
di Giorgio Cattaneo
«Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta, sconsigliatelo fermamente. Se continua, minacciatelo di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri». Probabile che Maria Castronuovo la conosca, questa celebre strettoia tracciata da Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura nel 1926. Ed è altrettanto probabile che quelle parole non l’abbiano mai turbata. Per tutta la vita ha insegnato, letto, pensato. E scritto. Ha viaggiato nel tempo e nello spazio, usando gli occhi e la mente: soprattutto la mente, spesso visitata da ospiti inattesi.
Come quella volta, precisamente il 10 ottobre 2010, quando (alle dieci di sera) una misteriosa spora, vagante nell’etere da chissà quanto tempo e rilasciata magari dallo stesso Alighieri o addirittura da Pitagora, le aprì gli occhi sulla Divina Commedia. Un possente manuale di sopravvivenza, inesorabilmente preciso e matematico, geometrico. Scritto per permetterci di capire chi siamo davvero e perché non dobbiamo più avere paura di niente. Assicura il vero Dante, svelato da Maria: siamo perfettamente capaci di conquistare con le nostre mani la felicità a cui abbiamo diritto, qui e ora, senza dover ringraziare nient’altro che le stelle, nostre creatici.
Che abbia doti speciali, la professoressa Castronovo, è fuor di dubbio. Può succedere anche che un giorno si inventi un romanzo profetico come “Il Convento e il Cavaliere”, pubblicato nel 1995. Trama: l’oscurità, che produce insospettabili crimini ed efferati delitti compiuti a fil di spada, si annida in una banca arroccata in un fascinoso centro storico italiano. Un edificio che confina con un antico monastero. Vent’anni dopo, il povero David Rossi (Monte dei Paschi di Siena) sarebbe tragicamente volato da una finestra del medievale Palazzo Salimbeni, addossato alle mura della chiesa senese di San Donato.
Tra il Convento e il Cavaliere – come vuole il romanzo contemporaneo – c’è di mezzo “l’uomo senza qualità”, impietosamente radiografato da Musil. In questo caso, si tratta del grigio direttore dell’agenzia finanziaria attorno a cui si snoda la storia. La sua grande colpa? Non saper esprimere appieno i talenti di cui è dotato: e rieccolo, l’Inferno dantesco. Se si è intelligenti, si arriva a intuire molto (e quindi a sapere anche troppo, cacciandosi nei guai). Specie se compare un cadavere, all’inizio della storia, dove meno si poteva immaginare di scoprirlo: nell’impenetrabile caveau dell’istituto bancario. Chiamare la polizia? Nemmeno a pensarci: troppo sconveniente. Meglio affrontare i rischi di un’indagine privata, segretissima, ma senza il coraggio della verità.
La strepitosa Fred Vargas è l’autrice francese di una fortunata serie di polizieschi. Il suo campione è il commissario Adamsberg, geniale e stralunato: un detective “spalatore di nuvole” che, per arrivare al dunque, compie salti quantici e porta il suo cervello a spasso, in mezzo a imprevedibili dimensioni parallele. In un’intervista, la Vargas si è abbandonata a una constatazione amara: oggi, molti scrittori si rifugiano nel genere noir. Motivo: senza una trama incalzante, non riuscirebbero più a farsi leggere. Però restano veri scrittori: e si sente. Hanno un altro passo. Lo usano, il plot, ma come espediente: per poter raccontare la loro idea di mondo.
Premessa imprescindibile: plasmare la narrazione adottando una lingua speciale. Una lingua creata dall’autore, solo sua. “Potrei dirvi di una notte buia e tempestosa. Ma non fu così. Notte anonima di gennaio, in cui soltanto alcune bianche nuvole slabbrate si contendevano la luna”. Chiaro, no? Come avrebbe detto Oscar Wilde, «lo scrittore che chiama zappa una zappa dovrebbe essere costretto ad usarla». Infatti Maria Castronovo utilizza il cesello, per dipingere il suo antieroe: “Avrebbe ricomprato la sua giovinezza, se fosse stata in vendita”. Eppure, qualcosa lo frenava: “Continuava a chiedersi che cosa mai gl’impedisse di sentirsi giovane, scemo e innamorato”.
La donna, bella e impossibile, era entrata in punta di piedi: con in mano due biglietti per uno spettacolo. Lui le aveva aperto la porta sbigottito, temendo l’ineluttabile. In più, si ricordava di quando, vent’anni prima, “si andava a teatro a vedere Ionesco, Brecht, Beckett, O’Neill… e si poteva anche far finta di averli capiti”. Proprio così: “Tramava semplici leggi, l’alchimia del mondo”. Galeotto fu un tè domestico. “Lo sguardo gli si alzava sopra l’orizzonte alabastrino della tazza e, abbandonandosi alla primitiva ingenuità del desiderio, si perdeva dentro i capelli solari di lei, sul suo incarnato rubato a Renoir, sulle perle di fiume del suo sorriso”.
Indugia plasticamente sul corpo femminile, la pittrice Maria Castronovo: “Il seno perfetto, difeso solo da una ventata di efelidi leggere. Uno spruzzo dorato come quelli che brillano nella trasparenza dei cristalli di Murano. I fianchi morbidi. Delicate le curve. Neanche la mano di Fidia avrebbe potuto far di meglio”. Naturalmente la sorpresa è dietro l’angolo, quasi ad ogni pagina. Niente è come sembra (altrimenti, che giallo sarebbe?). Beninteso: la trama, spiega sempre Fred Vargas, è come una stampella. Perfettamente fabbricata, certo, anche in questo caso. Ma quello resta: un mezzo. Come nei grandi romanzi politici di Leonardo Sciascia.
Maria-Renoir sa dipingere in modo sublime le atmosfere del quotidiano, il “male di vivere” che brulica tra le futili luci natalizie e il chiasso fastidioso del turismo di Venezia. Sa fotografare la paura, l’amore, la follia. Il delirio di un artista rinnegato, il cinismo del potere. Sa rendere la fragilità del candore virginale, il dolore di un innamoramento tradito. E soprattutto sa ritrarre lui, il protagonista: l’inglorioso “scrutatore non votante”, a cui troppo spesso abbiamo rischiato di assomigliare. “Dietro, veniva Don Abbondio”, sintetizzò magistralmente Manzoni. La vita può diventare grama: un deserto di occasioni mancate. Ma la colpa, naturalmente, è sempre di qualcun altro.
(Pubblicato originariamente da Percorsi Edizioni, “Il Convento e il Cavaliere” è ora gratuitamente disponibile in formato digitale, come tutti gli altri libri di Maria Castronovo, sul sito web dell’autrice).





