbano proseguire oltre il periodo di 60 giorni di cessate il fuoco previsto (con la garanzia Usa che i combattimenti non riprenderanno nel mentre) fino al raggiungimento di un’intesa finale tra le due parti.
In Israele questa vota, diversamente che in passato, anche il capo di stato maggiore e lo Shin Bet sostengono l’accordo insieme con il governo guardando all’obiettivo prioritario di liberare gli ostaggi il più rapidamente possibile.
Il notiziario di Channel 12 in serata ha riferito di un pesante scontro tra i ministri di estrema destra Itamar Ben Gvir, Bezalel Smotrich e il capo dell’esercito accusato di ‘non eseguire le istruzioni’.
Il primo ministro sarebbe intervenuto alzando la voce, e chiedendo di preparare un piano esteso per l’evacuazione della popolazione di Gaza verso il sud: “Non scenderò a compromessi, Hamas non resterà in alcun modo a Gaza”.
Secondo la ricostruzione, il capo dell’Idf Eyal Zamir si sarebbe opposto al progetto di controllo sulla popolazione palestinese, avvertendo: “Volete un’amministrazione militare? Chi gestirà due milioni di persone?”. “Non voglio un’amministrazione militare – avrebbe risposto Netanyahu – ma non sono disposto a lasciare lì Hamas in alcuna forma. Preparate un piano di evacuazione, voglio vederlo quando tornerò da Washington”, avrebbe ordinato.
Secondo fonti di Gerusalemme, durante il cessate il fuoco l’Idf rimarrà dentro il perimetro della zona cuscinetto al confine tra Gaza e Israele, compresi altri 250 metri all’interno della Striscia.
Quindi il nuovo perimetro si estenderà da 1,2 a 1,4 chilometri dentro Gaza. L’esercito, secondo le previsioni di Tsahal, non si muoverà dal Corridoio Filadelfia, tra l’enclave e l’Egitto.
Come ormai appare chiaro, la ridefinizione delle aree di influenza e delle vie dei commerci è pienamente in atto e in questa ridefinizione ricade anche la vicenda ucraina.
Vicenda ucraina che vede la Russia impegnata con avanzate nella parte settentrionale dell’oblast’ di Sumy.
Secondo ISW, i filmati geolocalizzati pubblicati il 4 luglio indicano che le forze russe hanno recentemente conquistato Novomykolaivka (a nord-est della città di Sumy) e sono avanzate a sud-est dell’insediamento.
Le forze russe hanno attaccato nell’Oblast’ di Sumy settentrionale, incluso il nord della città di Sumy vicino a Kindrativka e Kostyantynivka e il nord-est della città di Sumy vicino a Myropillya.
Il portavoce di un distaccamento di confine ucraino ha riferito che i combattimenti più intensi si svolgono attualmente in direzione di Sumy.
Un milblogger russo ha affermato il 3 luglio che le forze russe sono avanzate vicino a Vovchansk (a nord-est della città di Kharkiv). Le forze russe il 3 e 4 luglio hanno attaccato a nord della città di Kharkiv vicino a Hlyboke e Zelene e a nord-est della città di Kharkiv vicino a Vovchansk.
Un milblogger russo ha affermato che le forze ucraine contrattaccarono vicino a Vovchansk.
I milblogger russi hanno affermato che le forze russe sono avanzate a nord e a ovest di Kamyanka (a nord-est di Kupyansk) e hanno conquistato Stroivka (a nord-ovest di Kamyanka lungo il confine internazionale).
Le forze russe hanno attaccato a nord di Kupyansk vicino a Petropavlivka, Kindrashivka, Holubivka e Radivka e lungo il confine internazionale verso Ambarne e vicino a Milove.
I filmati geolocalizzati pubblicati il 3 luglio indicano che le forze russe sono avanzate nel centro di Milove, ma L’ISW afferma di non poter valutare se le forze russe mantengono posizioni durature nell’insediamento.
Elementi del 121° reggimento fucilieri motorizzato russo (secondo quanto riferito della 68a divisione fucilieri motorizzata, 6° CAA, LMD) stanno operando in direzione di Kupyansk.
Le forze russe continuano gli assalti a nord di Borova vicino a Zahryzove; a nord-est di Borova vicino a Zelenyi Hai; a est di Borova vicino a Nadiya; e a sud-est di Borova vicino a Hrekivka e verso Olhivka. Le forze russe continuano inoltre gli assalti a nordovest di Lyman vicino a Karpivka, Ridkodub e Kolodyazi; a nord di Lyman vicino a Novyi Myr e Zelena Dolyna e in direzione di Shandryholove; a nordest di Lyman vicino a Torske; e a sudest di Lyman nell’area forestale di Serebryanske.
Le forze russe hanno attaccato a nordovest di Siversk vicino a Dronivka, a nordest di Siversk vicino a Serebryanka, a sudest di Siversk verso Vyimka e a sudovest di Siversk vicino a Fedorivka.
Le riprese geolocalizzate pubblicate il 4 luglio indicano che le forze russe sono avanzate di recente nell’edificio n. 2 dell’impianto refrattario di Chasiv Yar nel sud-ovest di Chasiv Yar.
Le forze russe hanno attaccato a nord di Toretsk vicino a Dyliivka; a nord-ovest di Toretsk vicino a Rusyn Yar, Poltavka, Yablunivka e Oleksandro-Kalynove e verso Katerynivka, Stepanivka e Pleshchiivka; e a sud-ovest di Toretsk vicino a Romanivka.
Le forze russe hanno attaccato a nord-est di Pokrovsk vicino a Novotoretske, Razine, Myrne e Malynivka e verso Volodymyrivka e Sofiivka; a est di Pokrovsk vicino a Myrolyubivka e Promin e verso Novoekonomichne e Myrnohrad; a sud di Pokrovsk vicino a Novoukrainka; e a sud-ovest di Pokrovsk vicino a Udachne e verso Molodetske e Novopidhorodne, Oblast di Dnipropetrovsk.
Un milblogger russo ha affermato che le forze russe hanno catturato Tolstoi.
Le forze russe hanno attaccato a nord-est di Novopavlivka vicino a Novoserhiivka; a est di Novopavlivka vicino a Kotlyarivka; a sud-est di Novopavlivka vicino a Oleksiivka, Horikhove e Dachne; a sud di Novopavlivka vicino a Zaporizhzhia, Yalta, Zirka, Komar, Piddubne, Myrne e Hrushivske e verso Tolstoi e Andriivka-Klevtsove; e a sud-ovest di Novopavlivka verso Voskresenka.
I filmati geolocalizzati pubblicati il 3 luglio indicano che le forze russe hanno recentemente catturato Vesele e sono avanzate a nord di Shevchenko (entrambi a nord-ovest di Velyka Novosilka).[75]
Le forze russe hanno attaccato a nord-ovest di Velyka Novosilka vicino a Vilne Pole, Shevchenko e Maliivka, nell’oblast di Dnipropetrovsk.
Le forze russe hanno attaccato a sud-ovest di Orikhiv vicino a Kamyanske e verso Novoandriivka e Novopavlivka.
E’ sempre più chiaro che la frenata Usa sulle armi all’Ucraina consente manovrabilità a Mosca, che sta attaccando su tutto il fronte, in cambio di un impegno nel Medio Oriente a chiudere la questione di Gaza e a fare in modo che si possano stipulare i nuovi Accordi di Abramo.
Vedremo presto se Putin ha in mano la situazione e sarà capace di chiudere la partita di Gaza.





