Home Cronaca SALA-ABEDINI, ITALIA CANALE DIPLOMATICO APERTO PER IL FUTURO

SALA-ABEDINI, ITALIA CANALE DIPLOMATICO APERTO PER IL FUTURO

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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha depositato alla Corte d’Appello di Milano la richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere per Mohammad Abedini Najafabadi, l’ingegnere iraniano detenuto nel penitenziario milanese di Opera. Abedini ha conseguentemente lasciato il carcere di Milano Opera.

Questa la cronaca.

L’operazione è, a mio parere modestissimo, l’apertura, per conto degli Usa di Trump, di un canale diplomatico credibile Italia-Iran in funzione degli avvenimenti futuri che vedranno un confronto duro con gli iraniani da parte degli Usa. Avvenimenti che necessiteranno di un canale diplomatico capace di stabilire i contatti necessari. Contatti che tutti, anche le potenze tra loro belligeranti, mantengono attraverso vie, per così dire, non dirette.

Ora, come sempre accade, il pollaio ne dirà di tutti i colori.

Torniamo alla cronaca.

Il legale dell’iraniano, Alfredo De Francesco, spiega che “la decisione presa dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ci ha felicemente sorpresi. Da giurista e da avvocato, sono molto contento delle motivazioni addotte a sostegno della richiesta di revoca della custodia cautelare, poiché si sposa con quanto sostenuto sin dall’inizio in merito all’assenza dei presupposti per l’estradizione ma soprattutto per l’attenzione data al valore fondamentale della libertà personale alla luce dei principi costituzionali. Ora il mio cliente è persona libera e potrà riprendere a sorridere e sperare”.

Il ministero, in una nota, ha commentato: “In forza dell’articolo 2 del trattato di estradizione tra il Governo degli Stati Uniti d’America e il Governo della Repubblica italiana possono dar luogo all’estradizione solo reati punibili secondo le leggi di entrambe le parti contraenti, condizione che, allo stato degli atti, non può ritenersi sussistente. La prima condotta ascritta al cittadino iraniano di “associazione a delinquere per violare l’IEEPA” non trova corrispondenza nelle fattispecie previste e punite dall’ordinamento penale italiano; quanto alla seconda e terza condotta, rispettivamente di “associazione a delinquere per fornire supporto materiale ad una organizzazione terroristica con conseguente morte” e di “fornitura e tentativo di fornitura di sostegno materiale ad una organizzazione terroristica straniera con conseguente morte”, nessun elemento risulta ad oggi addotto a fondamento delle accuse rivolte emergendo con certezza unicamente lo svolgimento, attraverso società a lui riconducibili, di attività di produzione e commercio con il proprio Paese di strumenti tecnologici avente potenziali, ma non esclusive, applicazioni militari”.

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  • Redazione

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