
La domanda che è necessario farsi è quanto ancora può durare il gioco al massacro in Ucraina, corredato dai vari teatrini, come quello che si svolgerà a Ginevra, dove si discute di pace senza gli interlocutori.
Dobbiamo attendere le elezioni europee e poi quelle americane e poi l’esaurimento degli ucraini, ossia il totale annientamento dei loro uomini?
Il gioco tragico riguarda in prima battuta quello dello “sni” all’uso di armi occidentali per colpire la Russia. C’è chi dice si. Chi dice no. Chi dice si, ma solo per obiettivi che riguardino i siti dai quali si lanciano missili contro l’Ucraina o, come ha fatto Biden, si ma solo nella zona prospiciente Kharkiv.
Detto fatto. Fonti russe hanno riferito che l’Ucraina ha utilizzato, per la prima volta,armi di fabbricazione americana per colpire la città russa di Belgorod. Il Ministero della Difesa di Mosca e vari blogger militari russi hanno dichiarato che le forze di Kiev hanno impiegato il sistema missilistico di artiglieria ad alta mobilità M142 (Himars) in questo attacco: questo lanciarazzi multiplo leggero ha colpito la città di Belgorod, che si trova proprio sul confine, segnando una svolta significativa nell’utilizzo delle armi occidentali da parte dell’Ucraina, in particolare dopo i dibattiti delle ultime settimane. La risposta russa, c’è da aspettarselo, sarà dura.
Kiev tenta continuamente di scavalcare ogni linea rossa per portare gli Stati occidentali nel conflitto, mentre continua l’osceno bordello, tutto giocato per la propaganda interna, lasciando che, nel frattempo, i russi avanzino, aggiustando i confini e con una pressione continua esauriscano le forze ucraine. Ormai le forze armate ucraine stanno mettendo in linea tutte le riserve che corrono di qua e di là a fare i pompieri, mentre i russi aprono nuovi fronti senza fare grandi avanzate, ma logorando le difese di Kiev.
I russi minacciano, ma nel frattempo conquistano.
Inoltre, e questo è chiaro, i russi sanno bene dove bombardare, visto che, nei giorni scorsi, hanno lanciato un attacco con armi ad alta precisione contro gli impianti energetici ucraini che lavorano per imprese del complesso militare-industriale. Gli arsenali per lo stoccaggio delle armi occidentali sono stati danneggiati.
A dichiararlo è il ministero della Difesa di Mosca citato da Ria Novosti, che ha aggiunto: “L’obiettivo dell’attacco è stato raggiunto”.
Il dipartimento militare ha sottolineato che si tratta di una risposta ai tentativi del regime di Kiev di danneggiare gli impianti energetici e di trasporto russi.
Sembra che siano anche state danneggiate le piste degli aeroporti ucraini che dovrebbero essere usate dagli F16.
Oltre alle sceneggiate sull’uso delle armi, con i teatrini conseguenti, l’Ucraina ormai manda al fronte soldati senza addestramento, ossia carne da macello.
L’Ucraina, in una fase cruciale della guerra contro la Russia, deve convivere con un quadro estremamente complesso per quanto riguarda la quantità e la qualità di soldati a disposizione in diverse aree del fronte.
A dirlo sono fonti ucraine, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha recentemente firmato una nuova legge per la mobilitazione di migliaia di uomini, in particolare giovani di 25-26 anni, destinati a integrare i reparti che contrastano i russi al fronte o, forse, semplicemente ad andare a morire.
L’impiego delle nuove risorse, infatti, come riporta AdnKronos, si prospetta laborioso.
A sottolinearlo sono i comandanti alle prese con un’emergenza costante.
Di base, l’addestramento riservato ai nuovi arruolati è poco produttivo: i comandanti si trovano ad accogliere militari che non hanno nessuna esperienza e nessuna dimestichezza.
