
di Vito Sibilio
Agli inizi degli anni Cinquanta, i servizi segreti della NATO scoprirono che l’URSS aveva organizzato una struttura incaricata non solo di sorvegliare le Chiese ed infiltrarle, ma anche di promuovere tramite esse un’ampia azione pacifista su scala mondiale che indebolisse le capacità di reazione militare dell’Occidente in caso di un conflitto generale. Era l’ORGINFORM, di cui ho avuto modo di parlare da queste colonne in passato. Vassili Gorelov, capo di questo organismo, tra il 1949 e il 1951 ricevette dal KGB delle direttive molto chiare, che consideravano i cristiani agenti di una potenza straniera ostile al comunismo e quindi da trattare di conseguenza, sopprimendoli o costringendoli ad assoggettarsi alla volontà del Partito. In tal senso, essi andavano strumentalizzati in vista dell’obiettivo di cui sopra.
I primi ad essere infiltrati furono i preti operai, particolarmente vulnerabili per le loro precarie condizioni economiche e per l’inconsistenza della loro visione politico sociale, intrisa di utopismo, e incapaci di estendere al blocco sovietico le critiche che non risparmiavano a quello occidentale in tema di colonialismo, guerra e armamenti nucleari. Tale infiltrazione superò per ampiezza quella sovietica dei servizi segreti americani nel biennio 1944-1946 da parte di ex brigatisti internazionali, che avevano combattuto nella Guerra di Spagna per la Repubblica e che ora lavoravano per il KGB col mandato di sostenere i comunisti in tutta l’Europa centrale ed orientale. Fu inoltre capace, per i suoi finti connotati religiosi, di superare i contraccolpi politici del Colpo di Praga del 1948 e della Rivoluzione Ungherese del 1956 sul movimento comunista occidentale.
Ben presto comparvero ambigue figure religiose, come quelle del gesuita lituano Ignazio Lepp. Già esponente della Gioventù Comunista e poi anima del Movimento Internazionale degli Intellettuali Rivoluzionari, si era poi convertito al Cattolicesimo tra il 1935 e il 1936, entrando nel Seminario di Marsiglia per poi lavorare nell’Università di Lione. Durante la guerra, rimasto in Francia, Lepp lavorò nella redazione clandestina di Temoignage Chrétien e si legò ai comunisti delle Bouches-sur-Rhone, che erano i suoi veri referenti. Assai attivo, Lepp pubblicò sette romanzi, un dramma e due saggi dai titoli inequivocabili: Marxisme, philosophie ambigue et efficace ed Existance et existentialisme, entrambi nel 1947. L’anno dopo Lepp si trasferì in Marocco, dove diresse una rivista filomarxista che suscitò molta apprensione nell’Ordinario del luogo, Marcel Lefebvre. Nel 1957 l’Episcopato francese censurò le sue opere e Lepp, essendo oramai svelati i crimini dello stalinismo dal Rapporto Kruscev, dovette dissociarsi dal Partito Comunista sovietico senza però rinnegare quel che sosteneva di aver rintracciato di buono nel marxismo. Che Lepp fosse una spia lo appurò la DST, il controspionaggio francese, che individuò i suoi referenti sovietici tra il 1959 e il 1962. Lepp si avvicinò inoltre al FLN algerino, ma alla fine venne spedito dai suoi superiori in Madagascar.
Un’altra figura chiaroscurale fu il sacerdote belga Eugene Breckmann, della diocesi di Nevers. Professore in Marocco, si legò ai contrabbandieri di Tangeri. Sospeso dai superiori nel 1956, Breckmann continuò a spacciarsi per prete fino al 1958, quando venne arrestato dalla polizia francese. Senza essere agente del KGB, Breckmann sostenne gli infiltrati sovietici nel clero in Francia e in tutto il Maghreb. Nello stesso tempo collaborò con la polizia segreta gaullista di Alexandre Sanguinetti, tra il 1961 e il 1964, in una serie di operazioni che portarono alla morte o al sequestro di importanti quadri dell’OAS, l’organizzazione degli irriducibili avversari dell’indipendenza algerina, operazioni nelle quali egli incontrò alcuni dei suoi vecchi amici malviventi passati al soldo di Parigi.
