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A PROPOSITO DI EUROPA, L’OPINIONE DI CRISTIAN BRUTTI

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Abbiamo incontrato l’avvocato Cristian Brutti, candidato alle prossime elezioni europee nelle liste di Alternativa Popolare, il quale ci ha espresso le sui idee riguardo l’Europa e la necessità di salvaguardare e quindi difendere, se necessario, in nostri valori democratici, la libertà, la fratellanza, la nostra tradizione  giuridica, la nostra cultura e la nostra civiltà.

«La pace è un bisogno di ogni essere umano», afferma l’avvocato Cristian Brutti, «tutti condividiamo nel cuore il desiderio di vivere in tranquillità, ma per vivere in armonia è necessaria la libertà. Nel momento in cui qualcuno, guidato dall’egoismo, dal fanatismo o dalla paura, decide di aggredire un vicino, riconduce l’uomo allo stato di natura caotico e violento illustrato da Thomas Hobbes, dove ogni individuo è in competizione con gli altri per sopravvivere».

«In Italia», sottolinea Brutti, «per mero calcolo elettorale, si cerca di evitare di parlare della “minaccia russa sull’Europa”. Il tema suscita sentimenti di paura ed è divisivo. I leader politici italiani sono restii a parlare della guerra in Ucraina, nonostante sarà il primo report che dovrà affrontare il nuovo Parlamento europeo. Facciamo pochi passi indietro nel recente passato. Ricordiamoci dell’annessione della Crimea, dell’ingerenza russa nei processi democratici dell’Unione europea e dei suoi Stati membri, della strategia di disinformazione per mezzo di organi di informazione tradizionali e piattaforme social media, delle infiltrazioni di agenti dei servizi di intelligence russi nelle Istituzioni europee, del golpe in Bielorussia, dell’invasione dell’Ucraina, del blocco delle esportazioni di grano, dell’uso strumentale del gas, delle minacce ai Paesi baltici, delle truppe al confine con la Finlandia, del sostegno ai separatisti moldavi e dell’imposizione delle leggi liberticide in Georgia. Fin qui il recente passato. In queste ore possiamo aggiungere la proposta di modifica dei confini marittimi nel Baltico con Finlandia e Lituania. Ai partiti italiani tutti questi fatti non suonano ancora come un ultimatum, non vengono letti come elementi concatenati di una strategia precisa di destabilizzazione dell’Europa e dell’Occidente e come prosecuzione naturale di una guerra fredda che ormai si è surriscaldata su più fronti».

«Non si può, quindi», continua Brutti, «affrontare la questione sommariamente come è avvenuto, ad esempio, trattando il presidente francese Emmanuel Macron come un pericoloso guerrafondaio. Quando la libertà viene attaccata con la forza, le chiacchiere non servono a nulla, non c’è altra soluzione che difenderla con la forza. Lo insegna la Storia».

«La posizione del presidente francese Macron sul fatto che i Paesi dell’Unione europea debbano essere pronti – oggi non lo sono – nel caso i russi sfondino in profondità la linea del fronte ucraino per poi guardare ai Paesi Nato, non è un’assurdità.

Su questa linea, quella della deterrenza, il recente test francese del missile con capacità nucleare.

Dalla prima ora, anche la Gran Bretagna ha fatto sapere che difenderà la libertà e i valori Occidentali. All’Ucraina mancano armi, ma soprattutto iniziano a scarseggiare i soldati, sia per rinforzare le brigate decimate dai russi negli ultimi mesi, sia per dare il cambio ai suoi militari al fronte e far riposare chi combatte da due anni. Oggi l’intera area del Donbass appare ormai come facile preda per l’esercito russo: se l’Ucraina non riuscirà a mobilitare migliaia di nuovi soldati, il fronte rischia di crollare crollare e la guerra di essere persa. Purtroppo, tale scenario è molto più realistico di quello che possiamo pensare».

«Cosa potrebbe succedere a quel punto?», si domanda l’avvocato Brutti, «Se i russi si fermeranno ai territori conquistati la diplomazia dovrà trovare un equilibrio facendo dell’Ucraina uno stato cuscinetto, ma potrebbe non bastare. Le mire espansionistiche di Vladimir Putin potrebbero non fermarsi e la Russia potrebbe rivolgere le sue attenzioni verso i Paesi baltici. Ma Estonia, Lituania e Lettonia sono Paesi membri dell’Unione europea e della Nato: a quel punto, l’Europa si troverebbe sprofondata nuovamente in una guerra inevitabile, per la difesa della libertà, della giustizia, dei suoi valori democratici, della sua civiltà. Per questo, credo, dovremmo rileggere con più attenzione le parole del presidente francese Macron, che non sono quelle di un guerrafondaio, come in molti in Italia hanno furbescamente voluto equivocare per spiccioli interessi di bottega politica, ma solo di un uomo prudente, che conosce la Storia e che si ricorda bene di episodi drammatici del nostro passato di europei, come la finta pace di Monaco del 1938».

«L’Unione europea deve passare dall’essere una sommatoria di Medie potenze, che non riescono più a incidere negli equilibri geopolitici, all’essere una Grande potenza capace di difendersi e di pesare nelle scelte internazionali», conclude Cristian Brutti, «È arrivata l’ora di una Costituente per scrivere la Costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Anche a base ristretta: Italia, Francia (che ha l’atomica e il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU), Spagna, Portogallo, e Grecia; possibilmente, la Germania; anche gli Stati Uniti d’America al momento della Dichiarazione di indipendenza erano formati da 13 colonie.

Solo con gli Stati Uniti d’Europa avremo un’azione diplomatica forte, unitaria ed incisiva. Un’azione diplomatica per la Pace che, sull’esempio di Giorgio La Pira, riparta dalla “diplomazia delle città” per favorire la cultura dell’incontro e per affermare che le città non vanno bombardate.

Infine, una provocazione: se il percorso per la costituzione degli Stati Uniti d’Europa non dovesse partire, se non si riuscisse a raggiungere un’unità politica, finanziaria e fiscale, se non si riuscisse a costituire un moderno esercito europeo per una difesa comune, se le medie potenze europee continuassero ad agire in ordine sparso, per l’Italia, a poca distanza dalla Libia, militarmente occupata in Cirenaica e nel Fezzan dalle forze del Russian Africa Corps e in Tripolitania dai turchi, tanto varrebbe – per pesare negli equilibri mondiali – valutare di diventare un’altra stella nella bandiera americana».

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