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LA NUOVA DOTTRINA NUCLEARE DI PUTIN

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di Sergio Restelli

La nuova dottrina nucleare annunciata da Vladimir Putin è un segnale chiaro non solo all’Ucraina, ma anche alla NATO e a tutto l’Occidente. Questa evoluzione, infatti, ha acceso nuovamente il dibattito sul rischio di una guerra nucleare su vasta scala e ha messo in evidenza la complessità delle dinamiche geopolitiche attuali.

Il Significato della Nuova Dottrina Nucleare

L’aggiornamento della dottrina nucleare russa abbassa notevolmente la soglia dell’uso di armi nucleari, estendendo la loro possibile applicazione non solo come risposta a un attacco nucleare o a una minaccia esistenziale, ma anche a eventuali aggressioni con armi convenzionali, in particolar modo se supportate da potenze nucleari. Questo modifica il quadro strategico in maniera significativa: rende più tangibile la possibilità di un ricorso al nucleare anche in scenari non del tutto estremi e aumenta il livello di incertezza all’interno della comunità internazionale.

Secondo molti analisti, l’obiettivo di Putin è duplice:

1. Deterrenza attraverso l’incertezza: come affermato dall’ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Italiana, Vincenzo Camporini, l’incertezza è un elemento fondamentale della deterrenza. Putin, riformulando la sua dottrina, semina dubbi nelle capitali occidentali riguardo alla possibile escalation e rende più complessa la risposta dei decisori politici. L’uso della minaccia nucleare non è nuovo nella strategia russa, ma questa rinnovata dottrina nucleare rende tale minaccia più credibile e imprevedibile, cercando di far riflettere gli Stati Uniti e i loro alleati prima di compiere passi che potrebbero essere percepiti come provocazioni.

2. Pressione sulle opinioni pubbliche e sulle leadership occidentali: aumentando la posta in gioco con minacce nucleari più esplicite, Putin mira a creare divisioni tra i Paesi NATO, a destabilizzare le opinioni pubbliche e a far emergere sentimenti pacifisti o di paura che potrebbero spingere verso una riduzione del sostegno militare all’Ucraina.

L’Incertezza nelle Risposte Occidentali

La risposta dell’Occidente alle precedenti “linee rosse” imposte dalla Russia è stata caratterizzata da una certa ambiguità: nonostante le minacce di reazione, Mosca non ha realmente agito contro l’invio di armi sofisticate all’Ucraina, come carri armati e missili a lungo raggio, né contro la formazione di piloti ucraini sugli F-16. Tuttavia, la nuova soglia imposta da Putin, che riguarda la possibile reazione a missili lanciati sul territorio russo con il sostegno di Stati nucleari, viene considerata con maggiore serietà.

Fonti d’intelligence occidentali indicano che Putin potrebbe prendere in considerazione attacchi a basi NATO in Europa se dovesse ritenere che missili lanciati dall’Ucraina rappresentino una minaccia diretta al territorio russo o bielorusso. Questo introduce un rischio senza precedenti di un’escalation che coinvolgerebbe direttamente i Paesi membri dell’Alleanza Atlantica, i quali sarebbero obbligati a rispondere a un attacco nucleare in base all’articolo 5 della NATO.

La Questione Ucraina e il Ruolo della NATO

Un aspetto critico, sollevato dagli esperti, è la necessità di chiarire cosa esattamente intendano i governi occidentali e lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky con il termine “vittoria”. Finora, il supporto all’Ucraina è stato dato senza una chiara definizione di quale sia l’obiettivo finale del conflitto. La mancanza di una visione precisa sul punto di arrivo rende più difficile valutare i rischi e le implicazioni di una continua escalation.

C’è chi suggerisce che gli aiuti a Kiev avrebbero dovuto essere condizionati, fin dall’inizio del conflitto, a una definizione chiara delle condizioni di pace e degli obiettivi di guerra. Ora, mentre la guerra prosegue, emerge sempre più la necessità di un reset della strategia da parte dell’Ucraina, affinché la prosecuzione del conflitto non si traduca in una serie di decisioni irrealistiche o disconnesse dalla realtà geopolitica.

I Limiti della Strategia Russa

Nonostante la razionalità apparente dietro la strategia di Putin, alcuni analisti sottolineano i rischi che essa comporta per la Russia stessa. Il ricorso effettivo alle armi nucleari, specialmente in forma “tattica”, screditerebbe profondamente la Russia agli occhi del mondo. Paesi come la Cina, che finora hanno mantenuto una posizione ambigua ma non apertamente ostile verso Mosca, potrebbero reagire molto negativamente, vedendo un attacco nucleare come un punto di non ritorno nelle relazioni internazionali.

Le ripercussioni diplomatiche sarebbero disastrose, non solo per la Russia, ma anche per la stabilità globale. La Cina e altri attori geopolitici chiave potrebbero rivedere le loro alleanze e relazioni, lasciando la Russia ancora più isolata a livello internazionale. Questo scenario rappresenta uno dei motivi per cui molti esperti rimangono scettici sulla reale volontà di Putin di usare effettivamente l’arma nucleare, nonostante le minacce esplicite.

La nuova dottrina nucleare della Russia rappresenta un pericoloso abbassamento della soglia di utilizzo delle armi nucleari, aumentando l’incertezza e la deterrenza nei confronti dell’Occidente. Tuttavia, non è solo una questione militare: l’escalation del conflitto ucraino sta diventando sempre più una questione di responsabilità politica e morale. I decisori occidentali dovranno mantenere sangue freddo e non cadere nella “partita a poker” a cui Putin sembra volerli sfidare.

Nel frattempo, è essenziale che l’Ucraina e i suoi alleati definiscano chiaramente quale sia il loro obiettivo finale, per evitare che la guerra diventi una spirale di escalation senza fine, con il rischio di scenari catastrofici. La minaccia nucleare non può essere trattata come un’opzione strategica in un conflitto che coinvolge così tanti attori globali, perché i costi di un errore di calcolo sarebbero devastanti per l’intera umanità.

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  • Redazione

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