
di Gianvito Calderaro
La nostra Costituzione Repubblicana contiene l’articolo 54 – comma 2° – che sancisce quanto segue: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Qual’è il significato da attribuire al termine “disciplina“? Significa agire nel pieno rispetto delle norme, evitare qualsiasi violazione di legge, agire con modi di soavità e con imperturbabile pacatezza. E il significato di “onore“? Significa agire ed operare con dignità sul piano morale e sociale, rispettare la parola data e operare in maniera tale da attrarre la stima e il rispetto da parte di altri. In sintesi, significa operare senza alcuna macchia.
Da numerosi anni i nostri politici ignorano totalmente il contenuto dell’articolo 54 della Costituzione. Sempre di più assistiamo a politici che vengono accusati e condannati per fatti e comportamenti abbastanza gravi e continuano imperterriti a sedere nelle istituzioni. In Italia l’istituto delle dimissioni è quasi del tutto sconosciuto. Abbiamo il caso clamoroso della ministra Santanché, che accusata di falso in bilancio, di concorso in bancarotta e di grave truffa all’Inps, continua a sedere sulla poltrona da ministro del Governo Meloni. Eppure, in passato proprio la Santanchè era colei che chiedeva le dimissioni di ministri e parlamentari avversari per fatti inesistenti e meno gravi di quelli che la coinvolgono.
A tal proposito, ricordiamo le dimissioni avanzate per il ministro Speranza, il ministro Alfonso Bonafede, la ministra Azzolina e l’on. Giulio Terzi e tanti altri. Notevole è la differenza che esiste tra l’Italia e gli altri Paesi del mondo in materia di eticità dei politici. In Germania il ministro della Difesa, benché persona ben stimata e preparata, ha dovuto rassegnare le dimissioni dal suo prestigioso incarico, perché è stato accertato di “avere in parte ritrascritto la sua tesi di dottorato”. Fatto risalente e accaduto ben 20-25 anni fa.
In Francia una ministra si è dimessa perché ha fatto le vacanze gratuitamente a spese del Governo tunisino. In Giappone, ha rassegnato le dimissioni un ministro per aver intascato una donazione di appena 400 euro. In Ruanda, un ministro si è dimesso per aver partecipato ad una festa da ballo con delle prostitute. In Italia, invece, abbia il caso della On.le Augusta Montaruli, che a seguito di condanna definitiva del processo Rimborsopoli, viene costretta a dimettersi da sottosegretaria di Stato, ma continua a imperversare e pontificare in televisione quale portavoce del gruppo di FdI.
Abbiamo avuto il caso di Conte (M5S), che nel curriculum evidenzia di aver partecipato, come studente o docente, in diverse università straniere (New York – Malta- Pittsburgh -Sorbona e Cambridge) per “perfezionamento degli studi giuridici”. Le Università interpellate riferiranno, stando a quanto riferito da numerosi media, che nei loro registri non figura alcun Giuseppe Conte, né come studente e ne come docente. In America una bugia del genere avrebbe comportato la decadenza da ogni incarico. Invece, in Italia, il prof. Conte, docente universitario presso la Università di Firenze, ha potuto ricoprire il prestigioso incarico di Presidente del Consiglio dei ministri e di svolgere oggi il ruolo di leader del M5S.
Ho inteso sottolineare la differenza di eticità che esiste in Italia e negli altri Paesi del mondo, dove i politici e i ministri rassegnano le dimissioni per situazioni meno delicate e imbarazzanti in cui si trovano i politici italiani. In Italia, se la politica intende riconquistare il vecchio prestigio che caratterizzava i politici del dopoguerra e del periodo della Costituente, dovrà elevare in maniera significativa l’attuale soglia di eticità e di moralità. Dovrà puntare ad un maggior rigore e solo in questo modo potrà riconquistare stima, apprezzamento e fiducia.
Come pure bisogna cancellare l’attuale legge elettorale dei famigerati “listini” e introdurre il voto di preferenza, se si vuole far tornare al voto gli italiani. Non dimentichiamo che alle ultime elezioni europee di giugno 2024 si è recato alle urne appena il 49,69% degli elettori aventi diritto. All’Italia non serve il ” Premierato”, meno che mai “l’Autonomia Differenziata”, ma necessita un “Riformismo forte e intransigente”.





