
Come ho scritto ieri, dopo che la socialista Teresa Ribera ha spiegato che per realizzare la transizione energetica si deve attingere ai risparmi privati e, bontà sua, che per rilanciare l’Europa è necessario investire, la convinzione che attraverso le urne e l’isolamento politico i socialisti europei vadano cacciati il più lontano possibile dai centri decisionali è diventata una necessità vitale.
https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/23816-priorita-vitale-togliere-il-potere-ai-socialisti-europei.html
Con le follie verdi e con la menzogna pseudo scientifica del clima si è distrutta la capacità produttiva europea, si stava distruggendo l’agricoltura, si sono ridotte al minimo le capacità produttive energetiche, si è resa l’Europa sempre meno competitiva e sempre più dipendente.
Il risparmio privato, sia chiaro, è, prima di essere messo in circolazione in investimenti o in consumi, sempre più inserito nell’area di sicurezza in ragione della riduzione progressiva del welfare.
Se si riduce il welfare si aumenta l’insicurezza dei singoli e delle famiglie e si aumenta la necessità di risparmiare per assicurarsi sul futuro.
Anni di politiche folli hanno ridotto il welfare e ora la socialista spagnola vorrebbe anche togliere la zona di sicurezza che danno i risparmi.
Cacciare i socialisti è ridare ossigeno all’economia, ai singoli, alle famiglie, alle imprese ed è un investimento sul futuro.
Uno degli elementi che gli scazonti della comunicazione piegata agli interessi di una classe politica senza testa non hanno registrato, volutamente o per ignavia, è che, come sottolinea Roberto Mazzoni in un’analisi che riportiamo in questo stesso numero del giornale, l’OPEC è finito insieme al petrodollaro e si sta formando una nuova alleanza che include gli Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e Qatar”.
“Nel frattempo – aggiunge Mazzoni – gli Stati Uniti hanno sostanzialmente preso il controllo delle condotte ucraine e, indirettamente, delle condotte che passano attraverso la Polonia e altre località, se ci sono dei punti di snodo all’interno dell’Ucraina. In più, dicono potenzialmente di poter fare una joint venture con i russi su Nord Stream 1 e 2. Quindi il nuovo assetto per l’Europa sarebbe il seguente. L’Europa continuerà a importare gas e petrolio dall’estero. E questo petrolio verrà venduto da un cartello che include Qatar, Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti, che stabiliranno il prezzo che preferiscono”.



E’ del tutto chiaro che le chiavi energetiche dell’Unione Europea sono nelle mani Usa e della Russia in un contesto che vede Washington e Mosca sempre meno conflittuali e sempre più convergenti negli interessi globali comuni.
Ursula von der leyen, che come la Ribera, vuole metterci le mani in tasca per portarci via i risparmi, e lo vuol fare per il riarmo, dato che il suo progetto è sostanzialmente fallito, si è rivolta all’inglese Starmer, dimenticandosi che Londra è ormai diventata una colonia Usa, con il trasferimento del potere del circuito degli euro/dollari da Londra a Washington e a New York. Inoltre, sempre a proposito di riarmo e di esercito europeo, nonché delle fuffe franco-britanniche dei volonterosi, lor signori dimenticano troppo spesso che stanno nella Nato e che nella Nato comandano gli Usa.
Quindi, per fare un primo consuntivo: gas e petrolio in mano russa e statunitense, in cordiale collaborazione; circuito dell’euro/dollaro emigrato da Londra in Usa; comando militare in testa alla Nato, quindi sotto il comando Usa.
Dulcis in fundo, le materie prime.
Con l’accordo tra Ucraina e Usa le materie prime del sottosuolo ucraino sono a disposizione degli Usa, mentre quelle del Donbas sono e saranno a disposizione della Russia, perché, nonostante le buffonate dei volonterosi, la guerra l’ha vinta la Russia.
L’Ucraina è uno dei paesi più ricchi al mondo in termini di risorse minerarie, con un patrimonio geologico che rappresenta circa il 5% delle risorse minerarie globali, pur occupando solo lo 0,4% della superficie terrestre.

Cartina ISW
L’elenco delle risorse minerarie principali comprende:
- Litio:
- L’Ucraina possiede circa 500.000 tonnellate di riserve di litio, fondamentale per le batterie dei veicoli elettrici e la transizione energetica. I giacimenti principali si trovano nelle regioni di Donetsk (in aree di conflitto), Kirovohrad (Polokhivka e Stankuvate) e attorno a Mariupol in mano russa). Molti di questi depositi non sono ancora sfruttati.
