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TOTI, VITTIMA E EROE DI CARTAPESTA

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di Marforius

Un bel giorno arriva un avviso di garanzia con tanto di custodia cautelare a “favore” di Giovanni Toti, presidente della Giunta della Regione Liguria (non governatore come si usa scimmiottare). Ciò in quanto Toti sarebbe colpevole di vari reati attinenti la corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri di ufficio. La notizia occupa le prime pagine, talk show, dibattiti, processi mediatici e quant’altro.

Nonostante le varie richieste gli arresti domiciliari non vengono revocati, perchè il reato potrebbe essere reiterato secondo i magistrati competenti.

I giorni scorsi Toti si dimette da Presidente della Giunta della Regione Liguria.

Questi molto sinteticamente i fatti.

Premesso che la Costituzione prevede l’innocenza dell’incolpato fino al termine dei vari gradi di giudizio, senza entrare nel merito giuridico al cittadino compete soprattutto il giudizio politico, anche se il cittadino stesso spesso dimentica di essere il titolare dei diritti “societari”, che quindi è lui il soggetto che nell’assembea dei soci approva l’operato degli amministratori.

Toti sicuramente sarà innocente, quanto meno ha agito come si usa agire, come da costume italico,  nei vari contesti poltici, gestendo rapporti, relazioni, richieste e proposte varie.

Toti però è anche un leader. Un leader che ha fondato un’aggregazione politica che con il suo 1 per cento contribuisce alla coalizione di maggioranza e questo comporta obblighi e doveri di natura politica, etica e morale.

Ammesso anche che sia possibile che la Magistrature volesse in qualche modo intimidirlo e quindi portarlo alle dimissioni, un leader politico non si dimette. Un leader politico, soprattutto se innocente, resta al suo posto.

Resta al suo posto anche per far capire ai cittadini cosa sta accadendo, per costringere alla fine tutti a riflettere ed anche mettere in mora chi eventualmente abusa dei poteri conferitigli, non si pretende che sia un Nelson Mandela, ma una testimonianza  improntata al sacrificio sì.

Peraltro, anche se questo a livello ideale non dovrebbe essere rilevante, Toti è agli arresti domiciliari, quindi il sacrificio non è poi così insormontabile.

Dimettersi significa arrendersi, significa fuggire e soprattutto abbandonare chi ha creduto in un leader.

Dimettersi significa che non si crede a livello ideale a quello che si fa.

A questo punto teniamoci questa bassa partitocrazia, che si regge su un sistema finalizzato alla gestione della cosa pubblica “pro domo loro” e per pudicizia taciamo, anche riguardo la maggioranza che lo ha sostenuto e poi scaricato, per non parlare di una opposizione che sa solo fare propaganda e sciacallaggio.

Non pensiamo poi alla possibilità che i domiciliari non vengano revocati, perchè dovremmo parafrasare pensando alla cena delle beffe.

Amen, awomen

 

 

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  • Redazione

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