
Sarò un peacekeeper, un pacificatore.
Di tutto il discorso tenuto da Donald Trump, da ieri a tutti gli effetti il 47° presidente degli Stati Uniti, la frase più significativa, che connota tutta la prospettiva nella quale si colloca la sua amministrazione, è quella relativa alla sua volontà di essere un pacificatore, di chiudere le guerre in atto e di non avviarne delle altre.
Non è solo una promessa, ma la continuità di una linea politica che ha già prodotto i suoi effetti nella sua precedente presidenza, con gli Accordi di Abramo e con il non aver avviato alcun conflitto.
Se il pacificatore otterrà la pace, sarà davvero l’età dell’oro, che sostituisce l’età del ferro dei guerrafondai travestiti da agnelli.
Un altro aspetto che fa capire che l’età dell’oro è possibile è la dichiarazione di fine del green deal (l’affare verde), con il combinato disposto della ripresa della produzione di petrolio e di gas e con la rimessa in moto della produzione di auto. Gli americani potranno scegliere l’auto che vorranno (endotermica, elettrica, ibrida) prodotta da operai americani.
Uno schiaffo in faccia a Bruxelles di colossali proporzioni, che lascia tramortita l’intera filiera dei verdi e dei socialisti che sta disastrando il Vecchio Continente.
Il messaggio è semplice: cari europei, se volete suicidarvi fate pure. Noi andiamo per la nostra strada.
Non a caso Trump non ha invitato leader europei, ad esclusione di Giorgia Meloni e ha invitato tutti gli esponenti della destra europea. Invitare i tanatologi porta male.
Mentre l’Europa distrugge le sue fabbriche, Trump avvia un processo di rilancio della manifattura.
Un altro aspetto che fa pensare che davvero ci si avvia verso l’età dell’oro è la dichiarazione che sarà cassata ogni forma di censura. È la fine del pensiero unico politicamente corretto (e, conseguentemente, dell’ideologia woke) che della censura si è avvalso per imporre idiozie esiziali per la democrazia e la libertà, come la cancel culture, e per affermare un transumanesimo distruttore di valori.
Affermare, come ha fatto Trump, che deve ritornare il buon senso, significa, ad esempio dire che l’umanità è fatta di due generi: uomini e donne e questo al di là dei loro gusti sessuali.
Dire che è finito il green deal (l’affare verde) significa dire all’Europa che è libera di rimanere da sola a piangere per le miserie incipienti, basate su un’ideologia demenziale.
Caro Bruxelles, gli Usa ti salutano. Se vuoi morire fai pure.
Dire che la macchina dello Stato, i servizi pubblici e l’esercito devono essere efficienti e basarsi sul merito, significa finire con la pratica demenziale che è arrivata fino al punto di mettere i tampax nei gabinetti degli uomini.
Se selezioni i pompieri sulla base del gender e del transgender, poi quando brucia Los Angeles che fai?
Quando Trump dice siamo costruttori e andremo su Marte, dice che l’industria e la ricerca guarda allo spazio e che questo avrà delle ricadute sul civile, sulla geopolitica, sulla deterrenza.
Marte, come è stata nel passato la luna, è solo il simbolo di un mutamento di rotta che vede, ancora una volta, Bruxelles in grande ritardo.
Fa bene Giorgia Meloni a guardare alla Casa Bianca e a evitare dui farsi intrappolare dai burosauri dell’obitorio.
Secondo l’agenda diffusa da palazzo Chigi, la premier venerdì 24 incontrerà a Roma Dubravka Suica, commissaria europea per il Mediterraneo, per poi recarsi domenica 26 gennaio e lunedì 27 a Riad e Gedda, in Arabia Saudita, per una visita ufficiale.
Lunedì 27 è prevista anche un’altra visita ufficiale, a Manama, in Bahrein e a fine gennaio, il 31, è prevista la sua presenza a Belgrado, in Serbia, per il vertice intergovernativo italo-serbo.
Infine lunedì 3 febbraio la premier sarà al Consiglio europeo informale di Donceel, in Belgio, sperando che, nel frattempo la leadership europea, abbia capito che non c’è più trippa per gatti.





