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DE PROFUNDIS PER L’EUROPA

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di Paolo Falconio*

Con l’eccezione dei Paesi dell’Est, che però godono dei vantaggi dell’essere la nuova prima linea e soprattutto non hanno vissuto in una bolla per 70 e più anni, a cui va aggiunta la Francia che con tutti i suoi limiti oggettivi proietta se stessa in una dimensione mondiale, in Italia sono giorni che leggiamo del confronto tra Il Presidente della Repubblica e Musk che forse adesso verrà sostituito dalle difficoltà per la nomina di un commissario. Cose importanti? Si certo appartengono alle regole del gioco, ma anche della distrazione. Possibile che nessuno parli (e faccia qualcosa) riguardo al fatto che il traffico nel canale di Suez si sia ridotto del 50%? Eppure, il 60% delle nostre importazioni passano per Suez, visto che noi non abbiamo accesso agli oceani.  Oppure che questa tanto decantata IA la riduciamo ad una questione filosofica, mentre è già nelle nostre case e gli unici due centri di gestione sono in Cina e negli Stati Uniti?

Per rimanere nel digitale possibile che non esista un social network europeo, quando questi social sono molto importanti nella formazione del convincimento politico? Di più sono un mezzo di profilazione e di soft Power del nemico (chiedetevi perché in India Tik Tok sia stato bandito)?

Potrei continuare, ma la verità è che procediamo guardando i nostri piedi e come adolescenti impauriti protestiamo perché gli Stati Uniti non ci garantiscono più gli agi di un tempo e vogliono che affrontiamo il mondo da soli. Il neopresidente Trump ci dà una notizia, non parlerà con l’UE, ma con i singoli Stati e potrebbe essere una buona notizia perché così come è l’U.E. ha vita breve. Per avere un Esercito comune e una CIA europea ci si deve sedere e fare un compromesso che dia vita ad una sintesi degli interessi nazionali.

Altrimenti sono chiacchiere, buone per riempire i giornali. Potrei continuare con altri dossier, ma sarebbe inutile. Il fatto è che alcuni di questi dossier possanno essere affrontati solo in ambito UE per una questione di dimensioni, non ci giustifica, perché il problema è che la U.E. è una struttura sovranazionale che si compone di Nazioni le quali sono fatte dai popoli.

I nostri media sono inguardabili, hanno perso la funzione educativa in favore di quella puramente e ottusamente ludica, ma non solo, i nostri giornalisti, i nostri intellettuali (poi lo sono? E se si Dio ce ne scampi) sono una continua lamentazione.

Queste lamentazioni hanno un sapore amaro fatto di stanchezza e rassegnazione, sono il suono lugubre di interi popoli che sono stati la Storia, ma che oggi ne vogliono uscire, non vogliono assolutamente più entrarvi. Lasciateci morire in pace sembrerebbe essere il nostro desiderio e forse sarà il nostro epitaffio. Potrei farvi molti esempi su cosa significhi essere nella Storia. Quando l’Italia entrò nel primo conflitto mondiale il Capo del Governo, Antonio Salandra, tra i motivi dell’intervento mise che in difetto l’Italia sarebbe uscita dalla Storia. Venezia, che pur era un impero mercantile, era pronta a difendere i suoi interessi e non a caso affrontò a Lepanto, assieme agli spagnoli, il potentissimo impero ottomano (NdA L’arsenale di Venezia manteneva 200 galere smontate in caso di emergenza).

Non sto dicendo di dichiarare guerra a qualcuno e tantomeno la desidero, ma è una delle opzioni e la realtà ce lo dimostra. Fossimo almeno riusciti a costituire un nucleo europeo confederato, anche quello avrebbe significato entrare nella Storia. Più semplicemente essere nella Storia può significare anche fare o almeno partecipare ai grandi rivolgimenti tecnologici a cui assistiamo.

Gli americani tutti, che siano democratici o repubblicani, guardandoci vedono come potrebbero diventare e ne hanno orrore e disprezzo… e fanno bene.

Solo un inciso, il sottoscritto ha lavorato in Europa e per l’Europa (intesa come UE), ci ha creduto e continuo a pensare che sia l’unica possibilità di sopravvivenza in un mondo sempre più piccolo dominato da potenze vecchie ed emergenti. Forse un’Europa del Mediterraneo potrebbe essere la via da seguire, ma per costituirla ci vorrebbe una classe politica auto generata, con una visione strategica e con la volontà appunto di entrare nei libri di storia. Al momento è l’oscurità a calare sulle nostre civiltà stanche e dimenticate persino dai suoi figli migliori.

* Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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