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MEDIO ORIENTE, NUOVE VIE E NUOVI SCENARI

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di Savino Di Scanno

Parliamo di fatti reali.

Nel settembre 2023 a nasce a New Delhi l’accordo internazionale per la creazione del corridoio economico India-Medio Oriente- Europa. Aderiscono USA, India, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Unione Europea.

Stiamo scrivendo di due collegamenti, il primo marittimo e ferroviario tra Europa ed il Golfo, comprendendo Paesi come Israele, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati, ed un altro marittimo-portuale tra i Paesi del Golfo e l’India. Si parla di investimenti tra i 300 ed i 600 miliardi di dollari per costruire città nel deserto,  strade econdotte di cavi per trasmissione di dati, elettricità, energia, tubature per gas, petrolio e idrogeno verde. Tale progetto è adottato e finanziato dalla Partnership for Global Infrastructure and Investment (PGII), alleanza creata dal G7 nel 2022 e dal Global Gateway della UE.

L’Italia, con il nostro Governo di Giorgia Meloni il 6 dicembre 2023 lascia la “Via della Seta” uscendo dal “Belt & Road Initiative” cinese.

Il 7 ottobre 2023, con incredibile puntualità per chi non crede alle coincidenze che non esistono, i macellai di Hamas compiono la strage di giovani israeliani a ridosso della Striscia di Gaza innescando la legittima reazione dello Stato di Israele.

Su questo punto, giusto per specificarlo, lo scrivente era, è e sarà sempre dalla parte di Israele, che, come ha dichiarato Netanyahu, vede il Popolo Ebraico impegnato a fronteggiare militarmente l’Iran che sostiene Hamas, Hezbollah e Houti in tutta l’area Medio Orientale.

Ma la prima potenza che si oppone, per non scrivere il termine ostile, alla Via del Cotone, è la Cina con la Russia ben posizionata in Siria e nello specifico a Tartus ed a Tobruk in Cirenaica.

Solo per dare il senso a ciò che si scrive, si discute della costruzione e potenziamento dei porti a Dubai di Fujairah, Jebel Ali, ed uno hub ad Abu Dhabi.

Come pure, citando Giulio Terzi di Sant’Agata, anche del porto di Trieste come di altri porti italiani che saranno da collettori di arrivo delle condotte provenienti dal Medio Oriente.

La nostra Marina Militare, oggi da considerare la punta di diamante della nostra Difesa Nazionale, sta ponendo iniziative a tutela delle piattaforme sottomarine, futuro scenario strategico per la presenza di autostrade di comunicazione di energie e dati di comunicazione.

Tornando ad Israele, strategico sarà il porto di Haifa.

Sono dati, fatti, intuitivi da comprendere, anche in termini interpretativi circa la considerazione e consapevolezza degli enormi interessi economici, finanziari e commerciali in gioco.

Ed in questo nuovo “Grande Gioco” un ruolo fondamentale lo giocherà proprio la nostra Italia, che come Penisola (a volerlo ricordare alla pletora di ignoranti che come analisti, convegnisti, conferenzieri del nulla cosmico disturbano le serate televisive) è il vero ed unico punto di snodo del Mediterraneo ove confluiranno tutte queste direttrici.

Nel durante si continua ad assistere al “teatro” di sempre.

La discussione tra Palestinesi ed Israeliani, come si volesse dimenticare che in Medio Oriente da circa 3 mila anni si trova sempre il pretesto per fare una guerra. Si omettono volontariamente gli approfondimenti tra diversi interessi politico religiosi tra sunniti e sciiti, del ruolo dell’Egitto e della Turchia, e sempre in campo religioso volendo scrivere del Libano si dovrebbe ricordare ai “figli di papà” che sabato 5 ottobre  a Roma si sono esibiti nello show contro i nostri poliziotti, che a Beirut come in altre parti del Paese dei Cedri, vivono anche i sunniti ed i Cristiano Maroniti  e che questi ultimi sono difesi dai “falangisti”, personaggi questi non certamente e propriamente educati o pacifici. 

L’Italia deve assumere le sue responsabilità politiche ed anche militari a sostegno della difesa di interessi nazionali derivanti dalla “Via del Cotone”.

Ci si augura che in tal senso possano essere interpretate le parole del nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Luciano Portolano, come da ultimo ma non da ultimo, ha suggerito un maggior approccio “offensivo”, ai fini della difesa della Sicurezza Nazionale, per la nostra intelligence estera potrebbe essere utile se non necessario.

Non ne va solo la nostra credibilità, che non deve essere considerata solo a livello gastronomico, bensì del futuro dei nostri figli e delle nuove generazioni.

Autore

  • Redazione

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