Home Opinioni IL BOMBARDAMENTO IN IRAN, E’ UNA SVOLTA EPOCALE?

IL BOMBARDAMENTO IN IRAN, E’ UNA SVOLTA EPOCALE?

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Io la vedo così: e giuro che vorrei aver sbagliato tutto.
Il dado è tratto. Non è stato un bombardamento di siti nucleari: è stata la prima atomica non convenzionale che Trump ha fatto esplodere. Il MAGA, rendiamo l’America grande di nuovo, già slogan di Reagan e Clinton, è ora esploso con tutta la sua carica destabilizzante.
Il dollaro era in sofferenza e cominciava a non essere più considerato unica moneta per gli scambi commerciali: da riportare in auge, costi quel che costi. Allora si svaluti nel valore e si rafforzi come riferimento. I dazi come ricatto. «Quella messa in atto non è una strategia per “salvare il sistema”. È una strategia per resettarlo» dicono gli esperti. Un’operazione già messa in campo altre volte: 1944; 1971; 1985. Questi eventi non sono casuali, ma strategie ben coordinate.
Il mercato delle merci è sempre più invaso dai prodotti cinesi, che praticano un dumping di fatto: va riequilibrato a favore degli USA perché il deficit commerciale USA tende ad ingrossare un debito pubblico pauroso. Insostenibile. Unica soluzione: ridefinire aree di influenza intoccabili. Ma intanto la produzione deve prendere la strada contraria alla recente delocalizzazione. Si deve produrre in America. E dunque via ad ogni attrattiva commerciale e, perché no, anche ad importanti aumenti salariali.
I nuovi patti – monetari, commerciali – non possono esimersi dal guardare alle aree di influenza politica. Nel mirino soprattutto il Medio Oriente ed il complesso tessuto di accordi, alleanze, diffidenze, teocrazie in lotta. Sullo sfondo, l’Africa e le sue risorse e terre che si stanno acquistando e creano pezzi di “patria fuori sede”. E qui gli USA sono in ritardo rispetto ad altri competitori. Il resto del mondo è già “collocato”: quest’area invece ancora gestibile. Uno scrollone bisogna darlo: poi si vedrà come riaggiustare. Se possibile. Ma così come oggi, no.
Il gioco delle alleanze politiche assume nuove dimensioni e prospettive. Il nemico è il BRICS e soprattutto la Cina? Tutto quello che le sta intorno va indebolito, destabilizzato, messo in crisi. Quelli che oscillano sul cosa fare sono da sottoporre a pressing, sempre che siano funzionali al progetto. Quelli che potrebbero essere competitori “indipendenti” messi da parte. E questo gioco si fa senza alcuna riserva morale: la guerra è guerra. La democrazia un intoppo. La morale in disuso. La cartina di tornasole? Proporre Putin come mediatore per l’Iran vuol dire mettere le premesse di una nuova Yalta. Dalla quale l’Europa ed i Paesi europei sono out. Anche perché pericolosi terzi incomodi, se mai si riuscisse ad essere davvero Europa, visto che l’Euro ha provato ad affiancare il dollaro come moneta di riferimento e, diversamente da ipotetiche monete asiatiche, con qualche successo. Del quale non si è accorta, distratta da barzellette che chiama politica. Per ora è lontana dall’esserci. Ma i “tre moschettieri”, che aiutano a renderla spaccata, non sono eterni: dunque i tempi vanno affrettati.
La finanza mondiale – ma a Trump interessa quella USA – è in grande movimento. L’ala finora sconfitta, ora è vincente e grida vendetta. Il gioco sulla moneta virtuale ha creato una bolla che si sospetta assomigli sempre più a quella che si concluse con la crisi Lehman Brothers. Ma non è quello preoccupa gli USA: sono gli altri che dovrebbero preoccuparsi. Preoccupante invece è che l’investimento sul green è fallito e con esso tutta la filosofia che lo accompagnava. Dunque nuovi orizzonti ai grandi investimenti: quelli da triliardi, quelli che possono comprare e svendere qualsiasi Stato. Indurlo al silenzio. C’è esperienza già maturata in materia.
Non è il caos: è una direzione diversa presa da grandi capitali. Se qualcuno perde, c’è qualcuno che guadagna. Verso dove si indirizzino questi guadagni, e perché, mi sembra ormai chiarito del tutto.

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  • Redazione

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