
di Lucio Leante
Sono estremamente ambigue oggi le “riabilitazioni” della figura di Bettino Craxi, da parte di esponenti della sinistra post-comunista, spesso gli stessi che diffamarono e perseguitarono, anche giudiziariamente, Craxi e soprattutto da parte di quei socialisti che sono stati in passato subalterni al Partito comunista e sono ancor oggi subalterni alle forze politiche che ne sono eredi in tutti i sensi.
Si tratta di riabilitazioni ambigue perché essi continuano a fingere di non capire che in Italia e in Europa non è mai esistita una sola “Sinistra”, ma sono esistite sempre due sinistre del tutto incompatibili: una sinistra riformista (da Turati a Craxi) che perseguiva una consevazione dell’ordinamento istituzionale liberal-democratico ed un suo graduale allargamento alle classi popolari ed una sinistra “rivoluzionaria” (massimalista e comunista) che progettava invece la fuoriuscita da quella cornice istituzionale attraverso la tabula rasa della tradizione e dell’identità cristiana e liberale, essenza della civiltà euro-occidentale.
Quella sinistra massimalista e rivoluzionaria (e anti-riformista) é ancor oggi fortemente presente e praticamente egemone nel Partito democratico italiano, non a caso diretto da un personaggio come Elly Schlein.
La persistenza e la rilevanza di pulsioni eversive, nonostante le professioni di riformismo, è evidente nelle politiche (diffuse anche in Europa dalla sinistra democratica “woke” statunitense) miranti ad una rivoluzione culturale che cancelli le identità nazionali e comunitarie euro-occidentali (e persino quelle universali sessuali) per sostituirle con una identità indifferenziata e con una “nuova cultura” (praticamente una cultura del nulla) che nascerebbe da un nuovo blocco sociale fondato sull’alleanza delle minoranze degli “altri” e dei “diversi”.
In questo quadro sono particolarmente irritanti le professioni di craxismo da parte di quegli ex socialisti che sono stati sempre subalterni ai comunisti, e che poi, alla caduta di Craxi, si sono aggregati al carro dei post-comunisti. Essi hanno beatamente abiurato alla loro professata identità di “socialisti” oltretutto sorvolando, in nome della mitica “unità della sinistra”, sul fatto che i post-comunisti hanno voluto la distruzione del Partito socialista italiano e la persecuzione di Bettino Craxi, fino a pretenderne la morte in Tunisia, da “latitante”, (come sentenziò l’allora Presidente del consiglio post-comunista), fuori dall’Italia.





