
Quando pensiamo che nel settore della sicurezza ormai il fondo sia stato toccato e nulla possa più sorprenderci, ecco che questo nostro incredibile Paese riesce a stupirci ancora.
E lo fa con ben due notizie sbalorditive.
La prima riguarda il caso Ramy.
Qui, non essendo riusciti in alcun modo a dimostrare il fantomatico speronamento, negato dallo stesso consulente di fiducia della Procura, ora la stessa Procura vuole processare il Carabiniere che inseguiva la moto, lanciata nella fuga spericolata, perché nel farlo… non rispettava la distanza di sicurezza.
La seconda riguarda l’onorevole Cucchi.
Mai avrei immaginato di vederla impegnata nel difendere un Carabiniere.
Eppure è successo.
Sia lei, sia tutta la stampa progressista (da “La Repubblica” a “Fanpage”), nonchè fior di intellettuali di sinistra, si stanno adoperando da giorni nell’intentare il processo di beatificazione di un Generale.
Con lampeggianti rossi accesi e sirene spiegante vanno in soccorso del Comandante della Scuola Marescialli, brutalmente rimosso dall’incarico dal Comando Generale, per aver proferito un discorso, perlomeno ambiguo, ai neo-marescialli.
Le due notizie di per se sorprendenti paiono non avere nulla in comune. Eppure un sottile ma perfido filo rosso le unisce.
Non so cosa abbia voluto veramente dire il generale in quel discorso. E forse non lo sa bene neanche lui.
So però cosa ha detto.
La prima frase:
«Aiutare un anziano ad attraversare la strada ha più impatto di trovare 300 tonnellate di cocaina e arrestare 20 persone».
E questo ha un significato ben preciso: la funzione sociale ha più rilevanza della funzione di polizia giudiziaria e di sicurezza.
La seconda frase:
«Quando arriverete al reparto, andate subito a vedere dove sta la palestra, il centro estetico, l’agenzia di viaggio… poi farete le vostre cose, le farete bene. Farete quello che è possibile. Il vostro benessere è superiore a qualunque procedura».
E anche questo ha un significato ben preciso: “Fate quanto dovete per la comunità, né più, né meno, ma pensate per primo a voi stessi”.
In molti, nelle fila dell’Arma, dove la persona del Generale gode di stima e rispetto, nel tentativo di giustificarne il pensiero, si sono sperticati nel dargli svariate e fantasiose interpretazioni.
La più quotata è quella che vorrebbe intravedere nel suo messaggio una rivoluzionaria provocazione contro il depotenziamento delle forze dell’ordine, contro il quotidiano vanificarsi del loro operato, contro gli “atti dovuti” che mettono gli agenti che devono respingere una violenza dinanzi a solo due scelte: o soccombere o reagire e finire sotto processo e, non ultimo, come il caso Ramy insegna, contro l’impossibilità materiale di poter più fare il proprio lavoro.
Ma magari avesse usato tali motivazioni!
Sarebbe stato uno di quei discorsi che entrano nella storia.
A quel punto, però, non ci sarebbe stata alcuna beatificazione,
Al contrario il Generale sarebbe stato demonizzato.
La sinistra, con la Cucchi in prima fila, ne avrebbe chiesto la testa su un vassoio d’argento.
E la magistratura avrebbe finanche aperto un fascicolo processuale per istigazione a delinquere.
NO. Non era quello lo scopo. Purtroppo non lo era.
Tanto è vero che le parole del generale, nella narrativa buonista, sono state così sintetizzate: «??????? ????? ???̀ ??? ?????????» (come se reprimendo la criminalità non si aiutasse la collettività) e «?????? ????? ????? ????? ????’?????? ????» (come se l’eroismo del donare la propria vita per gli altri non fosse la massima espressione di umanità).
La verità è che, più o meno consciamente, sotto la prospettiva sacrosanta del benessere, la visione del Generale spinge nella prospettiva di Forze di Polizia ancora più depotenziate e mansuete di quanto già non lo siano, più proiettate a funzioni sociali che a funzioni repressive e di controllo del territorio.
Forze di polizia che evitino gli inseguimenti, evitino di accedere se non strettamente necessario nei quartieri a rischio, evitino di reagire alle aggressioni.
Ma sapete che c’è?
Il Generale in realtà tutte queste colpe mica ce l’ha.
Non capisco, infatti, per quale motivo il Comando Generale l’abbia rimosso.
Eh sì, in quel palazzo dovrebbero solo fare mea culpa.
La linea di pensiero del Generale mica si discosta tanto da quella di Roma.
Se andiamo ad analizzare, infatti, l’ultima intervista a tutto tondo rilasciata dall’ex Comandante Generale al Corriere della Sera, vedremo che anche lui vanta la funzione sociale dei Carabinieri ed indica inidonea la “risposta securitaria” delle Forze di Polizia nelle periferie.
E vogliamo parlare di quando mandarono gli allievi Carabinieri di Campobasso con la scopetta in mano a ripulire il paese?
E che dire della pagina fb: “Carabinieri” gestita proprio dal Comando Generale dove si esaltano solo le azioni in favore di anziani e animali?
Diciamoci la verità: si sta trasformando la figura dell’operatore delle forze dell’ordine da sbirro ad assistente sociale, a boy scout.
Io non dico che sia sbagliato puntare i fari sulla tutela nei confronti dei più vulnerabili e la prossimità con il cittadino.
Quello che è sbagliato, però, è ignorare e dimenticare l’altra faccia del pianeta delle scimmie, dimenticare e lasciare in ombra tutti quei Carabinieri che ogni giorno combattono da soli un crimine sempre più violento in condizioni disumane e disumanizzanti.
Quello che è errato è non spendere mai mezza parola per sostenerli anche quando, come nel caso del Carabiniere del Radiomobile di Milano, vengono sottoposti a processi insensati solo per aver fatto il loro dovere.
A meno che non sia proprio questo l’obiettivo finale: forze di Polizia che svolgano i loro compiti come se svolgessero una qualsiasi attività lavorativa.
Senza valori, senza passione, senza ideali, senza iniziativa, senza coraggio, senza senso del dovere, senza spirito di sacrificio, senza senso di appartenenza, senza senso patrio… ma solo con un immenso spirito umanitario.
Se così fosse, basta dirlo chiaramente e modificare i compiti che l’ordinamento giuridico assegna alle Forze dell’ordine.
Indubbiamente ad una certa élite questa visione non dispiacerebbe.
Ecco perché proprio coloro che ieri davano degli “assassini” ai Carabinieri coinvolti nell’inseguimento di Corvetto, e che oggi sicuramente sono contenti che il Carabiniere finisca illogicamente sotto processo, sono proprio gli stessi che applaudono il Generale!
…lo vedete ora il filo rosso?





