
di Sergio Restelli
L’istituzione del “regime speciale antiterrorismo” nelle oblast’ di Bryansk, Kursk e Belgorod da parte del governo russo rappresenta una mossa significativa nell’ambito del conflitto con l’Ucraina.
Questa decisione segue la segnalazione di droni ucraini diretti verso il territorio russo che hanno sorvolato la Bielorussia, una situazione che ha portato il presidente bielorusso Lukashenko a intensificare la sorveglianza dei confini. In risposta, sono state schierate unità di lanciamissili semoventi e missili Iskander, oltre a ulteriori reparti militari e corpi speciali.
Il concetto di “provocazione” è stato ripreso dal Ministro della Difesa bielorusso Viktor Khrenin, e l’incaricato d’affari ucraino è stato convocato al Ministero degli Esteri bielorusso con un chiaro messaggio: evitare ripetizioni di tali incidenti, altrimenti potrebbero essere valutate misure drastiche come l’interruzione dei rapporti diplomatici.
Per quanto riguarda la Russia, l’applicazione del “regime speciale antiterrorismo” non implica un’escalation diretta al livello di guerra aperta, il che è rilevante dato che la Russia formalmente non è in guerra con l’Ucraina. Questa decisione permette di operare sotto una cornice che, pur non definendo le azioni come atti di guerra, permette una maggiore flessibilità e rapidità di risposta militare e di intelligence senza i vincoli burocratici normalmente presenti.
Si crea quindi un comando unificato che facilita le operazioni delle forze “antiterrorismo”, permettendo loro di agire più liberamente su territorio russo.
Dal punto di vista legale, la distinzione tra trattare i soldati ucraini come combattenti regolari o terroristi sotto le norme antiterrorismo rimane ambigua e potrebbe avere implicazioni significative per i prigionieri di guerra.
Questa è una questione che richiederebbe l’intervento di esperti in diritto internazionale e di guerra.
Le reazioni della stampa internazionale variano.
Alcuni media, come Politico e l’Atlantic Council, hanno interpretato l’offensiva ucraina come un tentativo di Kiev di persuadere gli alleati a rilassare le restrizioni sull’uso delle armi in territorio russo e di garantire il continuo supporto finanziario e materiale.
L’obiettivo non sembra tanto ottenere un vantaggio negoziale quanto piuttosto mantenere l’impegno degli alleati nel conflitto.
Questa lettura suggerisce che l’offensiva ucraina potrebbe essere più strategica e calcolata di quanto appaia a prima vista, cercando di posizionare Kiev in una situazione più favorevole per ricevere supporto continuativo.
In sintesi, la situazione tra Russia, Ucraina e Bielorussia rimane tesa e complessa, con sviluppi che potrebbero avere impatti significativi non solo a livello regionale ma anche internazionale, a seconda delle dinamiche future del conflitto e delle risposte degli alleati occidentali.





