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IL TRIANGOLO DEI BERMUDA IN GUERRA CONTRO TRUMP

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La domanda che incombe è se il Vecchio Continente sia un manicomio o un circo di periferia, dove oltre ad una trapezista sgangherata che dondola, tentano di imbonire l’ormai esiguo pubblico dei clown tristi, dalle battute scontate.

Il trio in esibizione, come si addice ad ogni seria compagnia di clown, ha un nome: “Triangolo dei Bermuda”.

La scenetta avviene mentre la trapezista volteggia sotto il tendone. Nessuno la guarda. Del resto le sue evoluzioni sono più simili a quelle di una sull’altalena. Non alta e con poca lena.

La trapezista è una phonata, nel senso che si fona i capelli, per darsi delle arie e aumentare la visibilità. Tristemente nessuno la guarda.

Nel cerchietto centrale del tendone, i tre del “Triangolo dei Bermuda” eseguono il loro numero.

A turno si convocano per stabilire chi di loro è il comandante del gruppo e regolarmente i due convocati si alleano contro il convocante. Tutti e tre vogliono essere il comandante. Comandante di cosa, di chi, per che cosa? Non importa, siamo in un manicomio e il circo non è di periferia, ma di infermeria e il pubblico, di “Volontari”, anch’esso convocato, è di alienati.

La trapezista volteggia e suona la tromba della carica. Nessuno la ascolta.

Se guardiamo alla realtà di questi giorni la possiamo collocare in questo racconto di ordinaria alienazione.

Macron, il francese, convoca i “Volontari” per offrire loro il suo comando e le sue bombette, delle quali comunque vuole avere il controllo. Starmer convoca i “Volontari”. Anche lui ha delle bombette, delle quali vuole mantenere il controllo. Merz, non ancora in sella, ma erede del IV Reich della Merkel, si accomoda sotto gli ombrellini, pensando che poi tanto comanderà lui.

Il fatto è che tutti e tre sono in Bermuda, intesi come mutande. Hanno eserciti che fanno pena e tre economie disastrate.

L’aspirante Napoleone, pupillo dei Rothschild, è stato cacciato dall’Africa dalle sue ex colonie dove si sono insediati i russi, quelli che vuole combattere. Vuole combattere Mosca, mentre il Cremlino gli porta via le ex colonie. Ma che importa. Lui ha il bottoncino dell’atomichina e si immagina alla guida dell’esercito europeo.

Starmer, il fabiano alla guida del Regno Unito, ha anche lui le sue atomichette, ma pensa di essere il predestinato a dialogare con la ex colonia Usa (gli inglesi hanno l’orologio fermo).

Merz pensa che prima o poi sarà di nuovo lui la locomotiva d’Europa e quindi sarà lui al comando.

Se mettiamo assieme i tre assi tra francesi, inglesi e tedeschi esce il “Triangolo dei Bermuda”, quello in scena nel circo.

La signora che volteggia è l’incarnazione dell’Unione Europea. Se pensavate alla von der Leyen non è lei. Lei ormai non se la fila nessuno, motivo per il quale alza continuamente la voce.  

No. Sul trapezio c’è l’Unione Europea, ormai tristemente ridotta ad un’alienata che dondola sull’altalena.

Il giro frenetico della consultazioni, delle convocazioni dei tre in mutande è la dimostrazione palese che l’Unione Europea non c’è più, nemmeno per gli europei. Figuriamoci per gli Usa.

Ad un certo punto del finale travolgente della commedia esilarante, entrano gli infermieri con camice Nato.

Lo spettacolo è finito e anche la guerra a Donald Trump, condotta nel circo mediatico dell’alienazione permanente.

Tutti in camera. Luci spente. Show must go down.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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