- Titanio:
- L’Ucraina detiene il 7% delle riserve mondiali di titanio, il più grande deposito in Europa, con 40 giacimenti censiti, di cui 12 attivi. Il titanio, estratto principalmente dall’ilmenite, è essenziale per settori aerospaziale, medico e della difesa. I giacimenti si trovano lungo il fiume Dnepr, ma alcuni sono in aree occupate dalla Russia.
- Grafite:
- Con il 20% delle riserve mondiali (circa 6 milioni di tonnellate), l’Ucraina è un leader globale nella grafite, utilizzata in batterie, elettronica e industria nucleare. I principali giacimenti sono nella regione di Kirovohrad, ma alcuni si trovano in territori contesi. Il deposito di Zavalievsky è uno dei più importanti in Europa.
- Ferro:
- L’Ucraina possiede il 10% delle riserve mondiali di ferro (27 miliardi di tonnellate), ed è il sesto produttore globale. I giacimenti principali si trovano a Kryvyi Rih e Mariupol (in mano russa).
- Manganese:
- Con riserve stimate in oltre 2 miliardi di tonnellate, l’Ucraina è tra i primi dieci produttori mondiali di manganese, utilizzato nella produzione di acciaio. I giacimenti si trovano nelle regioni di Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia, in parte sotto controllo russo.
- Uranio:
- L’Ucraina ha le maggiori riserve di uranio in Europa (45.600 tonnellate, circa il 2% delle riserve mondiali), fondamentali per l’energia nucleare e l’industria bellica. I giacimenti sono concentrati nello Scudo Ucraino.
- Terre rare:
- Le terre rare (17 elementi, tra cui scandio, lantanio, cerio e neodimio) sono presenti in quantità significative, con stime di 2,6 miliardi di tonnellate, ma non sono ancora sfruttate. Queste risorse, cruciali per tecnologie avanzate (turbine eoliche, elettronica, difesa), si trovano soprattutto nello “Scudo Ucraino” e nel giacimento di Azov. Tuttavia, la loro estrazione è limitata e molti giacimenti sono in aree occupate.
- Altri minerali critici:
- L’Ucraina possiede depositi di nichel, cobalto, gallio (quinto produttore mondiale), berillio, zirconio, niobio, tantalio, germanio e oro. Questi materiali sono essenziali per semiconduttori, industria nucleare, aerospaziale e medica.
- Carbone, gas e petrolio:
- L’Ucraina ha la settima riserva di carbone al mondo (34 miliardi di tonnellate), concentrata nel Donbass e nel bacino di Lviv-Volyn, che rappresenta il 95% delle sue risorse fossili. Le riserve di gas naturale ammontano a 1,1 trilioni di metri cubi, mentre il petrolio è stimato in 135 milioni di tonnellate, con 3,7 miliardi di tonnellate di petrolio di scisto. Molti di questi giacimenti sono in aree contese o in mano russa, come il Donbass.
Le risorse ucraine sono al centro di interessi globali. Gli USA, tramite accordi con l’Ucraina, mirano a garantirsi l’accesso a queste materie in cambio di aiuti militari e finanziari. La Russia, controllando circa il 42% dei giacimenti metallici e il 33% delle terre rare ucraine nelle aree occupate (Donbass, Luhansk, Donetsk), ha un forte interesse strategico.
L’Ucraina è un hub strategico per materie prime critiche, con un potenziale economico stimato in 10-12 trilioni di dollari. Le sue risorse sono concentrate nello Scudo Ucraino e in regioni come il Donbass.
Lo Scudo Ucraino geologicamente si estende per circa 200.000 km² in Ucraina, tra i fiumi Dnestr e Bug, mentre in ambito geopolitico, il termine “Scudo Ucraino” è stato usato per descrivere un’area strategica compresa tra i fiumi Nistro e Bug, fino al Mar d’Azov, nel sud del Donbass.

I territori controllati dalla Russia:
- Crimea: annessa dalla Russia nel 2014.
- Donbass: gran parte delle oblast di Donetsk e Luhansk è sotto controllo russo o delle repubbliche separatiste filorusse (DPR e LPR), riconosciute da Mosca nel 2022.
- Ucraina sud-orientale: la Russia controlla la quasi totalità dell’oblast di Luhansk, gran parte di Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson, oltre a piccole porzioni dell’oblast di Kharkiv.
- Recenti sviluppi: secondo il Ministero della Difesa russo, nel maggio 2025 sono stati occupati villaggi come Loknya (Sumy), Stuphochky e Odradne (Donetsk).
Le forze ucraine continuano a resistere, con scontri attivi su assi come Pokrovsk, Toretsk e Kherson.
Secondo le analisi di ISW (Institute for the study of war) le forze russe hanno condotto uno dei più grandi attacchi combinati di droni e missili della guerra contro l’Ucraina nella notte tra il 23 e il 24 maggio.