Una terza, angosciante figura fu quella dell’Abate A. – ancora oggi il suo nome è coperto da segreto – seminarista durante l’occupazione nazista della Francia nella diocesi di Lione. Coinvolto in uno scandalo di pedofilia, accettò di lavorare per la Buoncostume della Francia di Vichy per non andare in carcere, per poi passare al servizio della GESTAPO nel 1942. Dileguatosi nel 1943, ricomparve nel 1946 come sacerdote di una banlieu parigina, quella di Montrouge. Qui fece da sponda all’FLN algerino e alla branca francese dell’organizzazione polacca PAX, che era il frutto più maturo della penetrazione sovietica nella Chiesa. Nello stesso tempo, l’Abate A. passava informazioni alla polizia francese sui quadri dell’OAS. Molti arresti in quegli ambienti, avvenuti tra il 1962 e il 1964, avvennero, nella regione parigina, grazie alle sue delazioni. Nel 1964 l’Abate A. fu arrestato per abuso di minori, ma fu liberato a condizione che testimoniasse in un processo agli anti gaullisti. Nel 1965 l’Abate riuscì a fuggire in Germania, accolto dai suoi amici ex nazisti, oramai al soldo dei sovietici, e continuò a lavorare per il Movimento PAX.
Creato dal KGB nel 1947 per dissolvere la granitica Chiesa Cattolica polacca e infiltrare quella delle nazioni occidentali, il Movimento PAX reclutava intellettuali seducenti cattolici e pubblicava testi che annacquavano il marxismo con un poco di Cristianesimo. Già nel 1957 Pierre de Villemarest, il noto e attivissimo sovietologo anticomunista francese, ebbe una nota informativa da Varsavia sul fondatore del Movimento, Boleslaw Piasecki. Questi era stato agente dei servizi nazisti nel 1938, per poi passare, finita la guerra, al servizio dell’SB, il servizio segreto polacco, che gli garantì l’impunità, nonostante la condanna a morte infertagli nel 1944. Piasecki iniziò a prestare servizio nell’Ufficio per gli Affari Religiosi e dal 1953 estese le sue competenze alla Chiesa francese, in quanto assai legata a quella polacca e perché verso la Francia vi era stata una forte emigrazione polacca sin dal 1920. Ogni anno il Movimento PAX riceveva un finanziamento di 100 milioni di zloty, pari a ventidue tonnellate di oro fino. In esso si riconoscevano i sacerdoti polacchi progressisti o semplicemente preoccupati di una guerra atomica, che avrebbe annientato il paese in quanto in prima linea sul fronte di impatto missilistico. Nella pubblicazione del Movimento, Slowo Powszechne, Piasecki caldeggiò la conversione al progressismo della Chiesa polacca, perché potesse concorrere all’edificazione del socialismo nel paese. Negli anni in cui lo stalinismo infuriava sulla Chiesa polacca e Wyszysnki era in prigione, Piasecki monopolizzava la stampa religiosa e giustificava le politiche governative. Il suo libro Les Problémes Essentiels, del 1953, fu censurato dal Sant’Uffizio. Allora Piasecki ricevette dall’SB l’ordine di sottomettersi a Roma, per continuare a sabotare la Chiesa dall’interno. Nel 1956 Piasecki, morto il leader polacco stalinista Boleslaw Bierut, cadde temporaneamente in disgrazia, ma i servizi resi all’estero, specie in Francia, fecero sì che venisse reintegrato. Dal 1957, il CIRPO, centro studi di Pierre de Villemarest, tentò di sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale sulla vera natura di PAX, proprio mentre circa ventiquattro agenti del Movimento cominciavano a metastatizzare l’organizzazione in Francia, Svizzera, Germania, Olanda e Belgio. Erano persone entrate appositamente negli Ordini religiosi, preti al servizio dell’URSS per convinzione o ricatto, giornalisti attirati dalla prospettiva di carriera e denaro.
Nel 1963 fu il Cardinale Stefan Wyszynski ad informare l’Episcopato francese, tramite il Nunzio Apostolico, della natura perversa del Movimento, con una Lettera seguita da un ampio commento ispirato dall’Arcivescovo di Varsavia. Il Primate polacco metteva nero su bianco che PAX era un mezzo di propaganda per denigrare la Chiesa polacca, che era agli ordini del governo, dei servizi e del partito comunista polacchi e che era favorito con particolari benefici economici, come il monopolio dell’arte sacra e della stampa religiosa. L’Arcivescovo di Varsavia era preoccupato della presenza di agenti e amici francesi di PAX nel Concilio Vaticano II, da poco apertosi, e dalla vicinanza ad esso di diverse testate cattoliche progressiste. Wyszynski demoliva la credenza comune in Occidente di una coesistenza in Polonia tra Chiesa e Partito comunista, affermando che la prima era sottoposta ad una costante pressione intimidatoria e violenta. Il Cardinale scriveva che tutti in Polonia sapevano che PAX dipendeva dallo Stato ma nessuno aveva il coraggio di dirlo. Il Primate metteva in evidenza che lo scopo di Lenin, per distruggere la religione, era introdurre la lotta di classe nella Chiesa come metodo e come teoria, e che PAX aveva proprio questo scopo. Esso usava come pretesti per le sue critiche il bene della Chiesa stessa e la lotta agli abusi in essa, inventando di sana pianta divergenze tra clero e laici e accusando senza fondamento i vescovi di vivere nel lusso. In realtà, morto Bierut, l’Episcopato polacco rifiutò la restituzione dei beni della Chiesa offerta da Wladislaw Gomulka, per mantenere la propria libertà di azione. I presuli erano di fatto mantenuti dai fedeli spontaneamente. Il Cardinale annotava poi come, in vista dell’impegno a infettare il Concilio, Piasecki aveva riottenuto lauti finanziamenti: i milioni di zloty, scesi da 100 a 50, erano ritornati 100. Il campo di azione venne esteso da trenta a cento distretti polacchi e stranieri. Il Movimento aveva iniziato a contrapporre la Chiesa polacca a Giovanni XXIII e al suo presunto progressismo attestato nella Pacem in Terris. L’approccio alla coesistenza pacifica di Papa Roncalli diventava, per il Movimento, la ragione dell’assoggettamento della Chiesa polacca al Partito Comunista.
