

A volte appellarsi alle coincidenze serve a poco, meglio pensare a strategie comunicative che fanno capire, a chi di dovere, che è meglio stare in campana, se non a cuccia.
Partiamo da ieri per capire cosa è accaduto domenica e quali possono essere i messaggi in codice che girano a pochi giorni dalle elezioni.
Sul Corriere della Sera di ieri compare un’intervista di Francesco Verderami a Giovanni Pellegrino, ex Pci e ex Pds, che, nel 1992, annus horribilis per molti motivi, gestiva la Giunta camerale per le immunità parlamentari.
L’intervista appare su un quotidiano da sempre attento a quanto si pensa sulle rive del Tamigi il giorno dopo che le cronache, in questo caso del quotidiano “La Verità”, diretto da Maurizio Belpietro, che non è indifferente a quanto di pensa dalle parti di via Veneto a Roma, ha sostenuto che domenica, in occasione della Festa della Repubblica, Mattarella avrebbe fatto il controcanto alla maggioranza, come una sorta di capo dell’opposizione mascherato. Emblematico, secondo “La Verità”, in questo senso sarebbe stato il colloquio avuto con Massimo D’Alema durante le celebrazioni del 2 Giugno.
L’ex premier si sarebbe rivolto al Capo dello Stato: “Ti posso rompere le scatole una mezz’ora” e Mattarella non si sarebbe negato: “Con piacere, per te sempre volentieri”.
Massimo D’Alema, senza entrare nelle questioni delle vendite di sistemi d’arma e degli affari con Tirana, che “la Verità” mette in evidenza, è chiaramente il leader di una parte del Pd (l’altra parte riguarda i democristiani di sinistra) ed è sicuramente, per sue stesse dichiarazioni, un politico legato a doppio filo con la Cina.
Massimo D’Alema va al Quirinale e, con una mossa astuta, gioca la carta di evidenziare che i veri punti di riferimento dell’opposizione sono lui e Sergio Mattarella, suo ministro della difesa al tempo dei bombardamenti della Serbia.
Domenica il Capo dello Stato ha fatto riferimento alla “sovranità europea”, la qual cosa, indipendentemente dal polverone sollevato dai leghisti, significa, oggi, una cosa sola: fare la sponda a Emmanuel Macron, che lancia Mario Draghi come presidente della Commissione dell’Unione Europea, ossia quel Mario Draghi che nel fatale 1992 salì sul Britannia per dare il via alla svendita del Paese, alla quale contribuì, in prima linea, Romano Prodi, sodale di Massimo D’Alema nella costruzione dell’Ulivo e poi del Pd e anch’egli filo cinese.
Sergio Mattarella, se lo guardiamo non come Presidente della Repubblica, ma come politico democristiano, è della partita ulivista.
Tutto torna. L’opposizione alla Meloni non è la Schlein, questo il messaggio, ma il tandem Mattarella-D’Alema, che guardano alla Francia che a sua volta guarda alla Cina.
Tout se tient, direbbero a Parigi.
La Lega abbocca e lancia strali contro Mattarella, sollevando un polverone che per un momento sposta il focus del dibattito politico da Meloni-Schlein a Mattarella-Lega, ma l’operazione dura lo spazio di qualche ora.
Lunedi mattina, ossia ieri, il Corriere della Sera che, come si diceva, è sensibile ai venti che spirano sulle sponde del Tamigi, mette in pagina un’intervista a Giovanni Pellegrino, con un titolo che già la dice lunga: «Lo spiegai a D’Alema: Mani Pulite colpiva tutti. Nel Pds mi isolarono». Sottotitolo: “L’obiettivo era il primato del potere giudiziario”.
Una bomba.
Pellegrino spiega che Francesco Saverio Borrelli aveva teorizzato che se il Novecento era stato il secolo degli esecutivi, il secolo successivo, ossia questo che stiamo vivendo, sarebbe stato quello della giurisdizione.
Era stato, dice Pellegrino, “Borrelli di fatto a teorizzarlo in un’intervista. Aveva detto che se l’Ottocento era stato il secolo dei Parlamenti e il Novecento quello degli esecutivi, non escludeva che il secolo seguente sarebbe potuto essere il secolo della giurisdizione».
L’idea di uno dei maggiori esponenti di Mani Pulite era che il secolo che viviamo dovesse essere governato dalla magistratura.
Dalla demo-crazia alla magistro-crazia (per usare un orribile neologismo).
“Mani Pulite – dice Pellegrino – non realizzò il suo disegno ma distrusse il sistema dei partiti. Avevo stima dei magistrati di Milano, Borrelli li guidava benissimo. Ma il loro principio, che si basava sul primato del potere giudiziario, era in contrasto con il disegno costituzionale».
Lo vogliamo chiamare un colpo di Stato? Lo vogliamo chiamare una deviazione dal dettato costituzionale? Comunque sia, un fatto eversivo.
Pellegrino, a proposito di Mani Pulite, e qui siamo al punto centrale dell’intervista per quanto riguarda Massimo D’Alema scrive: “Era la primavera del 1993. Mi concesse un incontro ma dopo pochi minuti mi zittì: “Come al solito voi avvocati siete contro i pubblici ministeri. Volete capirlo che questi di Milano stanno facendo una rivoluzione? E le rivoluzioni si sono sempre fatte con le ghigliottine e i plotoni d’esecuzione. Perciò cosa vuoi che sia qualche avviso di garanzia o qualche mandato di cattura di troppo? Eppoi Luciano mi ha detto che possiamo stare tranquilli, perché Mani Pulite non se la prenderà con noi”».
Verderami: “Luciano ovviamente era… “
«Violante, chi altri?».
Verderami: “E come faceva a sapere che il pool non avrebbe toccato il Pds? “.
«Violante era la voce della magistratura nel partito».
D’Alema, dunque, sapeva benissimo quanto stava accadendo, ossia la distruzione dei partiti della Prima Repubblica e non a caso, dopo che la distruzione fu attuata, si aprì lo spazio per la formazione di quell’intesa tra D’Alema e Romano Prodi che diede vita, prima all’Ulivo e poi al Pd e a governi dove D’Alema associò, prima come vicepresidente del Consiglio con delega ai servizi e poi come ministro della Difesa, Sergio Mattarella.
Non è difficile, a questo punto, capire, sia detto per inciso, il motivo per il quale Roberto Speranza sembra intoccabile.
Mentre D’Alema e Mattarella si incontrano al Quirinale e le loro parole sono rese note tramite i soliti canali pissi pissi (altrimenti nessuno le avrebbe sentite) e la Lega abbocca, mettendo in atto uno scontro che fa stringere attorno al Colle tutti i partiti (davvero o obtorto collo, non importa), dal giornale attento a quanto si pensa in area anglosassone (da sempre) emergono due bombe atomiche: la prima che Mani Pulite aveva intenti eversivi e la seconda che Massimo D’Alema sapeva del progetto.
Palla al centro? No, palla in porta. Chi deve capire ha capito. L’aria è cambiata. Per certe linee politiche non c’è più spazio. Il messaggio vale per tutti.
Parafrasando il titolo di un noto film americano: “Via col veneto”. Domani è un altro giorno e si vedrà.





