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POLITICA SENZA CERTEZZE

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di Giuseppe Augieri

Non solo in politica. Il bianco e nero senza grigi è ormai un fondamentale nella nostra cultura. Il “pensiero in bianco e nero”, (da un a frase inglese; in italiano “pensiero dicotomico”), divide con un taglio netto la realtà in luce e ombra. Cancellandone la complessità, l’ambiguità, la mutevolezza, e ogni sfumatura. Rifiuta di vedere il mondo com’è.
Ragiona in termini di “tutto o niente”, fa credere che le cose possono essere solo o completamente giuste o del tutto sbagliate, che le persone sono o amiche o nemiche, che le giornate o sono perfette o fanno schifo, che tutto ciò che non è un successo è un fallimento, e che tutto ciò che non è virtuoso è vizioso. Che ora o mai più. Che la va o la spacca. Ed infine che o si ha del tutto ragione o si ha completamente torto. E che ogni domanda di chiarezza sia in realtà un tentativo di giustificare scelte altrui, l’ “altro versante”. Quello nemico.
Distinzioni nette, rigide e permanenti riducono il complesso caos che è la realtà delle persone e degli eventi a due sole categorie contrapposte che si escludono l’una con l’altra o che sono in irreparabile conflitto tra loro. Quando ci sono solo gli estremi, il dialogo è impossibile. Lo scontro è inevitabile. L’odio, magari mascherando i suoi contorni di invidia, è una componente di base. La violenza è la conseguenza inevitabile. Noi viviamo nella violenza, oggi e sempre più.
La capacità di questa modalità di essere di allargarsi a macchia d’olio investendo tutti i campi dei rapporti umani è incredibilmente forte. Nei momenti di indecisione, di sbandamento, il contagio è aggressivo. Perché il pensiero dicotomico è molto rassicurante, specie se chi così pensa mette automaticamente sé stesso dalla parte della ragione, dell’intelligenza, della giustizia, della bellezza e della verità. E disturba vedersi messa in discussione questa “confort zone”. Perciò ci si accalora molto, si ignorano le evidenze contrarie e non si manifesta alcun dubbio, mai. E finisce che si disprezza chi non condivide le proprie opinioni. La soluzione più semplice è “etichettare”.
Natura e Cultura. Oriente e Occidente. Pace e Guerra. Pubblico e Privato. Maschile e Femminile. Vizio e Virtù. Città e Campagna. Libertà e oppressione. Destra e Sinistra. Salute e Malattia. Ragione e Sentimento. Giovinezza e Vecchiaia. A questo si pensa, forse, quando si va al dualismo: il mondo è fatto così. Ma quelle dicotomie esprimono le polarizzazioni estreme di fenomeni e realtà che sono un continuum. Fra un polo e l’altro non c’è una voragine, ma un’area più o meno ampia e variamente sfumata di grigio. Su ognuno dei “contrapposti” indicati vi sono mille esempi di “intermedi”. Che danno valore alla vita. Persino una foto in bianco e nero ha un “valore” solo se, avendo deciso cosa rappresentare non solo dei contorni fisici, si realizza una gamma di grigi modulata, una musica di grigi.
Ecco: ho scritto “avendo deciso”. Una dicotomia è utile per fare una scelta: può essere perfino necessario, nelle scelte, guardare a dilemmi e alternative che si escludono una con l’altra. Ma dopo averla utilizzata per orientarsi, deciso dove posizionarsi, è importante ricordare che la chiarezza della dicotomia è solo apparente, e può essere fuorviante.
Limita la nostra capacità di leggere e capire il mondo. Cancella ogni possibilità di mediazione e di sintesi (e, a furia di cancellare scelte possibili, è facile sentirsi o furiosi o impotenti). Preclude soluzioni creative. E’ un pensiero infantile: sono i bambini piccoli a non avere strumenti cognitivi sufficienti per cogliere la gradualità e le sfumature.
Se sei sicuro di te e della tua scelta, puoi accettare il confronto: se mai ti facesse cambiare idea ti avrebbe salvato da un errore arricchendo inoltre la tua cultura. La spirale nera Yin, che ha al suo interno un punto bianco, e la spirale bianca Yang, che ha al suo interno un punto nero, indicano l’impossibilità di vivere di opposti assoluti. E’ cultura millenaria.
In psicologia, si studia il pensiero dicotomico come sintomo di disturbo della personalità. Esso, in politica si esercita in tutte le forme possibili. Compresa la “ineluttabilità” del bipolarismo. L’esempio più eclatante della tranquillità che può dare lo stare di qua o di là.
Il mondo di oggi è bipolare in tutte le sue espressioni: lo sta diventando sempre più. L’Italia, in questo, vanta un’eccellenza. Non ce la faccio ad accettarlo. Scusate, sarò forse anche io dicotomico.

 

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  • Redazione

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