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IL GRANDE CAOS E LO SPETTACOLO DELL’ODIO IN ATTESA CHE QUALCUNO RIACCENDA LA LUCE

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di Giorgio Cattaneo
 
Impressionante la standing ovation tributata dal Congresso statunitense all’eroe della pace Benjamin Netanyahu, dopo nove mesi di massacri quotidiani nella striscia di terra più infelice del pianeta. Altrettanto notevole la cordialità di Donald Trump esibita nei confronti del primo ministro israeliano, suo ospite a Mar-a-Lago per una cenetta dai toni squisiti. E mentre gli Obama fanno sapere all’America che a Washington potrebbe essere eletta una strepitosa principessa della democrazia, di nome Kamala, da Mosca fa eco il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov: i nostri problemi con gli Usa – avrebbe detto – sono iniziati sotto la presidenza Trump, prima ancora dell’escalation scattata con le sanzioni del 2022.
Altra novità, sempre da Mosca: il nuovo ministro della difesa, Andrej Belousov, avrebbe avvertito il suo omologo americano Lloyd Austin di una “operazione segreta” che Kiev stava probabilmente progettando sul territorio russo. Il Pentagono ne sarebbe stato all’oscuro, riferisce il “New York Times”, e avrebbe prontamente dissuaso gli ucraini dall’intraprendere azioni pericolose, destinate a prolungare all’infinito il conflitto chiudendo ogni spiraglio di trattativa. Nel frattempo, tra un applauso e l’altro, Roma potrebbe ospitare il primo vero tavolo negoziale per mettere fine al martirio di Gaza.
Da parte sua, il neo-premier britannico Keir Starmer annuncia che Londra non rinnoverà il ricorso al Tpi contro la condanna di Netanyahu per crimini di guerra: il governo inglese si appresta dunque a prendere le distanze dal leader israeliano, fino a ieri protetto dal precedente esecutivo guidato da Rishi Sunak, grande amico di Giorgia Meloni.
In altre parole: si susseguono confusi giri di valzer, nei quali è arduo distinguere dissimulazioni, pretattiche e reali intenzioni. Intanto tiene sempre banco il classico copione dell’odio, allestito per deprimere e infuocare il pubblico, anche se il tentativo di assassinare Trump – evento di per sé clamoroso – è stato già declassato a notizia minore, perché troppo scomoda.
L’unica certezza ricavabile dalla cronache è davvero minimale: se qualcosa sta bollendo in pentola, per cambiare il tragico paradigma corrente, non se ne parla né sui giornali né nelle riunioni di governo. All’orizzonte non si profila (in modo aperto, almeno) nessuna leadership alternativa alla desolazione permanente: il menù per l’umanità resta indigesto. A dominare è la guerra, declinata in ogni modo: economia, finanza, bombe, menzogne. Una trama presentata come inevitabile, quasi fisiologica, che ha come risultato l’apatia degli indifferenti e lo sconforto dei cuori più sensibili: sempre in attesa che qualcuno, prima o poi, riaccenda la luce.
 
 

 

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  • Redazione

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