di Angelo Ciccarella
Lasciamo stupidamente dormire i nostri talenti a causa del processo di acculturazione pianificato dal sistema, che ci vuole servi obbedienti dalla culla alla tomba. Millenni di sottomissione ci hanno reso sterili, vittime designate, impotenti di fronte alle prove della vita, succubi di tiranni da quattro soldi. Il 1971 a Viterbo, qualcuno mi schiarì le idee e mi fece sentire infinito.
Gli ordinari, le persone cosiddette spente, non riescono a immaginare niente che vada oltre il sesso e il desiderio di prevalere sugli altri; non controllano le proprie emozioni e possiedono scarsa attenzione. Noi viviamo in una realtà plastica e ideazionale, in un mondo di desiderio, ma solo una piccola percentuale di ciò che ci circonda percepiamo. Se l’immaginazione trova un vero punto d’appoggio, diventa un potere creativo; senza una base reale è solo un bastone su cui cavalcano i pazzi. L’immaginazione è più grande del pensiero ragionante e la magia è l’arte di farne uso. Collegare le idee con le immagini sviluppa un potenziale fuori dal comune. Ci si può proteggere, acquisire conoscenza o neutralizzare gli intenti maligni.
Scandurra mi insegnò a pensare per immagini. Non faticai, avendo una predisposizione naturale. Dopo mesi di visualizzazioni e proiezioni, mi diede un esercizio dai risvolti pratici.
“Se immagini con intensità un cagnaccio robusto e cazzuto vicino al tuo letto e gli darai un nome, esso resterà lì a fare la guardia e caccerà via tutte le larve tranne i demoni. Potrai dormire senza pericoli.”
A dirla tutta, mi sembrava uno scherzo, ma misi alla prova il motto: – credere per vedere – e così costruii mentalmente un cane. All’inizio non provai niente. Quando mi coricavo (spesso verso le 3-4 di mattina), cercavo nel buio della stanza di intravedere qualcosa. Niente. Passavano giorni, settimane. Caricavo l’immagine nuovamente, con più convinzione e dopo 48h, tornando dopo mezzanotte, avvertii uno strano odore in cameretta, un odore come di officina meccanica. Mi coricai e presi subito sonno, ma dopo nemmeno un quarto d’ora, un urlo animale improvviso mi fece sobbalzare. Accesi la luce dal comodino. Tutto sembrava normale. Mi ero sognato tutto, evidentemente. Ma lo stesso fenomeno accadde pure la notte dopo, e quella dopo ancora. Insomma, non c’era notte senza urla bestiali. Per qualche settimana patii parecchio gli urlacci e i ringhi. Finché mi decisi a parlarne a Scandurra,il mio Maestro, che mi disse:
“Ciò che crei devi addomesticare. Se è un cane da guardia, dotalo di capacità precise che non compromettano la tua vita ordinaria. Gli hai dato un nome? – feci cenno di no – allora daglielo e ordinagli di non abbaiare ma di puntare l’ospite sgradito e di cacciarlo nel basso astrale senza fare casino. Semplice.”
Così feci e debbo dire che il cane eseguì bene il compito e non mi svegliò più.
In seguito sostituii il cane con un bel gattone nero (ometto il nome per riservatezza), il quale soddisfò appieno alle mie desiderata.
Riderete, probabilmente. Ma ridere di ciò che si ignora serve a poco. Meglio capire e semmai provare. Che vi costa?
Un antico rito magico di proiezione consiste nel tracciare pentagrammi, utili per tenere lontani elementali ostili. Basta tracciare mentalmente una stella a cinque punte e collocarla sulla porta di casa. Se pensi con sufficiente impegno ad un simbolo o archetipo, puoi imprimere il pensiero-emozione, che è il mezzo, nell’ambiente circostante. Ci vorrà pratica e pazienza, prima di avere degli effetti.
Scandurra indicava nella “pancia” il secondo cervello, l’enterico, l’unico in grado di operare sui piani sottili con continuità. L’immaginazione trova lì la sua dinamo, che con facilità produce la concentrazione sintetica che mantiene nella coscienza il senso e il desiderio del vero, impedendole di smarrirsi e di abbandonarsi alle impressioni false.




