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L’ISTIGAZIONE O IL NESSO CAUSALE E’ UN REATO

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di Vito Schepisi

Il nesso causale lega un possibile evento criminoso, a chi lo istiga, ritenendo l’evento stesso come una sua conseguenza.
Il nesso casuale di un evento criminoso si configura come un reato.
Il linguaggio politico non può essere una variabile indipendente, rispetto al dovere di tutti di rispettare le leggi, la democrazia e le istituzioni.
Ancora più grave è se la degenerazione del linguaggio interviene da movimenti che alternano la minaccia e la pretesa d’avere una strategia di governo e la legittimità nel complesso delle regole e del sistema parlamentare.
Il Giano bifronte del ruolo di lotta e di governo già in passato ha generato equivoci e ambivalenze.
Oggi s’avverte la rinascita d’una certa sinistra populista e confusa, oltre che massimalista e violenta: d’una sinistra scomposta e orientata agli insulti, eticamente impoverita da un linguaggio fatto di minacce e di parole d’ordine, anziché di proposte e soluzioni.
Il reiterarsi d’una stagione “brigatista” oggi, però, sarebbe inaccettabile.
L’Italia è uscita da un’atroce storia, già scritta, che ha visto colorare di rosso sangue le strade delle città, che ha generato vittime innocenti e che nutre ancora disappunto per i molti delinquenti che sono rimasti impuniti.
Una storia del passato amara e assurda che ha visto svanire tante speranze, e tra tutte il ruolo dell’Italia nel contesto internazionale, in particolare europeo, per la presenza di grave instabilità politica, di perdita dei riferimenti di base per il sistema dei diritti e dei doveri, per l’incertezza della giustizia e per la sensazione delle difficoltà di poter responsabilmente contare sulla libertà d’impresa.
La crisi del lavoro e della precarietà di oggi trae le sue origini da un clima in cui in Italia non si poteva garantire più nulla.
Le nuove generazioni delle grandi famiglie industriali, sostituivano il rischio di impresa, con la quotazione in Borsa dei loro marchi vecchi e nuovi, coinvolgendo milioni di risparmiatori, mentre lo Stato acquisiva le aziende in crisi, per risanarle coi soldi dei contribuenti, e per svenderle per lo più ad amici e compagni.
Dietro la porta delle aziende sane, invece, la fila dei mendicati politici s’allungava fino a lasciar svelare il tormentone di Maurizio Costanzo su cosa ci fosse davvero dietro l’angolo.
Ed in tanti capirono che dietro c’era soltanto un grande baratro che s’allargava.
L’assunto di Luciano Lama, segretario della Cgil, sul finire degli anni 60, del “salario variabile indipendente”, rispetto all’andamento aziendale, aveva infuso nel mondo del lavoro la convinzione che ci dovessero essere prevalentemente diritti, senza grandi doveri.
Un messaggio che suonava un po’ in questo modo: è bene che il 27 siate tutti in fila allo sportello dell’ufficio paghe dell’azienda da cui siete stati assunti, mente per gli altri giorni del mese potete fare tutto ciò che ritenete più comodo.
Ed allora se c’erano dirigenti d’impresa, manager, giornalisti, magistrati, amministratori, sindacalisti e politici che avevano idee diverse a riguardo dell’equilibrio sociale e del sistema delle imprese; se c’era chi sosteneva che il salario dovesse necessariamente essere la contropartita d’un impegno di lavoro, questi rischiava la vita.
In tanti rimasero per terra in una pozza di sangue.
Dal mondo del lavoro, la violenza era passata alla criminalizzazione delle idee, delle alleanze e delle strategie politiche: aveva preso persino piede il sistema della rapina come fonte di finanziamento del brigatismo politico.
La criminalità pseudo-rivoluzionaria s’era persino intrecciata con quella comune, in un sodalizio di rapine, d’omicidi e di atti di terrore urbano.
Fa un certo effetto, pertanto, nel terzo millennio sentir parlare di brigatismo e di passamontagna.
Per chi ha una certa età, il sentir dire al comico profeta e santone del M5S (che una certa età l’ha anche lui e che non può non sapere) alcune frasi minacciose, becere e inequivocabilmente irresponsabili, come quelle pronunciate dal palco della manifestazione pentastellata di Roma (a cui ha partecipato anche la segretaria del PD, Elly Schlein) contro il Governo che in pochi mesi dal suo insediamento si sarebbe reso responsabile del “precariato” in Italia.
Le parole del comico sono gravissime: “Siamo dormienti, basta poco per risvegliarsi. Servono alcune caratteristiche che arriveranno a breve”;
“Fate le brigate di cittadinanza e reagite mettendo il passamontagna. Mettete a posto i marciapiedi, le aiuole e i tombini, reagite, fate il lavoro e scappate”;
“Voi dovete fare un po’ di battaglia su territori, raccogliete i progetti e mandateli a Conte. Lui prima o poi li capirà”.
Anche se Conte alla stampa sostiene di non aver capito granché e se dice che le frasi di Grillo siano state “estrapolate dal contesto”.
E’ dura essere una persona che vuol apparire capace e per bene, ma essere invece proiettato in un contesto che ha poco da vantare come capacità e soprattutto come per bene”.

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