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LE ANALISI DEGLI ALTRI – FINE DEL POTERE DI LONDRA E UN NUOVO CARTELLO PETROLIFERO

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 Le analisi degli altri

La fine del potere di Londra sul circuito dell’euro dollaro e la formazione di un nuovo cartello del petrolio tra Usa, Russia, Arabia Saudita e Qatar sono le due novità eclatanti di questo cambio di rotta della strategia Usa, voluto da Donald Trump che ci vengono proposte da Roberto Mazzoni, giornalista che ha già lavorato come direttore responsabile di testate giornalistiche del gruppo Mondadori e del gruppo Il Sole 24 Ore e che ora, da cittadino Usa, informa dalla Florida.

Intervistato da Carlo Savegnago del Vaso di Pandora, in un video che vale la pena di vedere, Roberto Mazzoni ci dice che Donald Trump non sta navigando a vista, come qualcuno vorrebbe, ma secondo un piano predisposto da tempo che ricalca quello di Franklin Delano Roosevelt.

https://mazzoninews.com/2025/05/24/vaso-di-pandora-il-piano-quasi-segreto-di-trump/

Mazzoni ci ricorda che Martin Armstrong, un analista finanziario molto conosciuto nel mondo, stima che nel 2032 ci sarà un conflitto nucleare, se la situazione attuale non cambierà.

“Questo perché – sostiene Mazzoni – il sistema finanziario è talmente squilibrato e diverse nazioni stanno facendo sempre più fatica a vivere all’interno di questo sistema. Lo vediamo anche in Europa, dove storicamente questo tipo di problemi si è sempre risolto con una grande guerra, abbiamo già assistito alla prima. La seconda guerra mondiale ha risolto l’instabilità creata dall’impero britannico, in declino come potenza geopolitica, e dalla sterlina, in declino come moneta di riserva internazionale. Oggi abbiamo una situazione analoga per quanto riguarda il dollaro e soprattutto il circuito euro/dollaro”.

“Fino a quest’anno – spiega Mazzoni – il controllo del circuito del dollaro è stato gestito da Londra, dove sono stati prodotti i 4/5 dei dollari in circolazione nel mondo, con l’appoggio del Giappone. Si tratta, quindi, di un circuito che ha alimentato la crescita della Cina e che ha contribuito a creare il sistema globalista che abbiamo oggi”.

Già nella prima presidenza Trump è stato inserito un nuovo meccanismo che regola l’eurodollaro. Invece di lasciare che fosse Londra a stabilire le modalità di emissione di questi dollari attraverso un circuito che si chiamava LIBOR, dove le banche londinesi si incontravano al pomeriggio all’ora del tè per decidere quale sarebbe stato il tasso di interesse nel giorno successivo e si sarebbero ottenuti gli interessi nelle proprie tasche. Dal 31 marzo di quest’anno, il vecchio sistema è stato sostituito da un nuovo sistema, il SOFR, gestito da Washington e New York, e basato su un circuito finanziario americano. L’emissione di nuovi dollari richiede obbligatoriamente la disponibilità di titoli del tesoro. Se sei americano, se sei una banca europea o britannica e vuoi emettere nuovi dollari, devi prima acquistare dal tesoro degli Stati Uniti una quantità sufficiente di titoli. Questa è la grossa differenza. Oggi, 20 trilioni di dollari di debiti in dollari nel circuito dell’eurodollaro, in capo a Londra in qualche modo, oggi sono in capo a Washington. Washington ha 36 trilioni di dollari di debito come governo, ma deve incassare 20 trilioni di dollari, alcuni dei quali cinesi. È evidente che non possono pretendere di incassare tutti insieme, altrimenti ci sarà una guerra, ma devono dire: “Cari signori, Questo è il messaggio inviato dalle tariffe, giusto per farvi capire: il sistema precedente è finito, non siamo più così amici come prima”.

La crescita abnorme dell’euro/dollaro ha penalizzato gli Usa, con crescita dei costi, calo dell’occupazione, delocalizzazione delle imprese e una situazione sociale difficile.

“Molti – sostiene Mazzoni – prevedono la possibilità di una guerra civile interna e, di conseguenza, è necessario cambiare la situazione, liberare gli Stati Uniti dagli effetti globalisti e dall’impianto finanziario che spesso è controllato da entità esterne agli Stati Uniti. […]. Quindi il Liberation Day rientra esattamente in questa ottica: il nome non è stato scelto a caso”.

“Gli americani – dice Mazzoni – vogliono una rivoluzione e vogliono finalmente liberarsi dell’influenza finanziaria e politica che proviene da Londra e dall’Europa, nonché dal sistema globalista in cui non si trovano per niente bene. Non volevano entrarci fino al principio e ne vogliono uscire oggi”.

“I primi 100 giorni di Trump sono – sostiene Mazzoni – la fotocopia esatta della strategia seguita da Franklin Delano Roosevelt nella sua prima presidenza”. Strategia che, dice, “consisteva nello spingere al limite tutta una serie di attività, soprattutto all’interno degli Stati Uniti, che costringessero tutti i nemici interni, soprattutto, a dover rincorrerlo, perché si muoveva troppo velocemente e in modo troppo d’impatto, troppo drastico. Bisognava saggiare quelli che erano i limiti delle sue possibilità di movimento e portare il sistema al limite del collasso, se vuoi, o della rottura, per capire poi dove operare nei mesi successivi”.

Riguardo alla narrazione mainstream che vuole che Trump si muova in modo improvvisato e senza logica, Mazzoni afferma: “C’è un documento pubblicato dal consulente finanziario della Casa Bianca prima che Trump si insediasse e prima che vincesse le elezioni, nel quale venivano descritti esattamente i passaggi che stanno attraversando, quindi non si tratta di una cosa improvvisata. Poi, la modalità di esecuzione è stata un po’ improvvisata sul momento, con l’intento di spiazzare gli avversari, di capire cosa funzionava e anche, e soprattutto, di assaggiare i limiti, di tastare fino a che punto fosse necessario”.

“Gli americani, come si legge nei libri di storia – aggiunge Mazzoni -, sono imprevedibili quando combattono al meglio: hanno una strategia, ma poi fanno di tutt’altro e improvvisano sul campo, perché è il modo migliore per sorprendere l’avversario. Anche Sun Tzu, nell’arte della guerra, lo dice chiaramente. L’obiettivo di Trump era quello di ottenere l’effetto di far uscire il dentifricio dal tubetto, quindi non si torna più indietro”.

Un altro fatto importante che è sfuggito sia ai media mainstream che a quelli alternativi, sottolinea Mazzoni, è che l’OPEC è finito insieme al petrodollaro e si sta formando una nuova alleanza che include gli Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e Qatar”.

“Nel frattempo gli Stati Uniti hanno sostanzialmente preso il controllo delle condotte ucraine e, indirettamente, delle condotte che passano attraverso la Polonia e altre località, se ci sono dei punti di snodo all’interno dell’Ucraina. In più, dicono potenzialmente di poter fare una joint venture con i russi su Nord Stream 1 e 2. Quindi il nuovo assetto per l’Europa sarebbe il seguente. L’Europa continuerà a importare gas e petrolio dall’estero. E questo petrolio verrà venduto da un cartello che include Qatar, Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti, che stabiliranno il prezzo che preferiscono”.

Riguardo alle nuove vie tra India e Europa, che sono uno degli elementi geopolitici in atto, le quattro nazioni con ruoli strategici saranno: Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Italia.

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