“Abbiamo visto uomini che non sapevano nemmeno smontare e rimontare un’arma…”, dice un 28enne vicecomandante di battaglione, identificato con il nome in codice Schmidt, al Washington Post.
L’ufficiale evidenzia carenze a dir poco sorprendenti: agli ultimi arrivati, viene chiesto di sparare almeno 1.500 proiettili al giorno per ‘prendere confidenza’ con l’ambiente e prepararsi a incarichi più complessi. Nel giro di qualche settimana, questi soldati potrebbero ritrovarsi a combattere nell’area di Chasiv Yar, la cittadina del Donetsk che rischia di essere determinante per il futuro scenario della guerra: la Russia preme da mesi per conquistare la roccaforte, uno snodo logistico fondamentale per la sua posizione sulle colline. Da lì, potrebbe orchestrare una vasta offensiva verso ovest.
“Stiamo solo sprecando un sacco di tempo per un addestramento basilare”, dice Schmidt. “Dio non voglia, ma se i russi dovessero sfondare nell’area di Chasiv Yar e ci ritrovassimo con una fanteria priva delle competenze essenziali, questi soldati verrebbero mandati lì solo per morire”.
Oltre al varo di una nuova legge per la mobilitazione, l’Ucraina cerca anche di utilizzare in maniera più razionale le risorse a disposizione. Il comandante delle forze armate, il generale Oleksandr Syrsky, ha deciso di inviare al fronte anche il personale militare sinora utilizzato per sorvegliare ponti e infrastrutture.
“L’addestramento non ha nessun senso”, dice un soldato di 32 anni, identificato come Chirva. “Si impara tutto sul posto”, aggiunge.
Le attività di addestramento, in diverse zone, sono condizionate dalla necessità di preservare munizioni: c’è quindi chi si ‘allena’ con 20 pallottole e nulla più.
“Non ci sono granate da lanciare. Questo è un problema”, dice un anonimo ufficiale impegnato nell’addestramento di soldati da oltre un anno. Non abbiamo un sistema di addestramento efficiente”.
Nel paese, in una sorta di campagna acquisti, ci si imbatte anche nei cartelloni pubblicitari di singoli reparti delle forze armate che promettono “60 giorni di addestramento. Chi si arruola, però, non ha nessuna garanzia di poter scegliere una brigata a cui approdare. Sono i reparti, spesso, a scegliere e selezionare gli elementi da acquisire. I battaglioni che combattono al fronte, in particolare nel Donetsk, inviano sistematicamente personale nei centri di addestramento per valutare le risorse a disposizione e per selezionare i soldati più giovani, più preparati e più motivati.
A Singapore, come fa notare ISW (Institute for the study of war) Volodymyr Zelenskyj ha incontrato il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin e membri della commissione per gli affari esteri della Camera ed ha annunciato che 106 paesi hanno confermato la loro partecipazione al prossimo vertice globale sulla pace del 15 e 16 giugno in Svizzera e ha osservato che l’Ucraina ha invitato tutti i paesi al prossimo vertice tranne la Russia, che è l’aggressore in questo conflitto.
In buona sostanza Zelensky ha confermato che a Ginevra ci sarà l’ennesimo teatrino propagandistico che non servirà assolutamente a nulla.
Alla conferenza ginevrina, oltre a non partecipare la Cina, ora è affermato che non parteciperà anche l’Arabia Saudita.
Le chiacchiere continuano, ma la realtà è tragica e in Ucraina, come affermano gli stessi militari, ormai si mandano al fronte giovani senza alcuna preparazione, con il solo compito di morire.
La questione, come al solito, più che Kiev riguarda Washington e Mosca, ma evidentemente per ora non c’è voglia di chiudere una situazione che potrebbe degenerare.
Non si riesce a stipulare un accordo? Si può pensare ad una tregua, ad un cessate il fuoco alla coreana? Si può riattivare la diplomazia senza fare teatrini che servono solo a Zelensky per stare in piedi, anche se ha un consenso ormai miserrimo?





