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LA BELLEZZA DELLA MUSICA

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di Sergio Restelli

Consiste nel non farci sentire soli, nel condividere emozioni con gli altri, nell’immortalare un evento associandolo ad una canzone. La musica dà piacere, suscita forti passioni, stimola i ricordi, facilita e rafforza i legami sociali e dà luogo ad una forma di comunicazione che va oltre le parole arrivando a far presa sul sistema inconscio. Questo fa sì che l’ascolto riesca ad ottenere il più alto coinvolgimento a livello emotivo andando oltre la semantica per raggiungere un grado di metacomunicazione che si decodifica grazie, appunto ad un ascolto empatico. La sensazione di poter condividere quello che ci fa soffrire con qualcuno che ha provato lo stesso dolore. L’ascolto favorisce l’introspezione e ci offre una prospettiva alternativa ad un problema contingente. Un messaggio che arriva attraverso la musica risulta rassicurante, non aggressivo, e questo favorisce l’insorgere di un sentimento empatico. I brani malinconici non suscitano solo tristezza ma anche emozioni romantiche, quali la commozione, che contrastano un effetto deprimente. La tristezza che ci arriva dall’Arte, in tutte le sue forme, a differenza di quella che può insorgere nella vita quotidiana, non è avvertita come una reale minaccia e vine quindi vissuta in modo molto diverso. La canzone di Whitney Houston Star-Spangled Banner risveglia l’orgoglio, mentre Shape of you di Ed Sheeran dà gioia. Careless Whispers di George Michael, invece, sprigiona accordo dopo accordo tutto il suo potere seduttivo. Sono alcune delle 13 le emozioni chiave che la musica evoca, molte di queste già le conosciamo per esperienza diretta, che sono state mappate in un nuovo studio dei ricercatori dell’Università di Berkeley, in California. Hanno indagato sulle risposte emotive di oltre 2.500 persone negli Stati Uniti e in Cina a migliaia di canzoni rock, folk, jazz, di musica classica, sperimentale e heavy metal, arrivando alla conclusione che l’esperienza soggettiva attraverso le culture può essere ricondotta all’interno di alcuni ambiti: il divertimento, la gioia, l’erotismo, la bellezza, il relax, la tristezza, il fantasticare il trionfo, l’ansia, l’aver paura, il fastidio, la sfida e l’energia.

“Si può immaginare – spiega l’autore principale dello studio, Alan Cowen – di organizzare una libreria musicale eclettica attraverso l’emozione e di catturare la combinazione di sentimenti associati a ciascuna traccia. Questo è essenzialmente ciò che la nostra ricerca ha fatto”. I risultati sono pubblicati su Proceedings of National Academy of Sciences. Per lo studio, i partecipanti hanno valutato circa 40 campioni musicali basati su 28 categorie di emozioni, nonché su una scala di positività e negatività. Usando le analisi statistiche, i ricercatori sono arrivati quindi a 13 categorie complessive. Successivamente, mille persone hanno valutato oltre 300 ulteriori campioni musicali. È emerso ad esempio che Rock the Casbah dei Clash ha dato energia, mentre Let’s Stay Together di Al Green ha evocato sensualità. L’heavy metal è stato considerato provocatorio e, proprio come voleva il compositore, la colonna sonora di Psycho ha scatenato paura. C’è anche una mappa interattiva (www.ocf.berkeley.edu/%7Eacowen/music.html#modal) in cui ci si può divertire a confrontarsi. (ANSA). concerto attraverso sintonie di suoni e ritmi genera una sorta di magia. Onde sonore, invisibili ma reali,spiccano il volo per trovare altri esseri da toccare e trasportare in brividi,che suscitano ricordi indelebili.I pensieri, di chi giostra sullo strumento, viaggiano nella sala per muovere altre emozioni silenziose, ma fortissime.Sintonie di gesti creano una comunione fra anime in ruoli diversi per esplodere in un’unica ovazione per il piacere del bello.

