di Giuseppe Augieri
Non parlerò dei risultati delle elezioni in Italia, delle sorprese, dei commenti: non mi piace sparare sulla Croce Rossa. Preferisco parlare del livello di astensione che è un dato preoccupante. Da valutare il perché si manifesta e perché continua a crescere nel tempo. Quando il 50% e più degli elettori non va a votare, non si tratta solo di pigrizia o di “disaffezione”. C’è qualcosa di più profondo. Questo il punto di partenza: qualunque sia stato il risultato elettorale per le singole liste, il partito che ha la maggioranza assoluta nel Paese è quello del non voto. In quel “sentiment” dobbiamo trovare risposte ai perché. Tutto il resto viene dopo.
La frase fatta è che “la gente si allontana dalla politica”. Non è così: o meglio, non sarebbe possibile perché è il vivere stesso ad essere politica. Ma bisogna renderlo chiaro. Credo invece ci si allontani da quello che i partiti disegnano come politica. Credo ci si allontani da quello che i partiti interpretano come politica. Credo ci si allontani perciò dai partiti. Inadeguati nel fare analisi, prima ancora che proposte, essi sono visti dunque come inutile – ed anche costoso – orpello per una democrazia che viene percepita sicura e forte, tale da non poter essere turbata da nulla. E già questo è sbagliato: il sonno, innaturale perché provocato, (e non ho ancora capito se ad arte o involontariamente per forzature ideologiche), fa passare sotto silenzio questioni preoccupanti.
Quello che succede ogni giorno, in fondo, si subisce – dal popolo – senza traumatici patemi d’animo, facendo salva solo la “libertà di mugugno”. Conta poco che la giustizia sociale sia poco più di una chimera. Va rafforzata: ma come? Il contratto sociale tra cittadini e Stato dovrebbe essere rinegoziato – attenti: non solo riscritto, rinegoziato – ed è una operazione delicatissima che purtroppo non si percepisca si voglia fare. Non si avverte una proposta alternativa credibile: dove credibile non sta per “capace di soddisfare tutti”, ma essere “accettabile come compromesso” da tantissimi del “partito” del non voto. L’innegabile avvio verso un nuovo bipolarismo non mi sembra una buona notizia, come propugna Meloni. Forse è uno dei motivi dell’astensionismo.
Vedo, al contrario, la necessità di mediazioni: ragionamento che apre, ne sono consapevole, un oceano di riflessioni: dal metodo di come fare opposizione, agli strumenti da utilizzare, alla globalità di soggetti chiamati a concorrere. Premesse per proporre il “nuovo” che non sia solo uno spauracchio contro lo schieramento avversario, ma un programma politico che disegni un futuro reale ed accettabile: perché cambiare, infatti, se il nuovo convince poco o nulla? Il pericolo sta nel fatto che la società evolve comunque, per conto suo, secondo linee che vengono da culture in evoluzione e che i partiti non gestiscono, o gestiscono solo seguendo le mode. Allora, meglio seguire i social che seguire i maldipancia di un dibattito riservato a minoranze. Aggettivo questo attribuibile non solo a chi il dibattito lo fa, ma anche alla platea alla quale esso si rivolge.
Le polemiche sul chi sarebbe responsabile di questo allontanamento, sono lo specchio, per me, della difficoltà a fare una riflessione seria. Anche da parte del “mio campo”. Una considerazione su tutte. Se i non votanti fossero persone deluse ed insoddisfatte da chi governa, vorrebbe dire che le forze che guidano il Paese hanno un retroterra incredibilmente vasto di possibile consenso, messo in sordina ma recuperabile: perché al fondo ci sarebbe fiducia in chi governa, fiducia che, poiché delusa, porta all’astensione, ma non al cambio di campo. Facciamo lo stesso ragionamento per l’opposizione: e chiedo a tutti di darsi una risposta sul cosa fare. La mia: i delusi vengono soprattutto dall’area della opposizione che, avendo un’immagine di se debolissima per proposta e contenuti, alimenta la delusione dei suoi elettori ma dimostra anche che non è in grado di catturare i voti della sfiducia di elettori dell’altro schieramento.
Questa fiducia va riconquistata presto: è possibile, ma finora le forze che la compongono non sono state capaci di farlo. Dunque c’è urgenza di partiti – quelli della nostra area – rinnovati nella dirigenza, nella elaborazione, nella proposta. Sono d’accordo con Sandro Roazzi. Si facciano meno festeggiamenti, per chi li può fare, e qualche riflessione in più.