Il documento del Cardinale aveva una parte dedicata anche alla Chiesa francese. I progressisti cattolici erano corteggiati e strumentalizzati. La Chiesa francese era stata influenzata contro Wyszynski. Il cavallo di Troia di PAX era la Revue de la Presse catholique in Pologne. A molti cattolici francesi venivano organizzati viaggi in Polonia che presentavano loro una situazione della Chiesa del tutto diversa, mentre il Movimento denunziava persecuzioni da parte della Conferenza Episcopale Polacca mai avvenute. Il Primate ricordava come la coraggiosa denunzia della situazione della Chiesa polacca fatta dal quotidiano francese cattolico La Croix nel 1962 era stata ostacolata e contraddetta dalla testata Informations Catholique Internationals (ICI).
Il documento del Cardinale venne divulgato dal giornale cattolico conservatore Itineraires. Les documents paternité e il settimanale Minute. Il settimanale cattolico progressista Tèmoignage chrétien, nel 1964, prese le difese di PAX. Ma la stampa laica, per ordine di De Gaulle, si tenne in disparte dalla disputa. De Broucke, redattore capo dell’ICI, in una lettera riservata ai sostenitori della testata, auspicò la caduta di Wyszynski. Gli articoli di La Croix vennero riuniti in un volume di Pierre Lenert, L’Eglise Catholique en Pologne, che il censore ecclesiastico, dopo l’Imprimatur, tentò di far orbare del capitolo su PAX. Fortunatamente l’operazione non riuscì e il contenuto del libro, diffusosi tra i vescovi a Concilio, venne confermato dai presuli polacchi. In ragione di ciò, PAX e la sua vera natura vennero conosciuti.
Nel 1969 Pierre de Villemarest mise nel suo libro Le spionnage sovietique in France 1945-1969 le informazioni su PAX. Il volume fu pubblicato in Germania nel 1971 e recensito nel Bulletin de l’Association des anciens du renseignement allemand, per poi essere citato su Die Welt nel 1974.
PAX continuò ad esistere in Polonia, sotto la guida di Piasecki, che dal 1971 al 1979, anno della sua morte, fece parte del Consiglio di Stato polacco. Nel 1980 il Movimento tentò di infiltrarsi in Solidarnosḉ, affettando vicinanza alle sue posizioni. Tra il 1989 e il 1991 il Movimento si travasò nel Forum democratico cristiano polacco. Caduto il comunismo, con una coincidenza illuminante, il Forum abbandonò la politica e si trasformò nell’Associazione Civitas Christiana nel 1993, riconosciuta nel 1997 dal Primate Jozef Glemp. Oggi si denomina Associazione Cattolica Civitas Christiana.
Vale la pena di evidenziare due cose. Molti luoghi comuni della propaganda di PAX, sul pacifismo e l’abbattimento dei confini, sono ancora diffusi e usati dalle sinistre in tutto il mondo, segno che la consapevolezza dell’infezione è ancora lontana. Invece, proprio mentre il Movimento era attivo, l’altra Polonia, quella sana, quella libera, esprimeva la sua resistenza al comunismo con il movimento segreto e non violento che poi sarebbe diventato Solidarnosḉ. Ideato da Karol Wojtyła, mantenne viva la Chiesa polacca con la distribuzione di testi teologici e filosofici, contrabbandando Bibbie, rosari e oggetti sacri, ordinando clandestinamente preti per la Polonia, la Cecoslovacchia, la DDR e l’URSS, mantenendo vive le comunità laiche con assemblee in cui si discutevano i problemi politici ed ecclesiastici. La storia avrebbe premiato questo vero movimento di popolo.





