
di Giuseppe Augieri
Il “punto di strizione”, ben conosciuto da chi conosce la Scienza delle Costruzioni, è la condizione nella quale, per dirla maccheronicamente, un qualsiasi materiale soggetto a trazione, ad un minimo di tiro in più, cede. Insomma il segnale di allarme definitivo, l’ultimatum al gioco del tiro alla corda che è arrivata al limite della rottura e non può essere tirata in più neanche di poco. Siamo all’attualità.
Non condivido, ma faccio gli auguri ai Lavoratori che parteciperanno allo sciopero generale del prossimo 29 novembre: è una manifestazione di democrazia, condivisibile o meno, in ogni caso da rispettare. Ma l’appello che mi sento di fare è agli organizzatori dello sciopero ed a chi gestirà l’intera manifestazione. Ancor prima a chi ha scelto le parole d’ordine.
Notizie circa l’infiltrazione dei pro-Pal nei cortei, voci su saldature con i gruppi antagonisti, la tensione sollevata per il decreto sicurezza (a proposito, complimenti a Sansonetti per la velocità con la quale in poche settimane, ha rivoltato il suo pensiero sullo stato e gli errori della sinistra: l’Unità torna ad essere un riferimento per la rottura), tutte le polemiche sul “fascismo” in atto, creano una miscela esplosiva che si accosta ad un fiammifero. Sbagliato costringersi a non farlo, sbagliato non tenere la distanza giusta. Vale per gli slogan, per il rispetto dei percorsi e delle intese con la prefettura, per il servizio d’ordine, per la convinzione che bisogna dimostrare nell’ impedire azioni da black block.
Il punto di strizione sociale è stato raggiunto, anzi alcuni scricchiolii dicono che si sta addirittura superando. Non serve a nessuno. Andare oltre costringerebbe ad una scelta che non sarebbe più di campo ideologico, ma di rispetto del concetto di società democratica. Lo eviterei, se potessi.
Lo ripeto: Landini chiarisca cosa significa scontro sociale che ha posto come motivazione dello sciopero. Bombardieri esprima la sua posizione. Entrambi provvedano a organizzare una grande manifestazione che sia democratica in ogni aspetto. Chiedano di prevedere, e provvedere a stroncarli, tentativi di trasformare uno sciopero in scontro “armato”.
E se, intanto, l’estrema violenza verbale dello scontro tra i Partiti avesse una pausa, sarebbe bene.
Vi sono momenti nei quali la leadership si esprime non per avere consensi ma per richiamare responsabilità. Questo momento è giunto.





