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“BOGRE”, IL TESTAMENTO SPIRITUALE DELLA VERITÀ CONDANNATA A MORTE E BRUCIATA VIVA SUL ROGO

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di Giorgio Cattaneo
 
Il filosofo Pierre Bayle diceva: il perseguitato non ha sempre ragione, ma il persecutore ha sempre torto. Ci voleva un’anima come quella di Fredo Valla per affrontare un immane travaglio come il concepimento di “Bogre”, documentario panoramico (di oltre tre ore) che – dalla Bulgaria ai Pirenei, passando per l’Italia – ripercorre i passi dell’altro cristianesimo, quello gnostico riaffiorato nel medioevo, prontamente affogato nel sangue e incenerito nei roghi: era la grande eresia che spaventò a morte i poteri armati nel nome del Dio Straniero, lo spietato dominatore esaltato dall’Antico Testamento. Un’entità tuttora incombente, da cui derivano la religione mosaica, quella romana e quella islamica. Forme-pensiero che hanno rinnovato per due millenni il modulo antropologico della sottomissione, protetta dal dogma e dai suoi eserciti di tagliagole.
Appena dopo l’anno Mille, alla narrazione monoteistica si contrappose quella dualistica, inaugurata luminosamente da Zoroastro in epoca remota: la creazione sarebbe stata il risultato di un incidente cosmico, capace di trasformare la Terra in una prigione di infelicità. L’ultimo grande liberatore – il Cristo gnostico – sfida apertamente il potere arcontico e mostra ai seguaci la via per sfuggire alle catene della materia, di origine tutt’altro che divina. Una sorta di maledizione, quella terrena, ben illustrata – fino ai nostri giorni – dalle peggiori contorsioni della storia. Tra le mille voci raccolte da Fredo Valla nel suo strepitoso film, anche quella del teologo cattolico Enrico Riparelli: «Come faccio, io, a far combaciare – da cristiano – l’esistenza di un dio buono con l’evidente esistenza di un mondo che è anche malvagio? In termini più moderni: dov’era, Dio, ad Auschwitz?».

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  • Redazione

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