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I 5 STELLE HANNO PERSO IL FUTURO

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di Vito Schepisi
Tra le tante strambate, quella del M5S che sosteneva che il PD puntasse a cannibalizzare il Movimento non era sbagliata.
Tanta acqua è già passata sotto i ponti, e quel PCI che non gradiva nemici a sinistra è rimasto, come un marchio di fabbrica impresso sul PD che ne ho colto l’eredità, soffocando lentamente il popolarismo e la prudenza moderata democristiana.
Forse soltanto Grillo l’aveva capito da subito!
Per l’inventore del movimento pentastellato, l’obiettivo d’un governo di coalizione che non fosse essenzialmente a guida M5S non è mai esistito.
Meglio ancora se esclusivamente pentastellato!
Sin dall’origine, il comico genovese, con i suoi giochi di parole sul PD con la “L” e senza “L”, poneva la condizione dell’assoluta autonomia del movimento grillino rispetto al cdx ed al csx.
Giusto o sbagliato che fosse, Grillo ha sempre pensato e sostenuto che le alleanze – al di fuori d’una mera funzione strumentale, da usare per destabilizzare il bipolarismo – indebolissero la visione strategica del Movimento.
Dal suo punto di vista non aveva affatto torto, ma non è mai stato esplicitato, e quindi non è noto, se il creatore del Movimento si sia mai reso conto che quello d’una maggioranza assoluta in Parlamento fosse un obiettivo molto difficile da ottenere.
Risposte a chi poneva anche queste questioni non ne ha mai date.
A smentire, inoltre, la fermezza assoluta di questo obiettivo, il M5S, nella scorsa legislatura, s’è alleato sia con la Lega di Salvini, che con il PD di Letta: un po’ troppo (sposare due visioni politiche contrapposte) senza un passaggio elettorale.
E poi sostenere anche il Governo Draghi che, a differenza di Conte, rappresentava la politica meno fantasiosa, quella fatta di serietà e di obiettivi socio-economici da perseguire!
Questo M5S in definitiva s’è mostrato più ondivago, contraddittorio ed incoerente che mai. Un’Armata Brancaleone in cui l’unico denominatore comune è stato l’uso della protesta: un corpo imbottito di metabolizzanti e senza cervello, politico beninteso.
La strategia in assoluto, per un Movimento che si richiamava alla rivoluzione etica della politica, avrebbe certamente richiesto tempi molti più lunghi, assieme a motivazioni ideali, per consentire che maturassero quelle solide capacità morali in grado di resistere alla tentazione di farsi incantare dal fascino del potere.
Invece!
Invece è avvenuto che la sua classe dirigente perdesse l’orientamento per strada, cosa che a Giuseppe Conte è capitato sin dall’inizio.
Insediatosi a Palazzo Chigi, assieme al suo funambolico guru, dopo averlo esercitato ed assaporato, l’avvocato del popolo s’è ritrovato invece molto sensibile all’esercizio del potere.
Spinto dall’ineffabile Casalino, Conte si sentiva Napoleone.
Il M5S che, alle politiche del 2018 – grazie alla forza d’impatto della lotta populista alla partitocrazia, grazie alla denuncia della corruzione e della spartizione del potere economico-finanziario del Paese, aveva mostrato, cavalcando la rabbia e la protesta, buona capacità di far presa sul popolo – s’è già fatto intruppare dal PD.
Se il PD senza potere si dissolve, e col potere si smaschera, il M5S, con Conte, è diventata la fotocopia grigia, meno colta e più ottusa del PD.
Gli elettori pentastellati liguri l’hanno compreso e per opporsi al centrodestra, unendosi allo strabico giustizialismo di comodo, hanno preso la via diretta, riversando i loro voti direttamente sul PD.
Le stagioni della politica cambiano e quella che era l’antipolitica, e che rappresentava la protesta contro la partitocrazia, si sta dissolvendo tra gli eredi di coloro che una volta, quando erano PCI e DC, detenevano il 70% dell’Italia lottizzata dai partiti.
Il contrario di ciò che il popolo pentastellato chiedeva di voler rappresentare.
E’ per questo che il M5S ha perso il futuro!

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