Funzionari ucraini hanno riferito che l’attacco russo ha colpito pesantemente la città di Kiev e che droni e missili hanno colpito anche le oblast’ di Odessa, Kharkiv, Dnipropetrovsk, Donetsk e Zaporizhia.
Il portavoce dell’Aeronautica Militare ucraina, il colonnello Yurii Ihnat, ha dichiarato il 24 maggio che le forze ucraine stanno avendo difficoltà a utilizzare i sistemi di difesa aerea Patriot per abbattere i missili balistici russi Iskander-M modificati a causa dei recenti miglioramenti apportati dalla Russia, inclusi quelli che consentono al missile di cambiare traiettoria ed eseguire manovre anziché volare in linea retta.
Sempre secondo ISW nelle ultime settimane le forze russe hanno notevolmente ampliato il loro saliente a sud-ovest di Kostyantynivka e hanno stabilito posizioni sufficienti per lanciare un’operazione offensiva verso Kostyantynivka da sud o per supportare l’accerchiamento di Pokrovsk e Myrnohrad da nord-est nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Il saliente russo a sud-ovest di Kostyantynivka è probabilmente sufficiente a supportare una futura operazione offensiva russa verso Kostyantynivka o Pokrovsk, ma le forze russe dovranno compiere ulteriori avanzamenti da Chasiv Yar e Toretsk e a ovest di Pokrovsk prima che le forze russe possano rappresentare una minaccia significativa per una di queste città.

Appare chiaro che la Russia sta avanzando, anche se lentamente, e conquista terreno.
Nonostante la situazione sul campo, sembrano proseguire gli approcci per chiudere la vicenda bellica.
Sabato scorso l’Ucraina e la Russia hanno condotto un secondo round di scambi di prigionieri di guerra (POW) nell’ambito di uno scambio più ampio di 1.000 per 1.000 concordato durante i recenti negoziati bilaterali a Istanbul.
Secondo quanto riferito, inoltre, i funzionari russi presenteranno una bozza di documento contenente le loro condizioni per la pace in Ucraina al termine degli scambi di prigionieri.
In una nota riportata sabato dalla Tass, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha detto che l’ultimo scambio di prigionieri di guerra con l’Ucraina “ha dimostrato che l’Occidente sbaglia nell’affermare che Mosca non vuole negoziare. Questo è un esempio efficace e pratico di come il nostro Paese si comporta sulla scena mondiale, anche nel contesto della crisi ucraina. Questo esempio smentisce completamente le argomentazioni dell’intera comunità liberal-occidentale, secondo cui la Russia non vuole i negoziati, che non è pronta”.
“Tutti gli intrighi orditi dagli occidentali, Macron, Merz e Starmer, – ha infine detto Maria Zakharova – sono stati vanificati da questa iniziativa concreta che viene attuata”.
A Roma, il 10 e 11 luglio, è prevista la Ukraine Recovery Conference (URC) 2025.
L’evento, organizzato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano in collaborazione con il governo ucraino e altre istituzioni, si concentrerà sulla ripresa e ricostruzione dell’Ucraina, coinvolgendo governi, organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie, imprese e società civile.
La URC 2025 si articolerà attorno a quattro dimensioni tematiche: imprenditoriale, umana, locale e UE, con focus su questioni come stabilità macroeconomica, infrastrutture, energia, sanità, ambiente.
Secondo le stime più recenti, il costo per la ricostruzione dell’Ucraina dopo l’invasione russa è di circa 524 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni, come indicato da un rapporto della Banca Mondiale, Nazioni Unite, Commissione Europea e governo ucraino, aggiornato al 31 dicembre 2024.
Questa cifra, pari a circa 2,8 volte il PIL nominale dell’Ucraina previsto per il 2024, è aumentata rispetto ai 486 miliardi stimati nel 2024 e ai 411 miliardi del 2023, a causa dei danni crescenti causati dal conflitto.
I settori più colpiti includono edilizia abitativa, trasporti, energia, commercio e istruzione. Solo nel 2025, l’Ucraina avrà bisogno di circa 17,3 miliardi di dollari per priorità immediate, con un divario di finanziamento di 10 miliardi.
Anche in questa partita non saranno indifferenti le posizioni dei singoli Paesi europei nei confronti delle iniziative Usa.
La partita, pertanto, è ampia ed è del tutto demenziale che mentre si aprono spazi enormi la scempiaggine politica di una leadership dell’Unione Europea costringa il Vecchio Continente a fare i conti con le follie socialiste della transizione verde e con quella della von der Leyen del riarmo.





