Home Cronaca ISRAELE, RUSSIA E STATI ARABI SUNNITI AL LAVORO PER LA TRANSIZIONE SIRIANA

ISRAELE, RUSSIA E STATI ARABI SUNNITI AL LAVORO PER LA TRANSIZIONE SIRIANA

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ISRAELE, RUSSIA E STATI ARABI SUNNITI AL LAVORO PER LA TRANSIZIONE SIRIANA

Le Forze di difesa d’Israele (Idf) si sono dispiegate nella zona cuscinetto demilitarizzata con la Siria e hanno commentato che si sono introdotte nella zona demilitarizzate e  “in altri luoghi necessari alla nostra difesa” in seguito “all’ingresso di personale armato” nell’area.  “Sottolineiamo – hanno aggiunto le Idf – che le forze israeliane non interferiscono negli eventi interni in Siria”, evidenziando di voler “garantire la sicurezza delle comunità delle alture del Golan e dei cittadini di Israele”.

Le alture del Golan sono una regione contesa tra Israele e Siria e annessa de facto dallo Stato ebraico nel 1981. “Continueremo a operare finché sarà necessario per preservare la zona cuscinetto e difendere Israele e i suoi civili”, hanno detto le Idf.

I militari israeliani si trovano sulla cosiddetta Linea Alpha, all’interno della zona demilitarizzata, per la prima volta da quando è stato firmato l’Accordo sul disimpegno tra Israele e Siria del 1974. Secondo le Idf, il dispiegamento delle loro unità in questa zona sarebbe stato effettuato in coordinamento con la Forza di disimpegno degli osservatori delle Nazioni Unite (Undof), la missione dell’Onu istituita nel 1974 per il mantenimento della pace tra Israele e Siria dopo la fine della guerra del Kippur.

Inoltre, le Idf hanno preso il controllo del versante siriano del Monte Hermon, senza incontrare alcuna resistenza durante l’operazione.

A riferirlo è il quotidiano “The Times of Israel”, secondo cui l’operazione è stata condotta dalle forze speciali Shaldag dell’aeronautica militare israeliana.

Non è mancata la risposta di Abu Muhammad Al Jolani, nuovo comandante in capo siriano nonché leader del gruppo salafita Hayat Tahrir al Sham – Hts, che ha guidato le fazioni armate di opposizione contro il regime di Bashar al Assad), il quale ha detto che Israele non ha più motivo di interferire in Siria.

“Non ci sono più scuse per un intervento straniero in Siria dopo la partenza degli iraniani”, ha sottolineato Jolani, osservando che “le motivazioni israeliane sono diventate deboli e non giustificano le loro recenti violazioni”. “Non vogliamo entrare in conflitto con Israele”, ha chiarito il leader di Hts, aggiungendo che “non c’è alcuna ostilità con la società iraniana”, sebbene la caduta del regime di Bashar al Assad rappresenta “una vittoria sul progetto dell’Iran, pericoloso per la regione”. “L’estenuante situazione siriana dopo anni di guerre non consente di entrare in nuovi conflitti”, ha spiegato Jolani. “Abbiamo cercato di evitare di provocare i russi e di dare loro l’opportunità di rivalutare il rapporto con noi”.

E questa ultima è una novità non indifferente, in quanto nell’equilibrio del Medio Oriente non viene meno la presenza dei russi nelle basi di Tartus e di Latakia, la qual cosa, dal punto di vista di Al Jolani, evidentemente, costituisce un modo per equilibrare la sua dipendenza dalla Turchia e di coinvolgere la zona alawita dopo che saranno finire le purghe.

L’amministrazione politica siriana post-Assad “è in contatto con le ambasciate occidentali” e i piani per la ricostruzione del Paese e il suo sviluppo “sono pronti”, ha affermato Jolani. “I nostri obiettivi sono chiari. Abbiamo in programma di porre rimedio alla distruzione sistematica praticata dal regime”, ha affermato, secondo quanto riportato dall’emittente satellitare qatariota “Al Jazeera”.

La posizione di Al Jolani, è, evidentemente, intessuta di realismo, in quanto il suo improvvisato esercito non ha altro che armi leggere e camioncini e non può certamente mettersi a confliggere con Israele a sud, dove la popolazione è drusa ed è amica degli israeliani e nemmeno di aprire un contenzioso con i russi, che se dovessero avere problemi con le loro basi potrebbero fornire appoggio ad una rivolta alawuita, con gli alawuiti concentrati sulla costa.

Nel frattempo sono entrati in azione gli Stati arabi sunniti.

Il Gruppo di contatto ministeriale arabo sulla Siria ha espresso il proprio impegno a sostenere “una transizione politica guidata dai siriani, che rappresenti tutte le fazioni politiche e sociali”.

Il gruppo, composto da Giordania, Iraq, Arabia Saudita, Egitto e Libano, si è riunito ieri con la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Qatar alla presenza del segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, nella città giordana di Aqaba, a livello di ministri degli Esteri. Per l’occasione, si sono recati in Giordania anche i capi della diplomazia di Turchia e Stati Uniti, rispettivamente Hakan Fidan e Antony Blinken, nonché l’Alta rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione europea, Kaja Kallas, e l’inviato delle Nazioni Unite per la Siria, Geir Pedersen.

In una nota congiunta, i ministri degli Esteri arabi hanno fatto sapere che “sarà fornito alla Siria tutto il supporto necessario durante questa fase critica, rispettando la volontà e le scelte del popolo siriano”. Il gruppo ha inoltre evidenziato l’importanza “di un dialogo nazionale globale” e “dell’unità tra i siriani per ricostruire uno Stato arabo unificato, indipendente, stabile e sicuro”.

Nel comunicato congiunto, è stata anche espressa la condanna “alle incursioni di Israele nella zona cuscinetto con la Siria e nelle aree del ​​monte Hermon, del governatorato di Quneitra e della campagna di Damasco”. I ministri degli Esteri arabi hanno quindi chiesto il ritiro di Israele dalle aree occupate, respingendo le violazioni del diritto internazionale e dell’accordo di disimpegno del 1974. A questo riguardo, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stato esortato ad adottare tutte “le misure necessarie”. I capi della diplomazia hanno anche messo in guardia contro “qualsiasi discriminazione etnica, settaria o religiosa” in Siria, chiedendo “giustizia e uguaglianza per tutti i cittadini”. Secondo quanto riportato dalla nota congiunta, i siriani hanno bisogno di “un sistema politico che corrisponda alle aspirazioni di tutte le parti del popolo, attraverso elezioni libere ed eque supervisionate dalle Nazioni Unite”. Nella dichiarazione, i ministri arabi hanno inoltre sottolineato che le istituzioni statali devono essere preservate per impedire alla Siria di “scivolare nel caos”, e che servono “sforzi congiunti per combattere il terrorismo”, poiché rappresenta “una minaccia per la Siria e per la sicurezza della regione”.

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