di Gianvito Caldararo
La Costituzione tradita. I nostri costituenti, animati da grande saggezza, giunsero alla definizione dell’art. 27 con grande equilibrio. Stabilirono che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Se tutti rispettassero lo spirito dei nostri costituenti, non assisteremmo alla gogna mediatica allorquando un pubblico amministratore è destinatario di una informazione di garanzia (cosiddetto ” avviso di garanzia”), che disciplinata dall’articolo 369 del codice di procedura penale, è lo strumento attraverso il quale l’indagato acquisisce cognizione di un procedimento penale a suo carico.
Dopo la stagione di “Mani pulite”, tale avviso di garanzia, nella stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, anche per la martellante azione della stampa, ormai permanente alleata dei pubblici ministeri, è visto già come una condanna definitiva. Infatti, si è colpevoli anche senza attendere i tre gradi di giudizio.
Questa ” pseudo rivoluzione culturale ” è stata prodotta dalla pratica del gossip che è divenuto giornalismo. Ma è stato anche causato da certe roboanti e pesanti dichiarazioni di alcuni magistrati. Come non ricordare la pesante frase del pubblico ministero Camillo Davigo , il quale giunse a dire dei politici: “Non esistono innocenti, esistono solo colpevoli non ancora scoperti”.
Una frase, anche se oggi si smarca, che ha contribuito a consegnare l’Italia ai giustizialisti. Infatti, si è giunti ad affermare che “gli unici errori giudiziari sono le assoluzioni”. Ormai i processi vengono svolti in piazza e sulla stampa e non nelle sedi naturali. Siamo giunti a considerare i politici e i pubblici amministratori come un vero e proprio esercito di corrotti.
Eppure sono migliaia i pubblici amministratori dotati di etica, moralità, onesta e dedizione al servizio pubblico. A nulla serve assistere al fenomeno di politici e pubblici amministratori avvisati, che vedono distrutta la propria carriera e lacerata la propria famiglia e dopo anni venire assolto con la più ampia formula. Ma il danno è fatto e non vi è alcun risarcimento per ridare la perduta dignità e serenità.
Anche il recentissimo caso Toti, l’ormai ex Presidente della Giunta della Regione Liguria, ha comportato tutta una serie di polemiche. Toti, nonostante che sia solo indagato, tra l’altro neanche rinviato a giudizio, è stato costretto alle dimissioni per riconquistare la libertà.
Una vicenda nella quale è intervenuto il ministro della giustizia, Nordio, il quale ha parlato di ” stranezze ” da parte dei giudici, ma si è visto bene dall’inviare gli ispettori per verificare l’azione svolta dai pubblici ministeri. Lo stesso ministro Nordio, è stato molto caustico quando ha parlato dell’ordinanza emessa dal tribunale della libertà di Genova, affermando di averla letta ma di non averla capita. Mentre, ha detto, con evidente ironia, di aver letto l’opera del filosofo Hegel, la “Fenomenologia dello spirito” e di averla capita.
Sul caso Toti, è intervenuto anche l’ex magistrato Di Pietro, uno dei gladiatori di “Mani pulite”, il quale ha detto testualmente: “I giudici che hanno trattato il caso Toti non sono in malafede, nè hanno agito per ideologia. Hanno commesso, a mio avviso, un grossolano errore. La motivazione per cui non può essere ridata la libertà al governatore perchè potrebbe commettere reati dello stesso tipo è insostenibile. L’ultima cosa che farebbe il presidente della Liguria è ripetere lo stesso sbaglio, nè troverebbe mai qualcuno disposto a corromperlo”.
Allo stato attuale, quello che necessita è una rinnovata cultura garantista, in piena armonia con lo stato di diritto e una politica profondamente etica e autenticamente di servizio, da assolvere con dignità e onore, come prevede e richiede la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza




