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SION NELLA CHAMPAGNE? I TEMPLARI E ROSMERTA

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Grazie ad Henri Dontenville, si conosce la via che seguivano quelli del Gran Pellegrinaggio, venuti dall’Est, al di là di Raon l’Etape e del luogo che divenne Sainte-Odile; cammino che era anche quello del pellegrinaggio al Mont-Tombe, che ora ha nome di Mont-Saint-Michel.[i] Su questo cammino incontriamo località dai nomi evocanti molti interrogativi, come Saxon Sion, Annegray la Vouivre, Luxeuil.

Mont Sainte-Odile, presso Obernai, nei pressi di Strasburgo, è un picco sui Vosgi dove esiste un monastero chiamato Abazia di Hohenburg ed è rinomato per le fortificazioni chiamate “Muro Pagano”.

La montagna e i suoi dintorni evidenziano un insediamento celtico. La fortezza, passata ai Romani, fu probabilmente distrutta dai Vandali nel 407. Nella seconda metà del nono secolo, quando i Vichinghi attaccarono i Paesi Bassi, recentemente convertiti al cristianesimo, il vescovo di Utrecht passò qualche tempo in esilio sul monte.

Si dice che il convento sia stato fondato da Adalrico, Duca d’Alsazia, in onore della sorella, Saint Odile, alla fine del settimo secolo ed è certo che esistette sino ai tempi di Carlo Magno. Distrutto nel Medio Evo, fu ricostruito nel diciassettesimo secolo. Fu acquisito in seguito dal vescovo di Strasburgo e restaurato con l’aggiunta di una chiesa nel 1853.

Nel convento fu compilato un famoso manoscritto, l’Hortus Deliciarum.

Il Muro Pagano è un’enorme costruzione di circa dieci chilometri che circonda il Monte Sainte Odile. E’ composto di 300.000 blocchi, fra 1.6 e 1.8 metri di larghezza e oltre tre metri di altezza. Le origini e la data di questo muro sono state molto discusse, con alcuni che sostengono essere una costruzione druidica di tre mila anni fa, mentre alcune ricerche recenti lo datano al settimo secolo dopo Cristo, quando venne edificato il convento.

La designazione di “Pagano” è attribuita a Papa Leone XI, che così lo avrebbe definito. Designazione che sembrerebbe escludere la sua costruzione coeva a quella del convento.

Saint Odile è nei pressi di Strasburgo, la cui cattedrale gotica è stata edificata su un santuario precristiano dedicato a una delle dee delle fonti dei celti, Triboquer.

La Loggia di Strasburgo divenne la “Grand Loge Supreme” di tutti gli scalpellini d’Europa.[ii].

Saxon-Sion possiede sul suo territorio la collina di Sion che ha ispirato Maurice Barrès per il suo romanzo La colline inspirée.

Sulla collina è celebrato un culto mariano antico ed è stata edificata la basilica di Notre-Dame de Sion (Madonna nera).

I Celti sulla collina avevano stabilito un tempo un alto luogo di culto a Rosmerta. Dopo la pax romana, i riti si volsero verso delle dee latine. L’arrivo del cristianesimo ha trasformato l’importante culto di una Dea in quello della Vergine Maria.

E’ stato, infatti, San Gerardo di Toul, nel 994, a cristianizzare il luogo, mettendo una statua di Maria. Non è improbabile, pertanto, che fino alle soglie del secondo millennio i culti di Rosmerta siano stati praticati ed è possibile che fossero ben presenti anche agli uomini del XII secolo, ovvero a coloro che si richiamarono a Nostra Signora di Sion, intesa come Nostra Signora di Sion Saxon.

Rosmerta, dea gallica della generazione, era “paredra abituale”[iii] di Mercurio-Lugus. Il culto della coppia divina era praticato in gran parte delle regioni gallo-romane, ma era particolarmente diffuso nella Gallia centrale e orientale, lungo i fiumi Rodano, Mosa e Mosella e su entrambe le rive del Reno.

A Rosmerta erano devote le tribù dei Lingoni, dei Treveri, dei Mediomatrici e dei Leuchi. La coppia divina era venerata persino in Britannia, dove Rosmerta era tipicamente rappresentata con un secchio di legno e un mestolo. V’erano templi dedicati tra i Dobunni e alcuni di questi si trovavano nelle colonie romane.

Nell’iconografia Rosmerta rivela le sue due tipologie principali: la prima dove la Dea ha come attributi la patera e il corno dell’abbondanza e l’altro, dove la sua partecipazione alla potenza benefica di Mercurio si esprime con il possesso della borsa e del caduceo.[iv] Interessante notare come il corno dell’abbondanza e la patera siano attributi anche di Epona, altra divinità largamente diffusa e venerata nel mondo gallico.

Varianti del nome di Rosmerta sono Atesmerta e Cantismerta. Tutti questi nomi contengono una radice celtica il cui significato è «dispensare», la stessa che si trova nel nome di Adsmerios o Atesmerios, con il quale Mercurius è onorato presso la tribù dei Lingoni. Così, Adsmerios e Rosmerta, o, con correlazione ancora più stretta, Atesmerios e Atesmerta, vengono ad essere il «dio che dispensa» e la «dea che dispensa». Talvolta Rosmerta viene definita con un nome romano: Maia, Fortuna, Felicitas, Diana, Salus e Minerva, ma quasi sempre porta il suo nome gallico.

In alcuni casi troviamo la coppia con i nomi di Visucius e Visucia, il «dio sapiente» e la «dea sapiente», nuovamente con perfetta simmetria di ruoli e attributi.

Il nome Rosmerta (< Prosmerta) è formato dal prefisso intensivo ro- (< pro-) e la radice *smert-, che viene interpretata da alcuni come «ricordare» o «prevedere», da altri come «provvidenza». La stessa radice caratterizza anche le due varianti attestate di questo nome: Atesmerta e Cantismerta.

“Il suo nome – scrive Riccardo Taraglio – significa la “Grande dispensatrice” e deriva dalla radice gallica *smer- che vuol dire sia preveggenza, previsione, sia provvigione (da smerth-smertu, provvista, risparmiare, provvedere”. [v]

“Respinta la vecchia concezione che voleva riconnettere il nome di Rosmerta alla parola greca Moîra (e quindi creando l’idea di una dea del fato) (Vendryes 1937) – si legge in Bifröst – oggi si tende a presumere che il nome della dea abbia il significato di «colei che provvede»”. [vi]

Anche l’altro nome gallico di una compagna di Mercurius, Visucia, può essere a sua volta avvicinato all’epiteto di Mercurius Visucius. Anche in questo caso si ha un perfetto parallelismo tra il «dio sapiente» e la «dea sapiente».

Rosmerta, Dea dispensatrice, condivide con Mercurio-Lugus l’attributo della borsa, che è elemento fondamentale per classificare la coppia come divinità della generazione e della rigenerazione. Come fa notare Adolfo Zavaroni, Mercurio-Lugus è associabile al Kernunnos, che nel celebre bassorilievo di Reims è accoccolato nella posizione yogica tra Mercurio con la borsa, alla sua sinistra, e un dio apollineo con la lira. [vii]

La borsa, secondo Zavaroni, anziché essere considerata, come spesso è, simbolo di ricchezza, dovrebbe essere associata alla fecondità e i dischetti in essa contenuti ai germi o alle anime. In questo significato la borsa è equivalente alla cornucopia, dalla quale escono non ricchezze materiali, ma vite.

La coppia Rosmerta-Lugus (Mercurio) si propone, dunque, come epiclesi della coppia originaria della Dea Madre e del Dio Cornuto, signori degli animali, della foresta e di tutto il vivente, generatori della vita e della rinascita.  

Da www.bifrost.it, sito Internet interessante e ben documentato sulle tradizioni celtiche, traiamo alcune notizie relativamente alla diffusione del culto di Rosmerta: “Le molte iscrizioni a lei dedicate – scrive Bifröst – sono la prova della popolarità di Rosmerta, ma le figurazioni che portano contemporaneamente il suo nome e la sua immagine sono assai rare; ciò avviene per esempio ad Eisenberg e Metz. La dea è generalmente raffigurata in piedi accanto a Mercurius e tiene tra le mani una cornucopia, simbolo di ricchezza e di fecondità. Sulla stele di Malmaison, presso Reims, la dea si trova in coppia con Mercurius, e sopra di loro vi è il Dio Tricefalo. C’è poi una scultura proveniente da Mannheim, dove la dea tiene la borsa dell’abbondanza, sulla quale un serpente appoggia la testa, come a trarne nutrimento. La dea con la cornucopia appare in molte figurazioni: a Metz, a Sablon (presso Metz), a Châtelet (nel territorio dei Leuci), a Landestuhl (presso i Vangioni) e nel territorio degli Edui. A Toul compare una dea con una cornucopia e con una sacca. Talvolta si trova una dea raffigurata con la borsa con i soldi e il caduceo, segno di un’affinità con Mercurius, per cui è stata a sua volta assimilata a Rosmerta. La ritroviamo a Donan, Langensulzbach, Stetten, Schorndorf, Naustadt-am-Haardt, Devant-les-Ponts (presso Metz). Su un pilastro rinvenuto a Parigi, nel pannello vicino a quello occupato da Mercurius, una dea porta il caduceo. A Bierstadt (presso Wiesbaden) entrambi gli dèi siedono in posizione identica, ognuno tenendo un caduceo appoggiato sulla spalla sinistra, ma anche qui non si tratta necessariamente di Rosmerta. Diverse le immagini della dea diffuse in Britannia. Ne sono state trovate nell’Inghilterra sud-occidentale (nella regione dei Dobunni); almeno un tempio dovette essere stato eretto nella colonia romana di Gloucester, dove sono state scoperte tre sculture in pietra delle due divinità. Qui l’immagine di Rosmerta presenta attributi propri e distintivi, indipendenti da quelli di Mercurius: la dea è ritratta con una lunga asta poggiata al suolo, che ella regge a mo’ di scettro con la mano sinistra, mentre nella destra regge un mestolo sopra un secchio poggiato al suolo. Un simile secchio di legno si trova in un’immagine trovata a Bath; qui Mercurius e la sua compagna siedono l’uno accanto all’altra nella medesima posizione, proprio come nella figurazione di Bierstadt, ma la dea non ha il caduceo, bensì un secchio di legno con guarnizioni in ferro. In un altro rilievo proveniente da Gloucester, ella è accompagnata dalla dea Fortuna. Fortuna porta una torcia rivolta verso l’alto e Rosmerta una torcia rivolta verso il basso. Secondo la Green il secchio sarebbe analogo all’olla del Dio del Mazzuolo, e quindi al calderone celtico della rigenerazione, mentre le torce rappresenterebbero forse la vita e la morte (Green 1992). La dea raffigurata accanto a Mercurius in queste e molte altre immagini è generalmente identificata dagli studiosi con Rosmerta, ma essendo tali monumenti privi di dedica non vi è assoluta certezza che sia proprio lei. Ne deriva che forse non tutte le figurazioni attribuite a Rosmerta siano veramente da riferirsi a lei. Ci potevano essere infatti tra i Celti molte dee dispensatrici di abbondanza con attributi simili, anche se con nomi differenti, che venivano associate a Mercurius. Nelle iscrizioni e figurazioni, Mercurius è spesso raffigurato accanto alla sua madre greco-romana Maia, ma anche accanto ad altre divinità quali Fortuna, Diana, Felicitas, Salus e Minerva. In certi casi anche le Matres compaiono accanto a Mercurius. Sarebbe assurdo pretendere di identificare Rosmerta con tutte queste divinità; è infatti possibile che Mercurius abbia vincolato a sé delle dee di natura diversa, per motivi legati a qualche culto locale di cui non possiamo sapere nulla. Al contrario, Mercurius è il solo compagno di Rosmerta a noi conosciuto. Anche se la dea poteva accessoriamente apparire da sola: sembra fosse questa la caratteristica saliente del culto che le tributavano gli Edui. Nel sito di Escolives-Sainte-Camille (dipartimento Yonne), Rosmerta era venerata senza il suo compagno: è infatti raffigurata da sola in una nicchia con la patera e la cornucopia e la dedica la associa al culto dell’imperatore. Nel medesimo territorio, a Gissey-la-Vieil, Rosmerta compare ancora una volta da sola, nuovamente associata in una dedica all’imperatore, ma in questa occasione è raffigurata come divinità tutelare di una fonte sacra”.[viii]

Rosmerta e Lugh, epiclesi della Dea Madre e del Dio Cornuto, della Signora e del Signore della Natura, essi stessi Natura, sono dunque le divinità onorate e venerate dagli uomini del “foyer champenoise”? Notre Dame de Sion non è, dunque, Nostra Signora di Sion in Palestina, ma la Dea Madre Rosmerta? Parrebbe, a questo punto, di poter rispondere affermativamente e se così fosse emergerebbe ancora di più il disegno di un gruppo di iniziati, di un antico collegio druidico, inteso a mantenere in vita l’Antica Religione.

Sion potrebbe derivare dal gaelico sionn dal significato di fosforescente, splendente (sionnachan è splendore), aggettivi che ben si attagliano alla Dea. Tuttavia, per stare alle modalità antiche che inducevano a giocare con le parole, sionnach è anche la valvola di soffietto della zampogna, o cornamusa, ovvero la parte (la canna) dove il suonatore opera per ricavare le note. Il suono della cornamusa è circolare, ricorda il respiro dell’Universo. La zampogna accompagnava i rituali dei Sabba, ovvero le danze sacre dell’Antica Religione.

Saxon Sion e Notre Dame de Sion ci riconducono al Priorato di Sion. Come abbiamo visto il Priorato, a volte chiamato “Ordine di Sion” o “Ordine di Nostra Signora di Sion”, avrebbe assunto la denominazione di Sion in quanto figlio diretto dell’Ordine dei cavalieri di Nostra Signora di Sion (1099), a cui era dedicata un’abbazia decrepita in Terrasanta. E se così non fosse? E se la Nostra Signora di Sion fosse quella di Saxon Sion? Tutto si concentrerebbe, in questo caso, nella Champagne, terra di antiche tradizioni, custodite dalle famiglie nobili post-halstattiane.

Lynn Picknette e Clive Prime[ix] scrivono che nel “XVI secolo Ferri di Vadèumont [località nei pressi di Saxon Sion] aveva già costituito l’Ordine di Notre Dame di Sion storicamente riconosciuto, legato per statuto all’Abbazia del Monte Sion a Gerusalemme da cui il Priorato sostiene di aver preso il nome. Il figlio di Ferri sposò Jolanda da Bar, Gran Maestra del Priorato tra il 1480 e il 1483, che era figlia di Renato d’Angiò, il Gran Maestro Precedente. Jolanda fece di Sion Vaudèmont un importante centro di pellegrinaggi centrati sulla Madonna Nera la cui statua fu distrutta durante la rivoluzione francese e sostituita da una vergine medievale non nera, prelevata dalla chiesa di Vaudèmont che è dedicata a Giovanni Battista.

Pierre Plantard de Saint Clair, sedicente Gran Maestro del Priorato, scrive esplicitamente: “La Vergine Nera è Iside e il suo nome è Nostra Signora di Luce”.[x] Il Gran Maestro fondatore, Ugo de Payns, era sposato con Caterina St.Clair. Discendenti dei Vichinghi i St. Clair o Sincalir costituiscono una delle più interessanti e importanti famiglie della storia, diffusesi in Scozia e in Francia fin dall’XI secolo. Il nome della famiglia deriva dal martire scozzese Saint Clair che fu decapitato (interessante riferimento al mito della testa). Ugo e Caterina visitarono i possedimenti di St.Clair vicino a Rosslyn e là stabilirono la prima commenderia templare in Scozia”.[xi]

Rosslyn è il luogo dove si trova la Rosslyn Chapel, una delle costruzioni più enigmatiche e sintesi di antiche tradizioni druidiche con la tradizione templare e libero muratoria.

Ora dobbiamo considerare che le madonne nere sono quasi tutte in relazione con luoghi pagani più antichi. Molti sono dedicati a Diana e Cibele. Nera era Iside e il suo culto era molto diffuso. Un tempio a lei dedicato è stato trovato a nord di Parigi, a dimostrazione della diffusione del suo culto. Il centro di culto di Iside era ad Arles, in Provenza, luogo che, come vedremo, riveste un’importanza fondamentale negli intrecci sotterranei di una storia antica che riaffiora costantemente. In Provenza, a Saint Maximin le Saint Baume si tiene ogni anno la festa annuale dove viene portata in processione la testa della Maddalena. Nella grotta di Saint Baume, centro di adorazione della Diana Lucifera, si narra che si sia ritirata la Maddalena.

La maggior concentrazione delle madonne nere è nell’area compresa tra Lione, Vichy e Clemont Ferrand, un gruppo di collinette chiamate, guarda caso, Monts de la Madeleine. Un’altra concentrazione la troviamo in Provenza e nei Pirenei orientali.

La chiesa più famosa di Troyes è dedicata alla Maddalena e la Maddalena si sovrappone alle madonne nere, che sono l’antica Dea Madre, Iside, la Virgo Paritura dei druidi.

© Silvano Danesi

 

[i] Louis Charpentier, i misteri della cattedrale di Chartres, Arcana Editrice

[ii] Vedi Petra Van Cronenburg, Madonne nere, Arkeios

[iii] Colette Bèmont, A propos d’un noveau monument de Rosmerta, Perséè (Ministère de la junesse, de l’éducation nationale et de la recherche- France)

[iv] Vedi Colette Bèmont, A propos d’un noveau monument de Rosmerta, Perséè (Ministère de la junesse, de l’éducation nationale et de la recherche- France)

[v] Riccardo Taraglio, Il vischio e la quercia, Edizioni dell’Acquario

[vi] www.bifrost.it

[vii] Vedi Adolfo Zavaroni, Le dieux gaulois à la bourse, Perséè (Ministère de la junesse, de l’éducation nationale et de la recherche- France)

[viii] www.bifrost.it

[ix] Lynn Picknett, Clive Prime, La rivelazione dei Templari, Sperling & Kupfer

[x] Da Ean Begg, The Cult of Black Virgin, Arkana, Londra citato in Lynn Picknett, Clive Prime, La rivelazione dei Templari, Sperling & Kupfer

[xi] Lynn Picknett, Clive Prime, La rivelazione dei Templari, Sperling & Kupfer

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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