
Il segretario di stato americano Marco Rubio ha affermato che nella giornata di ieri gli Usa avrebbero avuto “contatti con i russi”, che gli Stati Uniti sperano di avere una risposta positiva dalla Russia e “sollecitano fermamente i russi a porre fine a tutte le ostilità”.
Prosegue, dunque, con intensità, l’azione dell’amministrazione Trump per far cessare il massacro in Ucraina.
Come riporta il Guardian, Rubio ha affermato: “Non esiste una soluzione militare a questo conflitto”.
A Gedda Kiev ha accettato la proposta della delegazione americana di 30 giorni di cessate il fuoco nella guerra con Mosca.
L’accordo è stato messo nero su bianco in un comunicato congiunto, nel quale gli Usa si sono impegnati a riprendere immediatamente gli aiuti all’Ucraina e la condivisione dell’intelligence.
“Ora la palla è nel campo della Russia”, ha commentato il segretario di Stato Usa Rubio.
Fonti russe hanno detto a Reuters che qualsiasi accordo per porre fine alla guerra in Ucraina dovrà tenere conto dei progressi russi e rispondere alle preoccupazioni di Mosca e secondo alcuni media, Mosca sarebbe “scettica su cessate il fuoco, servono garanzie”. Secondo agenzie russe il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha esortato a “non correre troppo” sull’ipotesi di un’accettazione della tregua di 30 giorni con l’Ucraina. Peskov ha anche riferito ai giornalisti di non escludere la possibilità di una telefonata tra i presidenti Vladimir Putin e Donald Trump, precisando che questa potrebbe essere organizzata molto rapidamente, se necessario.
Nel frattempo il capo della Cia, John Ratcliffe, e quello dell’intelligence esterna russa (Svr), Serghei Naryshkin, hanno avuto un colloquio telefonico durante il quale hanno concordato di mantenere “contatti regolari” tra loro “allo scopo di contribuire a garantire la stabilità e la sicurezza internazionale, nonché a ridurre lo scontro nei rapporti tra Mosca e Washington”. A riferirlo è l’Svr in un comunicato ripreso dall’agenzia Tass.
Gli Usa, come è chiaro, stanno lavorando per la pace e non hanno abbandonato Kiev, ma l’Eurocamera, nel votare il ReArm Europ di Ursula von der Leyen perde la bussola, dimostrando di non avere un’idea chiara che è una.
L’Eurocamera infatti, afferma che l’Ue è ora il principale alleato di Kiev in seguito “all’apparente cambio di posizione degli Usa” sulla guerra di aggressione della Russia e in una risoluzione approvata ieri mattina con 442 voti a favore, 98 contrari e 126 astenuti, gli eurodeputati criticano fermamente la politica dell’amministrazione Usa “di rappacificarsi con la Russia” e chiedono di “aumentare in modo significativo il sostegno militare a Kiev”. I deputati che sostengono la Commissione Ursula sono in perfetto allineamento con i neocon Usa i quali, sconfitti da Trump in America, hanno stabilito le loro linee di difesa a Bruxelles.
Con una logica prossima all’inesistenza, il testo votato dall’Eurocamera accoglie poi con favore la dichiarazione congiunta dell’Ucraina e degli Usa a Gedda e la ripresa dell’assistenza militare e della condivisione di intelligence degli Usa con Kiev.
In quanto a coerenza di pensiero non c’è male. Questo non è cerchiobottismo, è perdita della bussola, ma anche del cervello.
Con Ursula si perde la bussola. E anche la dignità.
La logica ha abbandonato un’Unione Europea chiacchierona e nano politico, ma non l’ha abbandonata l’ipocrisia.
Il Piano ReArm Europe, infatti, è la copertura al via libera allo sforamento di bilancio per la Germania che convertirà la fabbriche dismesse dalla Wolskwagen in fabbriche di carri armati, tentando di salvare il salvabile della sua disastrosa situazione.
Il testo finale di Eurocamera è infarcito di toni guerreschi. L’armata Brancaleone, svegliatasi dopo tre anni di guerra, si inventa l’invasione russa per convertire in armi il green miseramente fallito.
Il Parlamento europeo “accoglie con favore il piano ReArm Europe” e sostiene il Libro bianco sulla Difesa, che invita i 27 stati membri ad agire con urgenza per garantire la sicurezza europea, rafforzando le collaborazioni con partner affini e diminuendo la dipendenza da paesi terzi e lo fa con una risoluzione che chiede “risposte ai rischi esterni simili a quelle in tempo di guerra”.
Mentre Trump cerca la pace, l’Eurocamera in versione neocon, ci sta dicendo che viviamo rischi pari a quelli di un tempo di guerra. Ipocrisia guerrafondaia di marca neocon.
