
Rearm Europe or not RearmEurope: this is the question “se sia più nobile nell’animo sopportare gli oltraggi o prender l’armi contro un mare di tribolazioni e, combattendo, por fine ad esse” e così porre anche fine alle interpretazioni relative alla volontà di Putin di arrivare a Lisbona.
In una democrazia le “tribolazioni” rappresentano il confronto politico anche serrato, al quale chi si oppone esce automaticamente dal perimetro democratico.
La scelta della Commissione Europea, bypassando persino il Parlamento Europeo, si è confermata fortemente sbilanciata verso un piano di Riarmo finanziato con 5 % del singolo Pil nazionale.
In questo assolutamente supportata dalla Germania, la quale vede in questa opportuna strategia la possibilità di “ricreare” esattamente come nel secolo precedente, l’esercito più forte d’Europa (come affermato dal primo ministro Mertz).
Un finanziamento che si dimostrerà semplicemente un volano finanziario a favore della sola industria tedesca.
A supporto di questa visione ideologica e politica, ma non certo strategica, le prima citate ” tribolazioni” democratiche vengono azzerate politicamente ed addirittura indicate come espressione di posizioni antieuropee e nel caso specifico filo putiniane.
Non va dimenticato, poi, come anche in questo caso a sostegno di tale scelta alcuni esponenti del mondo politico anche nazionale, cerchino di trovare una giustificazione economica nella opzione del finanziamento bellico.
Viene indicata, infatti, nel finanziamento al Rearm Europe, come una nuova opportunità di indirizzo della spesa pubblica, la quale risulta finalizzata non solo alla crescita del PIL ma addirittura alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Si cerca, in altre parole, anche in modo esplicito di indicare in questo nuovo finanziamento pubblico nel settore armi e difesa,
la soluzione alla distruzione di massa del settore Automotive ed Industriale in genere, voluta e ricercata dalla Commissione Europea attraverso la cieca e bieca adozione del Green Deal.
Andrebbe ricordato, allora, a questi esponenti anche del governo in carica come il fattore moltiplicatore della spesa pubblica nel settore della difesa sia il più basso (0,5) rispetto agli altri settori economici.
Quindi per ogni euro investito nella Difesa il ritorno economico (o reddito prodotto) è di soli 0,50 euro.
Quando invece il ministro Crosetto, della difesa peraltro, ha affermato che “Ogni euro investito nella Difesa genera circa 2 euro addizionali di valore aggiunto”.
Affermazioni assolutamente prive di alcun riscontro economico ma sulle quali vengono stabilite le politiche anche economiche del governo italiano!!!
Per quanto riguarda, viceversa, la crescita dell’occupazione sempre grazie agli investimenti nel settore della Difesa, andrebbe ricordato al ministro come il settore Automotive in Europa conti 13 milioni di dipendenti (1,3 milioni solo in Italia) i quali dovrebbero essere riconvertiti nel settore difesa ed aerospaziale, nel quale attualmente ne sono occupati 516.000 in Europa (19.000 in Italia).
In questo scenario ancora il ministro Crosetto:”per il Paese per ogni 10 occupati nelle grandi imprese del settore della Difesa ve ne sono altri 30 nelle piccole e medie imprese collegate”. Quando, invece, per ogni euro investito in difesa vengono creati un numero inferiore di posti di lavoro, rispetto al medesimo investimento ma adottato nel settore civile.
Quindi tornando al quesito iniziale l’opzione del Rearm Europe rappresenta una scelta politica e ideologica che non trova giustificazioni se non quelle di un ipotetico quanto non reale volontà di un avanzamento dell’esercito Russo fino a Lisbona.
Ogni tentativo per giustificare l’opzione del finanziamento bellico anche attraverso ridicole argomentazioni economiche come di ipotetiche crescite dell’occupazione rendono l’opzione riarmo esattamente simile a quella del Green Deal: cioè l’essenza stessa del delirio ideologico.





