Home Politica LA MELONI HA DISTRUTTO LA ZONA CONFORT DELLA SINISTRA

LA MELONI HA DISTRUTTO LA ZONA CONFORT DELLA SINISTRA

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Giorgia Meloni ha detto che ad uccidere Giacomo Matteotti sono stati i fascisti. Constatazione doverosa e politicamente significativa.

“Oggi – ha detto giovedì scorso il presidente del Consiglio – siamo qui a commemorare un uomo libero e coraggioso ucciso da squadristi fascisti per le sue idee. Onorare il suo ricordo è fondamentale per ricordarci ogni giorno, a distanza di 100 anni da quel discorso [l’ultimo discorso alla Camera di Matteotti, ndr] il valore della libertà di parola e di pensiero contro chi vorrebbe arrogarsi il diritto di stabilire cosa è consentito dire e pensare e cosa no”.

Giorgia Meloni, nel celebrare un uomo, un socialista che ha pagato con la vita la difesa della libertà di pensiero, non a caso ha messo assieme due esempi di intolleranza: quella storica, acclarata, dei fascisti, ampiamente indagata dagli storici di quel periodo buio e quella attuale, meno indagata, anzi, spesso difesa, che riguarda la nuova dittatura, ossia quella del politicamente corretto, che è l’ideologia del MinCulPop progressista, alla base del quale c’è la stessa logica che ha sorretto il fascismo, il nazismo e il comunismo.

Il Ministero della cultura popolare era un ministero del governo italiano con compiti riguardanti la cultura popolare e l’organizzazione della propaganda fascista. Sin dall’epoca fu anche noto con l’abbreviazione di MinCulPop, tuttora usata anche in senso ironico o dispregiativo.

Che differenza c’è tra il MinCulPop e il Ministero della Verità o del “Politicamente Corretto” di Orwelliana caratteristica, che evidenzia la logica con la quale il socialismo fabiano, estimatore del comunismo stalinista, vorrebbe imporci non solo come vivere materialmente (possibilmente poveri e felici), ma anche cosa dire e, infine, cosa pensare?

In un bel libro: “L’Architetto”, Christian Jaq spiega come il nazismo volesse non solo decidere come avremmo dovuto vivere, ma anche cosa avremmo dovuto pensare.

La stessa cosa la si potrebbe dire del comunismo che, nelle sue declinazioni, si è mostrato esattamente gemello omozigota del fascismo e del nazismo.

Lo stalinismo in Russia e il maoismo in Cina cosa sono stati se non i gemelli omogozigoti del fascismo e del nazismo?

Eppure, mentre si chiede continuamente professione di antifascismo a chi ha militato a destra, si continua a giustificare chi continua a pensare che il comunismo è “cosa diversa” o che il progressismo è libertà e democrazia.

Basta sfogliare uno stradario per farsi un’idea e per scoprire che in Italia si passeggia in via Stalin, sanguinario leader sovietico. Ce n’è una, ad esempio, a Raffadali, nell’Agrigentino.

A Roma c’è una via dedicata al rivoluzionario bolscevico Lenin. Nell’omonima piazza di Cavriago, vicino a Reggio Emilia, il padre della rivoluzione d’Ottobre ha addirittura un busto, realizzato nel 1922 dagli operai della città di Lugansk e donato dai compagni sovietici negli anni Settanta.

Di vie Leningrado e Stalingrado sono pieni gli stradari d’Italia. Non mancano una via Maresciallo Tito (quello delle foibe) a Montecavolo, in Emilia, né un paio di strade dedicate a Mao Tse Tung, il grande timoniere cinese, altro massacratore e conculcatore della libertà. 

Ci sono, oggi, politici dichiaratamente filo cinesi ai quali nessuno chiede conto del fatto che in Cina c’è la schiavitù, un regime oppressivo, una dittatura orwelliana.

In buona sostanza, e lo dico non essendo proveniente da territori politici della destra, se sei di sinistra non devi prendere atto degli errori delle ideologie alle quali si ispirano i partiti nei quali militi o ai quali ti riferisci e sei legittimato a governare per grazia divina, mentre se sei di destra devi continuamente dimostrare di non essere fascista, nazista, o comunque “ista”.

La questione, oltre ad essere il frutto di tartufismo politico, ha dei risvolti psicologici che fanno pensare che l’antifascismo sia sostanzialmente diventato la zona confort di chi non ha idee.

La sinistra, anche quella socialista (sia quella di ispirazione fabiana, sia quella accomodatasi nel contenitore ex Dc ed ex Pci, ossia il Pd), dopo essersi assimilata al progressismo, che è ideologia in odore di dittatura e di logiche eugenetiche, transumaniste, cosmiste e neonaziste e dopo essersi resa prona ai desiderata della finanza internazionale, non riuscendo più ad esprimere un’idea che è una, si accomoda nella zona confort dell’antifascismo.

Cosa è una zona confort?

La psicologia spiega che con zona confort si intende indicare una zona, sia fisica, sia psicologica, all’interno della quale sperimentiamo un senso di sicurezza, al riparo da pericoli e da eventi improvvisi.

Cosa ha fatto la Meloni dicendo che Giacomo Matteotti è stato ucciso da squadracce fasciste? Ha disabilitato la zona confort dell’antifascismo e ha messo a nudo, nello stesso tempo, il vero fascismo, di oggi, ossia il progressismo del politicamente corretto.

Da qui i lamenti, le accuse di non essere stata esauriente, di non aver soddisfatto pienamente la sua catarsi, di non essersi purificata o, addirittura, di aver profanato Matteotti, il ricordo del quale è riservato ai soli socialisti.

Giacomo Matteotti, così come altri uomini politici di grande levatura e coraggio, è di tutti gli italiani e tutti lo possono onorare.

Interessante, sarebbe, a questo punto, vedere, dopo la distruzione della zona confort, se chi si pone a sinistra riesce a disfarsi dei condizionamenti del comunismo e del progressismo.

La sfida della Meloni è anche questa.

Via tutte le zone confort e facciamo dell’Italia un Paese normale.

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  • Redazione

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