Giochi nascosti per il piacere di stare insieme in un ascolto reciproco, sostenendosi e accompagnandosi l’uno e l’altro in tutte le emozioni momentanee. Nascono le sorprese, senza che nessuno se ne accorga…. un piacere nell’aria. La magia dei suoni porta l’essere umano all’ascolto, che è una “forma di percezione” di cui una persona può disporre per volgere il proprio sguardo dall’esterno all’interno di sé stessi e viceversa. In entrambi i sensi si penetra la realtà che si sta vivendo in un determinato momento e, il calarsi in essa, ci rivela l’esistenza di una relazione fra soggetti con un proprio vissuto emotivo. La musica è il canale privilegiato della comunicazione, per quella sorta di magia che si genera quando si suona. Il mondo dei suoni mette a nudo le nostre percezioni, che ci conducono alla conoscenza di alcuni nostri lati. La musica ci trasporta in un viaggio misterioso che, oltre a rapirci i sensi, provoca in noi dei cambiamenti e delle trasformazioni. Il viaggio non finisce mai e non ritorna mai nel punto da cui siamo partiti ed apporta alla nostra profondità consapevolezze sia fisiche che mentali rendendoci più completi.

Uno spazio ci circonda mostrandoci diverse prospettive e diverse modalità di ascolto. Siamo coinvolti per apprezzarne le segrete armonie, a volte consciamente, altre volte inconsapevolmente. Un luogo contiene recondite energie che attraversano la nostra pelle se ci lasciamo coinvolgere da ciò che accade. Da ognuno di noi nasce una partecipazione che non sempre è dato sapere all’altro, perché parte dalle nostre più intime unità. Tutto ci tocca passando da una posizione di primo piano ad un’altra e ci trasporta in un viaggio che appartiene alla nostra sensibilità corporea, fisica e allo stesso tempo mentale. Nascono le emozioni, che si sentono ma non si odono, come un mistero che si svela lentamente per abbracciarci nella pienezza del nostro essere presente. Percepiamo energie, come delle risonanze che si attraggono o si respingono, e che ci rendono vivi per come le assorbiamo, perché prendiamo coscienza di noi stessi. Diveniamo memoria attraverso le emozioni catturate dentro di noi. La musica ha il grande potere di condizionare la realtà circostante. Ogni concerto che ho fatto me ne ha dato prova; le mie emozioni si trasmettono partendo dal cuore e, passando dalle mani, sullo strumento. Emozioni che viaggiano in uno spazio, ma quanto ne siamo coscienti? Mentre la musica scorre sotto le dita, la mente si muove nel gioco di immagini di suoni. E’ la pienezza resa concreta per un musicista. Una forza interna si muove per emergere in superficie, giocando sulla consapevolezza e padronanza del sé, che scaturisce da un movimento. Il suono è gesto; il gesto è corpo e corpo è ascolto. Solo con l’ascolto ci rendiamo attenti a noi e agli altri. L’ascolto diventa una lettura profonda dell’evento che è il risultato di un percepire interiore. Tutto parte da noi e tutto ritorna a noi. Ascolto del gesto è solidità e stabilità interiore.

 La musica sensualizza lo spazio e i musicisti devono avere la consapevolezza di quello che suonano. La musica comunica attraverso il tempo nello spazio, ed è indipendente dal musicista il tempo di percorrenza per giungere agli altri. È la musica stessa, che esce dal musicista, a prendere il largo. Il musicista agisce con l’emozione ed è per questo che lo spazio viene sensualizzato da ciò che il musicista vuole trasmettere. La memoria del tempo e del fraseggio musicale ci conduce all’interiorizzazione di eventi ed emozioni che tramandano messaggi su messaggi, attraverso una comunicazione sensuale che parte ancor prima dal cuore di colui che scrive, per giungere, dallo spartito, dai suoni e dalla loro interpretazione, al nostro prossimo che vuole ascoltare. La musica è prima di tutto emozione e rappresenta l’essere in divenire, l’evoluzione e lo specchio dell’anima di chi scrive; vive dentro e fuori di essa. La musica non si può ingannare perché inganneremmo noi stessi ed essa è un dono sincero dell’artista

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  • Redazione

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