Mentre si fa dell’allarmismo, anche il piano di riarmo, nelle sue cifre, evidenzia come l’ipocrisia tenga banco a Bruxelles.
Ursula von del Leyen ha squadernato la cifra di 800 miliardi di euro, cifra ipotetica, frutto di una simulazione fatta dai funzionari della Commissione.
ReArm Europe non è del tutto definito e la Commissione deve ancora chiarire alcuni aspetti più o meno centrali rispetto al funzionamento concreto del piano.
Al momento l’unico aspetto finanziario più o meno certo del piano sono i 150 miliardi di euro del programma SAFE (Security action for Europe): si tratta in sostanza di nuovo debito comune che la Commissione emetterà per finanziare eventuali prestiti a lungo termine, a cui gli Stati membri potranno ricorrere per aumentare i loro investimenti nel settore della difesa. Dovranno farlo, però, coordinandosi tra loro, con commesse e progetti che dovranno essere condivisi da almeno due governi. Questo per evitare che le risorse vengano utilizzate per finanziare programmi concorrenti tra loro.
Campa cavallo. La realtà delle industrie armiere europee non va certamente in quella direzione.
Manca poi un aspetto fondamentale, ossia se i fondi del ReArm Europe vedranno interrompere gli acquisti dagli Usa, mettendo a rischio l’intera flotta, ad esempio, degli F35, i quali sono la vera copertura aerea dei Paesi europei e della Nato.
Nel piano, peraltro, sembra che la Nato non esista.
Infine, a rendere evidente la deriva neocon di Ursula e di chi la segue, sono chiare le dichiarazioni al limite della follia della presidente della Commissione nel presentare il piano: “L’ordine di sicurezza europeo è stato scosso e molte delle nostre illusioni vanno in frantumi. Dopo la fine della Guerra Fredda, alcuni credevano che la Russia potesse essere integrata nell’architettura economica e di sicurezza dell’Europa. Altri speravano di poter contare a tempo indeterminato sulla piena protezione dell’America. E così, abbiamo abbassato la guardia. Abbiamo ridotto la spesa per la difesa da una media di oltre il 3% a meno della metà”.
“C’è l’urgente bisogno di colmare le lacune nelle forniture militari dell’Ucraina – aveva inoltre evidenziato von der Leyen nel discorso – e di fornire all’Ucraina solide garanzie di sicurezza. Ma questo momento della resa dei conti non riguarda solo l’Ucraina. Riguarda tutta l’Europa e la sicurezza dell’intero continente. Putin ha dimostrato più e più volte di essere un vicino ostile. Non ci si può fidare di lui”, mentre “sta spendendo più di tutta l’Europa messa insieme” in Difesa.
La guerra di Ursula, come è chiaro a chi abbia un briciolo di testa, è a Donald Trump e all’amministrazione Usa e non a caso la von der Leyen si porta a casa un durissimo commento del ministro degli esteri russo Lavrov, il quale in un’intervista a tre blogger americani ripresa dall’agenzia Tass in merito al programma per il riarmo presentato dalla presidente della Commissione Ue ha affermato: “La führer Ursula vuole rimilitarizzare l’Europa”.
Nell’intervista con i blogger Mario Naufal, Larry Johnson e Andrew Napolitano, il ministro degli esteri russo Lavrov ha detto che il piano per il riarmo prevede “somme di denaro inimmaginabili”. “Molti pensano – ha aggiunto il ministro – che questo sia un trucco per distrarre l’attenzione della popolazione dalle decine e centinaia di miliardi di euro che sono stati spesi ai tempi del Covid e nell’assistenza all’Ucraina senza controlli appropriati. È una discussione che è stata sollevata”.
Lavrov solleva la questione della trasparenza nell’uso dei fondi, problema aperto e che potrebbe anche scoppiare nella mani della teutonica presidente della Commissione. Se qualcuno decidesse di aprire armadi contenenti scheletri e di sollevare tappeti pieni di sottostante polvere, altro che Qatargate. La vicenda vaccini è apertissima e un greengate è alle porte.
Nel frattempo, sul campo l’esercito russo ha ripreso cinque insediamenti tenuti dalle truppe ucraine nella regione occidentale russa di Kursk. In particolare, la bandiera russa è stata issata ieri sull’edificio amministrativo della città di Sudzha, nella regione di Kursk, secondo quanto riferito ai media russi da un comandante di battaglione del gruppo di forze Sever (Nord), affermando che l’esercito ha preso il controllo del centro della città.
A fare le spese della eliminazione di fatto dell’avventura nel Kursk è stato il generale Dmitry Krasilnikov, rimosso dall’incarico. Lo scaricabarile è una costante della politica del cerchio magico di Zelensky.





