
di Bruno Chiavazzo
Quest’Italia da operetta non smette mai di stupirci. Ieri a Roma è andata in scena una farsa da primato. Alla libreria Mondadori il presidente del MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo, Alessandro Giuli sistemato in quel posto direttamente da Giorgia Meloni, ha presentato il suo libro: “Gramsci è vivo. Sillabario per un’egemonia culturale”. Ospiti d’onore la sorella della Premier, Arianna Meloni, Sabrina Ferilli, Giuliano Ferrara e Pierluigi Battista.
Un “parterre de roi” da far impallidire anche i più consumati attori del varietà. Alessandro Giuli, giornalista, che nei primi anni ’90 abbandonò i camerati del Fronte della Gioventù, definiti “mammolette”, per fondare Meridiano Zero, gruppuscolo para bombarolo di estrema destra, oggi in completo blu e cravatta regimental, sale sul palco per dirci che Gramsci è vivo e lotta insieme a noi anzi, per meglio dire, a loro.
Alla Mondadori si è presentata la destra che non solo governa, anzi comanda le partecipate statali, le nomine, la Rai e tutto il resto, ma che vorrebbe quello che ha avuto per tanto anni la sinistra con il risultato che stiamo vivendo: l’egemonia culturale e l’immagine di una destra aperta e dialogante ma che, alla bisogna, con il manganello sempre a portata di mano. Il post missino, Alessandro Giuli, ha tradotto l’intendimento in uno slogan: “La destra deve fare ciò che la sinistra ha smesso di fare. Il momento è ora o mai più”.
A queste parole Arianna, la Sorella d’Italia ha applaudito commossa e partecipe. Il teatrino è andato avanti per un paio d’ore con frizzi e lazzi della Ferilli che rimanda addirittura al Risorgimento e Giuliano Ferrara che racconta dei suoi trascorsi comunisti e dei compagni di base che manco sapevano chi era Gramsci. Si chiude con Pierluigi Battista, altro ex barricadero de sinistra, che ricorda agli astanti: “Voi non lo sapete ma Giuli era un ultras della Roma, faceva a botte”. Giuli conferma e ride. Arianna resta seduta e compita al suo posto, forse è laziale. Adesso il vaudeville si sposterà nei talk-show della Gruber o della Berlinguer e lo spettacolo continua. Aveva proprio ragione Leo Longanesi quando diceva: “Sapete perchè in Italia non si potrà mai fare una rivoluzione? Perchè ci conosciamo tutti!”.





